Anno VI - Numero 23 - Giugno 2001

I film del mese


LA PRECISIONE DEL CASO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Cesare Cicardini
Sceneggiatura
: Cesare Cicardini, Maria Grazia Perria
Fotografia
: Andrea Treccani
Scenografia
: Max Zucca
Costumi
: Chiara Allevi e Floriana Colangelo
Musica
: Michele Paoli
Montaggio
: Claudio Cormio
Prodotto da
: Daniele Maggioni per Fuori formato
(Italia, 2001)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Lantìa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Diego: Rinaldo Rocco
Ivo: Luigi Rosatelli
Maria: Ana Dimitrijevic 
Proprietario Tipografia: Manrico Gammarota
Madre Toni: Carlina Torta
Rosso: Marco Zannoni
Amico di Diego: Alessandro Sanpaoli 
Agente turistico: Paolo Pierobon

"Quell’odore mi resta addosso, anche dopo il bagno…e quel rumore, non lo sente quel rumore? Mi rimane tutto il tempo nelle orecchie..". Recita più meno così il prologo di "La precisione del caso" dalla voce angosciata e confusa di Diego, 23enne milanese impiegato a tempo indeterminato in una stamperia che sforna di continuo depliants e volantini che "nessuno legge". E il suo interlocutore, un capoufficio che se ne frega del reale utilizzo del prodotto in causa, sembra non capire. Quell’odore, quel rumore altro non sono che l’odore e il rumore della normalità, della quotidiana routine, di mille giorni l’uno uguale all’altro, di uno stipendio assicurato a fine mese da un lavoro ereditato dal prepensionamento paterno. Poteva forse rifiutarlo, anche se sentiva morire dentro ogni sogno e voglia di fare al momento dell’annuncio di tale fortuna? All’improvviso, spinto da un’irrefrenabile rigurgito di libertà, dopo una serata divisa con gli amici di sempre a festeggiare il suo compleanno, Diego lascia tutto. La casa in cui può permettersi di vivere da solo, il lavoro che tutti gli invidiano, la sua città, i genitori. Dopo una serie di tentativi di dare un taglio netto - una visita in agenzia di viaggio per partire verso luoghi lontani – la destinazione prescelta è racchiusa nei contorni di una cartolina abbandonata sul cruscotto della macchina: una tipica località della riviera del nord, alla ricerca di Matteo, mittente di quella cartolina, un amico conosciuto durante il classico viaggio all’estero post maturità e misteriosamente scomparso poco prima del suo arrivo. Durante quest’incursione nell’universo dell’amico incontra Maria, una giovane slava impiegata come cameriera in un pub, e amica di Matteo, e Ivo, un improbabile personaggio invischiato in storie poco pulite, ingenuo e maldestro quanto basta per guadagnarsi l’aiuto incondizionato del giovane. Non sembra difficile neanche all’occhio meno allenato immaginare un finale senza sorprese, con trionfo di amore e amicizia annesso e la conquistata serenità del giovane ed inquieto Diego.

Primo lungometraggio per Cesare Cicardini dopo una ricca produzione di corti, il film risponde senza dubbio ad una necessità espressiva di carattere anagrafico. Senza voler citare a tutti i costi Muccino e la folta schiera dei giovani registi "generazionali" attivi negli ultimi cinque anni, la crescita come trappola è anche qui il tema dominante. Dall’indeterminata sicurezza dell’adolescenza alla determinata sicurezza dell’età adulta, dalla ribellione "accudita" e contenuta dalla famiglia al dovere e all’impegno per la famiglia. E’ lo spettro dei trentenni, lo spauracchio della prigionia, l’impossibilità di adeguarsi ad una vita per molti aspetti davvero invivibile. E Diego, e ancor più il bravo Rinaldo Rocco che lo interpreta, racchiude perfettamente in sé e nei suoi sguardi questa silenziosa insoddisfazione che non si può urlare, questo scandaloso rifiuto di una vita stabile a scapito dei sogni e dell’indefinita quantità di possibilità che la vita può offrire. L’idea è – com’è facile immaginare - accattivante, rivolta probabilmente a quel pubblico che in Diego si rispecchia. Ma fallisce nella realizzazione, monotona e poco vivace, e nel linguaggio retorico e poco credibile. Poco credibili anche gli altri due protagonisti, presi in prestito dalla cronaca di tutti i giorni per farne due personaggi-macchietta poco interessanti, centro tra l’altro delle scene più imbarazzanti del film. Peccato, perché lo sguardo è acuto e la voglia di far sognare e reagire tanta.

Da non tralasciare il bel commento musicale di Michele Pauli, leader storico dei Casino Royale ed ora componente dei Royalize, perfetto per incorniciare e rafforzare il senso di estraneità al mondo che il protagonista vive. A completare la colonna sonora nomi noti ai più giovani come i Reggae National Tickets, Neffa e Dj Gruff.

Fania Petrelli


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