Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


LE NOZZE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Pavel Lounguine
Sceneggiatura
: Pavel Lounguine, Alexandre Galine
Fotografia
: Alexandre Burov
Scenografia
: Ilya Amursky
Musica
: Vladimir Chekassine, Gruppo musicale folkloristico di Lipki, Banda dei veterani del villaggio di Borodinski
Montaggio
: Sophie Brunet
Prodotto da
: Catherine Dussart
(Francia, Russia; 2000)

Durata
: 114’
Distribuzione cinematografica
: Lucky Red

PERSONAGGI E INTERPRETI

Michka: Marat Basharov
Tania: Maria Mironova
Garcoucha: Andrei Panine
Borzov: Alexandre Semtchev
Borodine: Vladimir Simonov
Sveta: Maria Goloubkina

In un piccolo centro a 300 chilometri da Mosca, Michka e Tania stanno per sposarsi. Lei è fuggita cinque anni prima per fare la modella nella grande città e lui è lo stesso giovane minatore ingenuo e gentile, entusiasta di aver ritrovato un amore che sembrava potesse appartenere ormai soltanto al diario dei suoi ricordi. Cosa Tania abbia fatto durante questa lunga assenza Michka non lo sa, e neanche sembra interessarlo. Interessante, splendidamente ricamata è invece tutta la parata di personaggi che dei frementi sposi orchestrano la festa e la vita, ognuno con necessaria invadenza, ognuno a suo modo scomodo e picaresco. Uomini le cui tradizioni sembrano infiltrarsi nei volti con immediata semplicità, mentre l’incanto di questa naturalezza vincola i suoi spiriti in rapporti disperatamente simbiotici, confondendo sorrisi leali e tormenti in trame di seta. Tutti amici e nemici, tutti felicemente e disgraziatamente partecipi di un destino comune, festa e tragedia in un unico atto. 

Che la Russia sia una traccia indelebile sulle rughe di Lounguine, è definitivamente dimostrato. La sua 16 mm si aggira tra le forme come un altro invitato, un ospite d’onore più che un abitante dello stesso villaggio. Si delizia, si ubriaca durante il banchetto come ogni altro istrionico ospite, solo per inseguire i personaggi più amati e curiosare senza malizia nella loro intimità, come a concedersi un desiderio. Quando Mitchka e Tania, ad esempio, si allontano dai canti e dalla tavola per trovare un rifugio, la cinepresa non può fare a meno di spiarli, di rapire un poco della loro bellezza e rubare la polvere di vita che si lasciano dietro ai passi, mentre l’oscurità è violata soltanto da un raggio di luna che taglia, attraverso la cornice opaca di una finestra, il biancore irreale sull’abito della sposa, e ne bacia la pelle. Allo stesso modo, questo morbido principio soggettivante si applica ad ogni uomo che compone l’eterogeneità dei partecipanti, trattando ognuno col medesimo, imparziale riguardo: in ogni macchia, lo sguardo coinvolto della cinepresa scorge una virtù e nel processo inverso attraversa lo specchio, cercando una natura umana più vicina alla completezza. Gli attimi migliori poi, sono superbamente trascinati dalla sincerità dei canti che, insieme alla vodka, sopiscono conflitti e discrepanze riconducendo allo stesso cerchio boss e operai, poliziotti e briganti, tutti testimoni di una Russia lontana e distaccata, entropica come ogni provincia del mondo, ma che eppure, pacatamente, sta tentando di ricostruirsi senza aggrappare le unghie al capezzale della grande città. 

Come già in passato, l’impegno di Pavel Lounguine è tentare di dar respiro al cinema d’autore, con un linguaggio sensibile ed efficace senza patinature o metafore ma, pittosto, rettilineo e spontaneo, svincolato da ogni atto d’intellettualismo.

Francesco Russo

Intervista a Pavel Longuine


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