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Filmauro
PERSONAGGI E INTERPRETI
Patrick Bateman: Christian Bale
Donald Kimball: Willem Dafoe
Paul Allen: Jared Leto
Evelyn Williams: Reese Witherspoon
Courtney Rawlinson: Samantha Mathis
Jean: Chloe Sevigny


A
quasi dieci anni di distanza dalla pubblicazione, American Psycho
- capo d’opera di Bret Easton Ellis,
scrittore di punta della sua generazione - può oggi esser letto come un
esaustivo catalogo di mode, usi, consumi degli edonisti anni ‘80:
oltre che, ovviamente, quale puntuale disamina d’un tempo inane,
acefalo, inconcludente, descritto pel tramite di quegli yuppie che ne
incarnarono al peggio l’essenza.
Chi abbia letto il romanzo, ricorderà che la narrazione s’incentra su
un tipico rappresentante della citata categoria, Patrick Bateman, dedito
- oltre che ad indossare bei vestiti, circondarsi di lussuosi arredi,
frequentare locali alla moda - ad una singolare attività notturna:
quella di uccidere nelle maniere più efferate chiunque gli capiti a
tiro, con una predilezione per l’omicidio coniugato ad aberrazioni
sessuali.
Testo
obiettivamente difficile da tradurre per lo schermo (avevano già
rinunciato a farlo, dopo un iniziale interessamento, cineasti del
calibro di David Cronenberg ed Oliver Stone), vi arriva ora a firma
della regista Mary Harron, già messasi in
luce grazie al suo bizzarro "Ho sparato ad Andy Warhol"
(1995): nel sinistro ruolo del protagonista (per il quale, in un primo
momento, s’era pensato a Leonardo Di Caprio) troviamo Christian
Bale, l’indimenticabile Jim Graham de "L’impero del
sole" (1987) di Steven Spielberg.
Con
intelligenza, la Harron ha scartato l’opzione di sottolineare gli
aspetti grandguignoleschi della vicenda (la violenza, pur presente,
risulta stilizzata nel suo parossismo), preferendo inscenare una
raggelante commedia di costume dal taglio onirico: l’ipotesi
che le efferate gesta di Bateman siano alla fine solamente una
proiezione immaginaria delle sue fantasie è qui assai meno sfumata che
nella pagina scritta, così attenuando notevolmente l’impatto delle
scene gore sullo spettatore.
Più vigoroso e sorprendente nella prima parte, dove la descrizione dei
personaggi è svelta ed efficace, il film perde
colpi man mano che procede verso la conclusione: ma restano
memorabili almeno il convegno carnale con le prostitute, all’insegna d’un
erotismo malato e perturbante, e la disputa sui biglietti da visita,
sorta di mirabile specimen d’un decennio senz’anima.