Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


PIANETA ROSSO
(RED PLANET)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Anthony Hoffman
Sceneggiatura
: Jonathan Lemkin, Channing Gibson
Fotografia
: Peter Suschitzky
Scenografia
: Owen Paterson
Costumi
: Kym Barrett
Musica
: Graeme Revell
Montaggio
: Robert K. Lambert, A.C.E., Dallas S. Puett
Prodotto da
: Mark Canton, Bruce Berman, Jorge Saralegui, Charles J.D. Schlissel Andrew Mason
(USA, 2000)

Durata: 106’
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros. Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gallagher: Val Kilmer
Bowman: Carrie-Ann Moss
Burchenal: Tom Sizemore
Santen: Benjamin Bratt
Pettengil: Simon Baker
Chantilas: Terence Stamp

Nel 2050, il pianeta Terra è malato. Dopo gli abusi della razza umana, l’ossigeno ha cominciato a rarefarsi e il bisogno di cercare una nuova casa spinge l’uomo verso la colonizzazione di Marte. Una spedizione di sei uomini, allora, viene incaricata di provare come gruppo campione, quali siano le effettive probabilità di sopravvivenza sul Pianeta Rosso. Ad attenderli, dopo l’atterraggio, c'è una base impiantata tempo prima e una riserva d’ossigeno sviluppata da vaste colture di alghe. Le cose, prevedibilmente, non si svolgono secondo i piani: l’astronave subisce una collisione appena entrata nell’atmosfera di Marte e l’equipaggio si ritrova separato, abbandonato senza strumenti ed ossigeno su di una superficie brulla e desertica, dominata da un paesaggio di monolitiche formazioni rocciose. Dovranno lottare per sopravvivere. 

Se film come questo dovessero, come molti hanno scritto, rappresentare la crisi di un genere cinematografico, la fantascienza avrebbe molto da temere. Ma tanto non è. Nulla, in questa sconsiderata parodia di se stessa, merita la considerazione di un sintomo che qualcosa non funzioni. Poggiato su di una trama vacillante sin dai primi minuti, appesantito da citazioni kubrickiane distribuite a casaccio e discrete come una macchia nera su di un lenzuolo bianco (tanto da evidenziarne l’ingenuità citazionistica), diretto con superficialità, involgarito da una retorica seccante, questo film non ha davvero nulla che possa impensierire il destino di universo stilistico quale è la fantascienza sul grande schermo, che può facilmente appellarsi ad altri inesauribili (Capo)lavori e permettersi di scansare con disinteresse inermi e trascurabili episodi come questo.

Francesco Russo


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