Anno VI - Numero 23 - Giugno 2001

I film del mese


AMERICAN PSYCHO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mary Harron
Sceneggiatura
: Mary Harron, Guinevere Turner
Fotografia
: Andrzej Sekula
Scenografia
: Gideon Ponte
Costumi
: Isis Mussenden
Musica
: John Cale
Montaggio
: Andrew Marcus
Prodotto da
: Chris Hanley, Edward R.Pressman, Christian Halsey Solomon
(USA, 2000)

Durata
: 102'
Distribuzione cinematografica
: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Patrick Bateman: Christian Bale
Donald Kimball: Willem Dafoe
Paul Allen: Jared Leto
Evelyn Williams: Reese Witherspoon
Courtney Rawlinson: Samantha Mathis
Jean: Chloe Sevigny

A quasi dieci anni di distanza dalla pubblicazione, American Psycho - capo d’opera di Bret Easton Ellis, scrittore di punta della sua generazione - può oggi esser letto come un esaustivo catalogo di mode, usi, consumi degli edonisti anni ‘80: oltre che, ovviamente, quale puntuale disamina d’un tempo inane, acefalo, inconcludente, descritto pel tramite di quegli yuppie che ne incarnarono al peggio l’essenza.
Chi abbia letto il romanzo, ricorderà che la narrazione s’incentra su un tipico rappresentante della citata categoria, Patrick Bateman, dedito - oltre che ad indossare bei vestiti, circondarsi di lussuosi arredi, frequentare locali alla moda - ad una singolare attività notturna: quella di uccidere nelle maniere più efferate chiunque gli capiti a tiro, con una predilezione per l’omicidio coniugato ad aberrazioni sessuali.

Testo obiettivamente difficile da tradurre per lo schermo (avevano già rinunciato a farlo, dopo un iniziale interessamento, cineasti del calibro di David Cronenberg ed Oliver Stone), vi arriva ora a firma della regista Mary Harron, già messasi in luce grazie al suo bizzarro "Ho sparato ad Andy Warhol" (1995): nel sinistro ruolo del protagonista (per il quale, in un primo momento, s’era pensato a Leonardo Di Caprio) troviamo Christian Bale, l’indimenticabile Jim Graham de "L’impero del sole" (1987) di Steven Spielberg.

Con intelligenza, la Harron ha scartato l’opzione di sottolineare gli aspetti grandguignoleschi della vicenda (la violenza, pur presente, risulta stilizzata nel suo parossismo), preferendo inscenare una raggelante commedia di costume dal taglio onirico: l’ipotesi che le efferate gesta di Bateman siano alla fine solamente una proiezione immaginaria delle sue fantasie è qui assai meno sfumata che nella pagina scritta, così attenuando notevolmente l’impatto delle scene gore sullo spettatore.
Più vigoroso e sorprendente nella prima parte, dove la descrizione dei personaggi è svelta ed efficace, il film perde colpi man mano che procede verso la conclusione: ma restano memorabili almeno il convegno carnale con le prostitute, all’insegna d’un erotismo malato e perturbante, e la disputa sui biglietti da visita, sorta di mirabile specimen d’un decennio senz’anima.

Francesco Troiano


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