: Eagle
Pictures
PERSONAGGI E INTERPRETI
Callum Crane: Bill Pullman
Sophie: Gabrielle Anwar
Nathalie: Joanne Whalley
Nathan: Devon Sawa
Tanya: Angela Featherstone

Crane
è un avvocato di successo prossimo al raggiungimento del suo sofferto
traguardo: la promozione a giudice. Attratto dal fascino di un’assistente
le cui intenzioni vengono fraintese, la stupra, dopo il rifiuto di lei,
offuscato da uno stato di ubriachezza che indebolisce il suo
autocontrollo. Stretto ad un angolo, si accorge di aver dato inizio ad
un ciclo di ricatti e vendette che metteranno in pericolo il suo futuro
e la sua posizione. Interverrà nella sua vita, senza preavviso, anche
il figlio illegittimo, appena uscito di prigione e deciso ad incontrare
il padre mai conosciuto. Le storie dei personaggi, con le loro vite, s’incroceranno
anche inconsapevolmente, favorendo l’avvio di nuovi colpi di
scena.
Piuttosto
confuso e scomposto questo thriller dalle
aspirazioni noir, e viziato dalla distrazione di un cast
decisamente distaccato. La regia stessa, forzando il risultato,
compromette la sopravvivenza delle sue intuizioni migliori dimenticando
di legare con coerenza le atmosfere che attraversano le diverse fasi del
film e, per diretta conseguenza, maturando un progetto sensibilmente
discontinuo: la stabilità è materia strutturale che in questo genere
cinematografico, soprattutto se intenzionato a rispettare uno
svolgimento classico, diventa una necessità imprescindibile.
Bill
Pullman indossa una maschera sterile ed ingenua di modesta
credibilità, mentre gli attori che ruotano intorno al suo personaggio
si muovono goffi, indecisi, caratterizzati da tonalità eccessive ed
inverosimili, come le insistenti frapposizioni tra il fittizio splendore
della borghesia decadente e le violente meccaniche del malessere che
divora la vita di periferia, insieme alla precarietà dei loro rapporti
fratturati. Le invenzioni del plot non sembrano mai, per tutta la
durata, trovare un luogo in cui dare inizio al loro sviluppo,
obbligandosi a recuperare soluzioni rudimentali e sbrigative, incastrate
tra lunghi e pigri periodi di immobilità. Ci sono le intenzioni, ma
manca la focalizzazione dell’obiettivo.