Anno VI - Numero 23 - Giugno 2001

I film del mese


PEARL HARBOR

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Michael Bay
Sceneggiatura
: Randall Wallace
Fotografia
: John Schwartzman
Scenografia
: Nigel Phelps
Costumi
: Michael Kaplan
Musica
: Hans Zimmer
Montaggio
: Roger Barton, Mark Goldblatt, Chris Lebenzon, Steven Rosenblum
Prodotto da
: Michael Bay, Jerry Bruckheimer
(USA, 2001)

Durata
: 183'
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rafe McCawley: Ben Affleck
Danny Walker: Josh Hartnett
Evelyn Johnson: Kate Beckinsale
Doris Miller: Cuba Gooding Jr.
Earl: Tom Sizemore
Generale Doolittle: Alec Baldwin
Capitano Thurman: Dan Aykroyd
Presidente Roosvelt: Jon Voight
Ammiraglio Yamamoto: Mako

Ed eccolo questo atteso Pearl Harbor: in contemporanea con l'uscita americana, il kolossal del XXI secolo è arrivato anche da noi, forte dei suoi 150 miliardi incassati nel primo week end di programmazione statunitense. A scanso di equivoci diciamo subito che il film è, sotto ogni aspetto, deludente. Una pizza interminabile di tre ore che narra una melensa storia d'amore che prende il via agli inizi della seconda guerra mondiale e vede il suo acme nell'infame assalto giapponese a Pearl Harbor, avvenuto il 7 dicembre del 1941.

Rafe (un inespressivo Ben Affleck) e Danny (Josh Hartnett), sono due amici inseparabili che condividono la passione per il volo. Insieme, infatti, si arruolano nell'aviazione americana con la consapevolezza che, prima o poi, saranno chiamati alle armi dall'incombente minaccia tedesca, già scatenata in Europa. Rafe, però, è deciso a partire volontario nella Raf inglese per difendere Londra dagli assalti degli stukas nazisti. Alla vigilia della sua partenza giunge inatteso l'amore per l'infermiera Evelyn (la deliziosa Kate Beckinsale), alla quale giura eterna fedeltà prima di partire per la guerra. Durante un duello aereo Rafe viene colpito e scompare nella Manica. Dato per disperso in azione, l'amico Danny e l'inconsolabile Evelyn, trasferiti nel frattempo nella base americana di Pearl Harbor, Hawai, ne piangono la scomparsa e cadono, inevitabilmente, l'uno nelle braccia dell'altra. 
Nel frattempo i giapponesi stanno preparando il loro attacco a sorpresa alla base navale americana, dove il Presidente Roosvelt ha radunato tutte le principali navi da guerra. 
Il 6 dicembre del 1941 ricompare a sorpresa Rafe che non è morto, ma al contrario è riuscito a salvarsi ed è tornato in patria. Inutile dire che la sua presenza risulta imbarazzante per l'amico e la sua ex fidanzata che, nel frattempo, hanno consumato il loro amore riuscendo a dimenticare l'amico. Ma le asprezze della vita quotidiana devono lasciare spazio alla guerra e, finalmente, dopo un'ora e mezza di dialoghi imbarazzanti, degni di un romanzo Harmony, giunge la battaglia.

Che dire delle scene di guerra? Spettacolari e realistiche miscelano abilmente gli ormai consueti effetti cgi con esplosioni vere, ma il regista Michael Bay non è certo Richard Fleischer (che sul medesimo argomento aveva diretto Tora! Tora! Tora! ), nè tantomento Steven Spielberg. L'esteta Bay conferma ciò che avevamo già intuito in "Armageddon": per lui la macchina da presa è un cannone che bombarda lo schermo di immagini sbilenche, flou, effettate all'inverosimile, senza alcuna verosimiglianza, irritanti in taluni casi, come le soggettive delle bombe che precipitano dall'alto a colpire le navi. Mitragliandoci di inquadrature Bay contravviene ad uno degli obiettivi principali in un film di guerra: presentare cioè un coerente senso logistico dell'azione, nonché individuare le relazioni geografiche di una forza contro l'altra.

Naturalmente un kolossal che si conclude con la disfatta americana di Pearl Harbor sarebbe un suicidio al botteghino. Il furbo Jerry Bruckeimer (già produttore di Top Gun, capito l'antifona?) sa che una delle regole auree di Hollywood e dare un lieto fine al suo pubblico ed ecco l'idea "geniale" di appiccicare al film un'ultima mezz'ora dedicata al riscatto americano. Una folle missione di bombardamento su Tokyo effettuata da 16 volontari, destinata a risollevare il morale degli americani e a fornire la spinta propulsiva verso la vittoria finale. Tra gli eroici aviatori destinati alla missione troviamo Danny e Rafe, destinati a riappacificarsi nella cattiva sorte.

E' incredibile il patriottismo retorico che trasuda dal film, talmente grossolano da risultare propagandistico. In un tripudio di frasi ad effetto e bandiere americane i giapponesi vengono descritti malinconici e tristi, come consapevoli di fare la figura dei bad boys in un kolossal americano. Scritto da Randall Wallace (si stenta a credere che questo sceneggiatore sia lo stesso di "Braveheart") Pearl Harbor, in definitiva, contiene due film in uno: il primo è una storia d'amore scialba e scontata, il secondo è un pezzo di cinema spettacolare, pur con i suoi limiti, della durata di 40 minuti.

Maurizio Imbriale

Il sito ufficiale del film


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