Anno VI - Numero 23 - Giugno 2001

I film del mese


CANNES, IL CINEMA ITALIANO E LE AMABILI CONTINGENZE
Dopo la vittoria

Et Palma fuit. Pur non essendo i festival cinematografici assimilabili alle competizioni ciclistiche, si è provata nel vedere la sagoma di Nanni Moretti salire il palco dei vincitori la sottile emozione che corre ogniqualvolta un italiano riporta un alloro in Francia: la stessa, insomma, di Coppi e Bartali, o del Pirata che sale con la mantellina le rampe delle Deux Alpes, in una giornata da tregenda. Fuori dalle esultanze mollichevoli, il risultato ottenuto dalla Stanza del figlio ha un valore preciso, che dopo si dirà. Per il momento argomentando che quello del 2001 è stato un Festival di Cannes meno "progressivo" quanto ad idee di cinema, rispetto alle due edizioni precedenti. Non c’è stato un Lars Von Trier o un Wong Kar-wai, per intendersi, ma questo fa parte dell’ordine delle cose. L’opera di verifica autoriale, cui si faceva accenno nelle note di presentazione, lascia emergere molte opere interlocutorie, ancorché fascinose come quella dei Coen, oppure solo affaticate portatrici di vecchi splendori, come Mulholland Drive di David Lynch, che con i fratelli è stato premiato per la miglior regia in una sorta di benefit collettivo al cinema americano indipendente. Meglio ne esce la vecchia Europa. Haneke ha fatto un cappotto attoriale con La pianiste, grazie anche alla nazionalità francese degli interpreti: ma il Gran Premio profuma molto di consacrazione per un regista alla ricerca di uno spazio consolidato. Altri hanno dato tocchi di classe sapiente. Gli anziani, De Oliveira, l’impareggiabile Rivette con un film "à la Jacques Demy", l’inattualissimo Godard. Il giovane Sokurov, capace di uscire alla distanza con Taurus. È assolutamente mortale, ma indispensabile. Ignorato il cinema asiatico e del Medio Oriente, fatto che si spera convincerà gli iraniani a fare film meno furbi, quando in futuro si ripresenteranno ai festival. Ha vinto Nanni Moretti, dunque. I francesi lo amano da molto tempo. Cannes lo ha idolatrato. La critica specialistica lo ha molto lodato, con l’unica eccezione degli integralisti Cahiers, che poco hanno gradito il distacco dalle notazioni sul presente. In Italia si leverà qualche mugugno. Fatto è che Nanni Moretti è l’unico autore compiuto (in "accezione Cahiers", verrebbe da dire) che il cinema italiano abbia saputo esprimere negli ultimi venti anni. L’unico che con coerenza abbia applicato ad opere cinematografiche una propria visione del mondo. La Stanza del figlio è un film difficile, più complicato che complesso, al quale l’oggi non rende giustizia. Se ne riparlerà tra qualche anno; questa istantaneità delle critica non deve essere un dogma. Oggi Moretti riscuote la cambiale guadagnata con un coraggio magari antipatico, spesso elitario, forse un po’ snob, ma presente e il più delle volte isolato. Il coraggio/delirio d’onnipotenza di ritrarre sempre se stesso, di parlare del riflusso, della crisi dei valori, del naufragio della politica, di ciò che succede intorno. Il coraggio di inventare espressioni divenute proverbiali, di riscoprire cose dimenticate come la Sacher o la pallanuoto. Per essere stato un regista del cinema italiano, Nanni Moretti merita questo che è il premio più ambito per un regista. Già, il cinema italiano. C’è chi dice rinascita, rinascimento, resurrezione, sulle ali di Muccino, Olmi, del turco Ozpetek, di Infascelli. Forse è solo un buon momento. Il vero problema è che il cinema italiano vive dal 1905 di momenti, di amabili contingenze. Incapace di capitalizzare il vento buono per strutturare una vera rotta, pronto a sprofondare nelle anse di bonaccia. Ora il vento è buono: non impetuoso, gonfia piacevolmente le vele del naviglio. È dalle piccole cose che si costruisce un cinema solido, capace di rivolgersi ad un pubblico ampio. Da una somma di buoni incassi, come da un prestigioso riconoscimento internazionale. Il compito della critica è fondamentale, in questa navigazione. Sia appeso dunque al pennone, chiunque d’ora in avanti scriva che Muccino è un bozzettista.

Riccardo Ventrella

I premi


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