: Lucky Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dawn Lagarto:
Brooke Smith
Tony Reilly: Michael Kaicheck
Connie Trabucco: Marylouise Burke
Franklin James: Richard Venture
Lindsay Berns: Merrit Wever
Jeffrey Norman: Glenn Fitzgerald
Michelle: Nada Despotovich
Sheila: Donna Hanover
Doria: Angelina Phillips
Craig: Stephen Michael Rinaldi



Cinque concorrenti estratti da una strana e crudele lotteria umana,
vengono scelti e armati gli uni contro gli altri. Lo scopo è uccidere
tutti e rimanere vivi. Non si tratta di una guerra ma di un real tv, nel
quale l’eliminazione dei concorrenti avviene in modo fisico e reale.
Dawn è la campionessa in carica, in attesa di un figlio, quasi sul
punto di nascere. La giovane, aggressiva e sguaiata, spaventa per la sua
ferocia che le ha permesso di ottenere otto mesi di incontrastata superiorità
con ben
dieci vittime al suo attivo. Questa per lei è l’ultima serie prima di essere
libera, ma la roulette le tira un brutto scherzo e incrocia il suo
cammino di omicida con il suo grande amore dei tempi del liceo, Jeff,
artista malato di cancro allo stadio terminale. Tra fughe concitate e
spari all’impazzata, i personaggi in gioco si rivelano più spietati
del previsto. Il cerchio si
chiude intorno agli ex amanti che si affrontano davanti ad una platea
cinematografica, presa incautamente in ostaggio.
Opera prima e discussa del documentarista
Daniel Minamhan, che
dimostra un contagioso gusto per il brutto, lo spiacevole e l’aggressività.
Accolto con scandalo e critiche a pioggia in America e in Italia, prima
ancora di vedere il buio delle sale, il film è una feroce satira di una
certa televisione della realtà e della violenza, ma è soprattutto un
occhio divertito ed ironico sull’ipocrisia di una società che si
autoalimenta delle proprie storture mentali. Ispirato a molte pellicole
del passato, tra cui "La decima vittima" dell’italiano Elio
Petri, il film ha una parentela ancora più stretta con il libro
"La settima vittima" di Robert Schekley dal quale discendono
gran parte delle distopie contemporanee.
E se c’è già chi invoca la
censura e accusa la pellicola di banalizzazione, il film in realtà non
istiga a nessuna violenza legittimata ma mostra un microcosmo di
personaggi dalle duplici facce, che popolano un mondo palesemente
irreale ma sottilmente possibile. E’ il caso di Connie, mostruosa
edizione infermieristica di un dottor morte, o Lindsay, vanesia
studentessa, nutrita a televisione e slogan pubblicitari, frustrata dall’iperprotettività
dei genitori in preda ad un’estasi di orgoglio genitoriale.
Danila
Filippone