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PIANETA ROSSO
(RED PLANET)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Anthony Hoffman
Sceneggiatura: Jonathan Lemkin,
Channing Gibson
Fotografia: Peter Suschitzky
Scenografia: Owen Paterson
Costumi: Kym Barrett
Musica: Graeme Revell
Montaggio: Robert K. Lambert, A.C.E.,
Dallas S. Puett
Prodotto da: Mark Canton, Bruce
Berman, Jorge Saralegui, Charles J.D. Schlissel Andrew Mason
(USA, 2000)
Durata:
106’
Distribuzione cinematografica: Warner
Bros. Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Gallagher: Val Kilmer
Bowman: Carrie-Ann Moss
Burchenal: Tom Sizemore
Santen: Benjamin Bratt
Pettengil: Simon Baker
Chantilas: Terence Stamp

Nel
2050, il pianeta Terra è malato. Dopo gli abusi della razza umana, l’ossigeno
ha cominciato a rarefarsi e il bisogno di cercare una nuova casa spinge
l’uomo verso la colonizzazione di Marte. Una spedizione di sei uomini,
allora, viene incaricata di provare come gruppo campione, quali siano le
effettive probabilità di sopravvivenza sul Pianeta Rosso. Ad
attenderli, dopo l’atterraggio, c'è una base impiantata tempo prima e
una riserva d’ossigeno sviluppata da vaste colture di alghe. Le cose,
prevedibilmente, non si svolgono secondo i piani: l’astronave subisce
una collisione appena entrata nell’atmosfera di Marte e l’equipaggio
si ritrova separato, abbandonato senza strumenti ed ossigeno su di una
superficie brulla e desertica, dominata da un paesaggio di monolitiche
formazioni rocciose. Dovranno lottare per sopravvivere.
Se
film come questo dovessero, come molti hanno scritto, rappresentare la
crisi di un genere cinematografico, la fantascienza avrebbe molto da
temere. Ma tanto non è. Nulla, in questa sconsiderata
parodia di se stessa, merita la considerazione di un sintomo
che qualcosa non funzioni. Poggiato su di una trama vacillante sin dai
primi minuti, appesantito da citazioni kubrickiane distribuite a
casaccio e discrete come una macchia nera su di un lenzuolo bianco
(tanto da evidenziarne l’ingenuità citazionistica), diretto con
superficialità, involgarito da una retorica seccante, questo film non
ha davvero nulla che possa impensierire il destino di universo
stilistico quale è la fantascienza sul grande schermo, che può
facilmente appellarsi ad altri inesauribili (Capo)lavori e permettersi
di scansare con disinteresse inermi e trascurabili episodi come questo.
Francesco
Russo
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