Anno VI - Numero 23 - Giugno 2001

I film del mese


THE GUILTY – IL COLPEVOLE
(THE GUILY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Anthony Waller
Sceneggiatura
: William Davies
Fotografia
: Tobias Schliessler
Scenografia
: Douglas Higgins
Costumi
: Jori Woodman
Musica
: Debbie Wiseman
Montaggio
: Alison Grace
Prodotto da
: Lisa Richardson, Thomas Hedman
(USA, 2001)

Durata
: 108’
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Callum Crane: Bill Pullman
Sophie: Gabrielle Anwar
Nathalie: Joanne Whalley
Nathan: Devon Sawa
Tanya: Angela Featherstone

Crane è un avvocato di successo prossimo al raggiungimento del suo sofferto traguardo: la promozione a giudice. Attratto dal fascino di un’assistente le cui intenzioni vengono fraintese, la stupra, dopo il rifiuto di lei, offuscato da uno stato di ubriachezza che indebolisce il suo autocontrollo. Stretto ad un angolo, si accorge di aver dato inizio ad un ciclo di ricatti e vendette che metteranno in pericolo il suo futuro e la sua posizione. Interverrà nella sua vita, senza preavviso, anche il figlio illegittimo, appena uscito di prigione e deciso ad incontrare il padre mai conosciuto. Le storie dei personaggi, con le loro vite, s’incroceranno anche inconsapevolmente, favorendo l’avvio di nuovi colpi di scena. 

Piuttosto confuso e scomposto questo thriller dalle aspirazioni noir, e viziato dalla distrazione di un cast decisamente distaccato. La regia stessa, forzando il risultato, compromette la sopravvivenza delle sue intuizioni migliori dimenticando di legare con coerenza le atmosfere che attraversano le diverse fasi del film e, per diretta conseguenza, maturando un progetto sensibilmente discontinuo: la stabilità è materia strutturale che in questo genere cinematografico, soprattutto se intenzionato a rispettare uno svolgimento classico, diventa una necessità imprescindibile. 

Bill Pullman indossa una maschera sterile ed ingenua di modesta credibilità, mentre gli attori che ruotano intorno al suo personaggio si muovono goffi, indecisi, caratterizzati da tonalità eccessive ed inverosimili, come le insistenti frapposizioni tra il fittizio splendore della borghesia decadente e le violente meccaniche del malessere che divora la vita di periferia, insieme alla precarietà dei loro rapporti fratturati. Le invenzioni del plot non sembrano mai, per tutta la durata, trovare un luogo in cui dare inizio al loro sviluppo, obbligandosi a recuperare soluzioni rudimentali e sbrigative, incastrate tra lunghi e pigri periodi di immobilità. Ci sono le intenzioni, ma manca la focalizzazione dell’obiettivo.

Francesco Russo


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