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PRANZO
DI NATALE
(LA BUCHE)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
Daniéle Thompson
Sceneggiatura:
Christopher Thompson, Daniéle Thompson
Fotografia:
Jean-Marie Friasse
Costumi:
Elisabeth Tavernier
Musica:
Michel Legrand
Montaggio:
Emmanuelle Castro
Prodotto da:
Alain Sarde
(Francia, 1999)
Durata:
106'
Distribuzione
cinematografica: Bim
PERSONAGGI E INTERPRETI
Louba: Sabine Azema
Sonia: Emmanuelle Beart
Mila: Charlotte Gainsborough
Yvette: Françoise Fabian
  
Una
famiglia scombinata, tre sorelle diverse tra di loro, una vigilia di
Natale alle porte in una fredda e scintillante Parigi. Questi gli
ingredienti principali del primo film da regista di Danièle
Thompson, già figlia e co-sceneggiatrice di Gerard Oury, già
autrice delle sceneggiature della lunga saga adolescenziale dei tre
tempi delle mele di Claude Pinoteau, nonché della "Regina Margot"
di Patrick Chereau.
Ingredienti conditi con leggerezza e una certa dose di passione da colpi
di scena, rivelazioni, rotture, bilanci e giri di boa.
Louba, la più grande delle sorelle, fa la cantante in lingua nei
ristoranti russi, e si accontenta da dodici anni della compagnia ad ore
di un agente immobiliare sposato. Sonia incarna l’apparente perfezione
della bella donna borghese: mamma irreprensibile, moglie innamorata,
razionale ed efficiente in tutto. Milla, la più piccola, è la ribelle,
anticonformista, single per scelta, insofferente agli schemi familiari.
Si incontrano all’inizio del film al funerale del compagno della
madre, separata dal loro padre da molti anni. Lui, un violinista di
origine ebraica, divide la casa con la figlia maggiore e ne affitta una
parte ad un giovane apparentemente sconosciuto, a sua volta separato e
con una bimba di cinque anni. All’avvicinarsi delle festività
natalizie scoppia la bufera emotiva trattenuta fino a quel momento sotto
le ceneri di un apparente equilibrio.
Tra
mariti che tradiscono, gravidanze inattese, figli illegittimi e colpi di
fulmine il film si scioglie in un finale morbido in cui tutto sembra
appianarsi in nome di un amore per troppo tempo trattenuto. Una
sana rivoluzione familiare, in cui tutte le carte vengono
rimescolate e finalmente scoperte, che fa
pensare a certe pellicole di Monicelli, ma anche a certe
prove recenti della Comencini. Con molta grazia,
quindi, ma non con superficialità, la Thompson
affronta il delicato tema dei labili equilibri familiari,
delineando dei personaggi reali, nei quali mescola in ugual dose vizi e
virtù in modo da renderli tutti identificabili con lo spettatore. Cast
ineccepibile, che vanta tre delle migliori attrici del cinema francese
recente, in particolare una sempre più bella Emmanuélle
Beart qui in stato grazia, in un ruolo mesto ma forte che la
valorizza.
Fania
Petrelli
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