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PEARL
HARBOR
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Michael Bay
Sceneggiatura: Randall Wallace
Fotografia: John Schwartzman
Scenografia: Nigel Phelps
Costumi: Michael Kaplan
Musica: Hans Zimmer
Montaggio: Roger Barton, Mark
Goldblatt, Chris Lebenzon, Steven Rosenblum
Prodotto da: Michael Bay, Jerry
Bruckheimer
(USA, 2001)
Durata: 183'
Distribuzione cinematografica: Buena
Vista
PERSONAGGI E INTERPRETI
Rafe McCawley: Ben Affleck
Danny Walker: Josh Hartnett
Evelyn Johnson: Kate Beckinsale
Doris Miller: Cuba Gooding Jr.
Earl: Tom Sizemore
Generale Doolittle: Alec Baldwin
Capitano Thurman: Dan Aykroyd
Presidente Roosvelt: Jon Voight
Ammiraglio Yamamoto: Mako

Ed
eccolo questo atteso Pearl Harbor: in contemporanea con l'uscita
americana, il kolossal del XXI secolo è arrivato anche da noi, forte
dei suoi 150 miliardi incassati nel primo week end di programmazione
statunitense. A scanso di equivoci diciamo subito che il film è, sotto
ogni aspetto, deludente. Una pizza interminabile di tre ore che narra
una melensa storia d'amore che prende il via agli inizi della seconda guerra
mondiale e vede il suo acme nell'infame assalto giapponese a Pearl
Harbor, avvenuto il 7 dicembre del 1941.
Rafe
(un inespressivo Ben Affleck) e Danny (Josh
Hartnett), sono due amici inseparabili che condividono la
passione per il volo. Insieme, infatti, si arruolano nell'aviazione
americana con la consapevolezza che, prima o poi, saranno chiamati alle
armi dall'incombente minaccia tedesca, già scatenata in
Europa. Rafe, però, è deciso a partire volontario nella Raf inglese
per difendere Londra dagli assalti degli stukas nazisti. Alla vigilia
della sua partenza giunge inatteso l'amore per l'infermiera Evelyn (la
deliziosa Kate Beckinsale), alla quale
giura eterna fedeltà prima di partire per la guerra. Durante un duello
aereo Rafe viene colpito e scompare nella Manica. Dato per disperso in
azione, l'amico Danny e l'inconsolabile Evelyn, trasferiti nel frattempo
nella base americana di Pearl Harbor, Hawai, ne piangono la scomparsa e
cadono, inevitabilmente, l'uno nelle braccia dell'altra.
Nel frattempo i giapponesi stanno preparando il loro attacco a sorpresa
alla base navale americana, dove il Presidente Roosvelt ha radunato
tutte le principali navi da guerra.
Il 6 dicembre del 1941 ricompare a sorpresa Rafe che non è morto, ma al
contrario è riuscito a salvarsi ed è tornato in patria. Inutile dire
che la sua presenza risulta imbarazzante per l'amico e la sua ex
fidanzata che, nel frattempo, hanno consumato il loro amore riuscendo a
dimenticare l'amico. Ma le asprezze della vita quotidiana devono
lasciare spazio alla guerra e, finalmente, dopo un'ora e mezza di
dialoghi imbarazzanti, degni di un romanzo Harmony, giunge la battaglia.
Che
dire delle scene di guerra? Spettacolari e realistiche miscelano
abilmente gli ormai consueti effetti cgi con esplosioni vere, ma il
regista Michael Bay non è certo Richard Fleischer (che sul
medesimo argomento aveva diretto Tora! Tora! Tora! ), nè
tantomento Steven Spielberg. L'esteta Bay conferma ciò che
avevamo già intuito in "Armageddon": per lui la
macchina da presa è un cannone che bombarda lo schermo di
immagini sbilenche, flou, effettate all'inverosimile, senza alcuna
verosimiglianza, irritanti in taluni casi, come le soggettive delle
bombe che precipitano dall'alto a colpire le navi. Mitragliandoci di
inquadrature Bay contravviene ad uno degli obiettivi principali in un
film di guerra: presentare cioè un coerente senso logistico
dell'azione, nonché individuare le relazioni geografiche di una forza
contro l'altra.
Naturalmente
un kolossal che si conclude con la disfatta americana di Pearl Harbor
sarebbe un suicidio al botteghino. Il furbo Jerry Bruckeimer (già
produttore di Top Gun, capito l'antifona?) sa che una delle regole auree
di Hollywood e dare un lieto fine al suo pubblico ed ecco l'idea
"geniale" di appiccicare al film un'ultima mezz'ora dedicata
al riscatto americano. Una folle missione di bombardamento su Tokyo
effettuata da 16 volontari, destinata a risollevare il morale degli
americani e a fornire la spinta propulsiva verso la vittoria finale. Tra
gli eroici aviatori destinati alla missione troviamo Danny e Rafe,
destinati a riappacificarsi nella cattiva sorte.
E'
incredibile il patriottismo retorico che
trasuda dal film, talmente grossolano da risultare
propagandistico. In un tripudio di frasi ad effetto e bandiere americane
i giapponesi vengono descritti malinconici e tristi, come consapevoli di
fare la figura dei bad boys in un kolossal americano. Scritto da Randall
Wallace (si stenta a credere che questo sceneggiatore sia lo
stesso di "Braveheart") Pearl Harbor, in definitiva, contiene due film in
uno: il primo è una storia d'amore scialba e scontata, il secondo è un
pezzo di cinema spettacolare, pur con i suoi limiti, della durata di 40
minuti.
Maurizio
Imbriale
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