: Lucky
Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Michka: Marat Basharov
Tania: Maria Mironova
Garcoucha: Andrei Panine
Borzov: Alexandre Semtchev
Borodine: Vladimir Simonov
Sveta: Maria Goloubkina



In
un piccolo centro a 300 chilometri da Mosca, Michka e Tania stanno per
sposarsi. Lei è fuggita cinque anni prima per fare la modella nella
grande città e lui è lo stesso giovane minatore ingenuo e gentile,
entusiasta di aver ritrovato un amore che sembrava potesse appartenere
ormai soltanto al diario dei suoi ricordi. Cosa Tania abbia fatto
durante questa lunga assenza Michka non lo sa, e neanche sembra
interessarlo. Interessante, splendidamente ricamata è invece tutta la
parata di personaggi che dei frementi sposi orchestrano la festa e la
vita, ognuno con necessaria invadenza, ognuno a suo modo scomodo e
picaresco. Uomini le cui tradizioni sembrano infiltrarsi nei volti con
immediata semplicità, mentre l’incanto di questa naturalezza vincola
i suoi spiriti in rapporti disperatamente simbiotici, confondendo
sorrisi leali e tormenti in trame di seta. Tutti amici e nemici, tutti
felicemente e disgraziatamente partecipi di un destino comune, festa e
tragedia in un unico atto.
Che
la Russia sia una traccia indelebile sulle rughe di Lounguine, è
definitivamente dimostrato. La sua 16 mm si aggira tra le forme come un
altro invitato, un ospite d’onore più che un abitante dello stesso
villaggio. Si delizia, si ubriaca durante il banchetto come ogni altro
istrionico ospite, solo per inseguire i personaggi più amati e
curiosare senza malizia nella loro intimità, come a concedersi un
desiderio. Quando Mitchka e Tania, ad esempio, si allontano dai canti e
dalla tavola per trovare un rifugio, la cinepresa non può fare a meno
di spiarli, di rapire un poco della loro bellezza e rubare la polvere di
vita che si lasciano dietro ai passi, mentre l’oscurità è violata
soltanto da un raggio di luna che taglia, attraverso la cornice opaca di
una finestra, il biancore irreale sull’abito della sposa, e ne bacia
la pelle. Allo stesso modo, questo morbido principio soggettivante si
applica ad ogni uomo che compone l’eterogeneità dei partecipanti,
trattando ognuno col medesimo, imparziale riguardo: in ogni macchia, lo
sguardo coinvolto della cinepresa scorge una virtù e nel processo
inverso attraversa lo specchio, cercando una natura umana più vicina
alla completezza. Gli attimi migliori poi, sono superbamente trascinati
dalla sincerità dei canti che, insieme alla vodka, sopiscono conflitti
e discrepanze riconducendo allo stesso cerchio boss e operai, poliziotti
e briganti, tutti testimoni di una Russia lontana e distaccata,
entropica come ogni provincia del mondo, ma che eppure, pacatamente, sta
tentando di ricostruirsi senza aggrappare le unghie al capezzale della
grande città.
Come già in passato, l’impegno
di Pavel Lounguine è tentare di dar respiro al cinema d’autore,
con un linguaggio sensibile ed efficace
senza patinature o metafore ma, pittosto, rettilineo e spontaneo,
svincolato da ogni atto d’intellettualismo.