: Medusa
Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ulisse Moretti: Max Von Sydow
Giacomo: Stefano Dionisi
Gloria: Chiara Caselli
Laura De Fabritiis: Rossella Falk
Commissario Manni: Paolo Maria Scalondro
Lorenzo: Roberto Zibetti

Un
passato orribile tormenta la vita ordinaria del giovane Giacomo: sedici
anni fa, quando era appena bambino, sua madre venne brutalmente uccisa
davanti ai suoi occhi impotenti. Allora, lui non potè vedere in volto
il sadico assassino, ma di quello ed altri delitti fu prontamente
accusato un enigmatico nano, uno scrittore di libri gialli abitante in
una villa vicina alla casa di Giacomo, che venne ritrovato morto qualche
tempo dopo l’omicidio. Oggi, trascorsi tanti anni, qualcuno torna ad
uccidere lasciando la stessa firma, riaprendo vecchie ferite. Per
Giacomo e Ulisse Moretti, l’ormai vecchio detective che negli anni ’80
indagò sulla vicenda, ricerche e rivelazioni saranno accompagnate da
una nuova, inesorabile catena di delitti. Inquietanti cantilene per
bambini; ricordi morbosi e raccapriccianti; rivoltanti omicidi e
bestiali psicopatici: questo film segna ufficialmente (anche con il
rituale dei Goblin alle musiche) il ritorno di Dario Argento al giallo
psicologico che negli anni ’70 ha meritatamente fatto strada alla sua
celebrità e in onor del quale, confessa oggi, tiene in cantiere una
nuova e breve saga ripercorrendo scelte fatte 30 anni fa, quando
concepì la fortunata "trilogia degli animali" (L’uccello
dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code, Quattro mosche di
velluto grigio).
Effettivamente,
in questo primo capitolo è facile trovare,
appena riformulati, certi ossessivi ingredienti che hanno
distinto il carattere personale del suo stile: primissimi piani che
rapidamente si canalizzano in particolari spasmodici e destabilizzanti; accellerati
e lunghi piani sequenza, conclusi da morbide o brusche
rivelazioni; orrori pulsanti che avviluppano i suoi personaggi sotto la
stessa fuligginosa cappa di filastrocche diaboliche e di infanzie
profanate; celebrazione di atmosfere gotiche che arrivano sino a lui ma
sono, allo stesso tempo, riflesso di una tradizione tutta italiana che
ha sempre ricondotto orrore quotidiano e orrore soprannaturale ad una
matrice comune.
Eppure
il film non funziona. Non funziona perché abbiamo già
visto, già assimilato; perché sembrano mancare a questa, come ad ogni
altra sua opera più recente, il temperamento, la sicurezza e la
partecipazione degli esordi. Soprattutto, è avvilente scoprire quanto
questo autore abbia perso la scrupolosa e innaturale attenzione che
riservava al suo distintivo atto di filmare la morte, raccogliendo la
sofferenza claustrofobica delle sue vittime in lunghe e indaganti
inquadrature, come dovesse confessare violenti stimoli d’angoscia e
interpretare con chirurgica cura il disperato dolore di chi è vicino ad
una fine improvvisa e disumana. Oramai, la sua
forma appare costretta in percorsi didascalici ed autocelebrativi,
rinchiusa in una galleria d’effetti impoveriti e gelidamente
rappresentati. Si svela al massimo, in vent’anni d’esercizio, la
natura di un talento senza disciplina assolutamente incurante delle
acque che si agitano intorno al suo ego. E’ il risultato deludente,
non soltanto superfluo, di un regista che sembra zoppicare verso un
punto del suo passato che, inevitabilmente, si perde in un orizzonte
più ampio.