Tutto
comincia come al solito. Dal punto in cui hai perso tutto, e tutto
sembra congiurare contro di te. La recentissima vedova Grace ha smarrito
il marito in un fallimentare lancio con il paracadute. A titolo di
eredità, ha ricevuto una colossale quantità di debiti, del tutto
impossibili da pagare. Toccato il fondo, non resta che osservare bene le
potenzialità nascoste nel giardino. L’impagabile quintessenzialità
della commedia britannica, umorale e sarcastica, vagamente cinica ma
sempre attenta ai casi umani, si concentra tutta ne L’erba di Grace,
che della classicità ha tutti i toni e tutti gli espedienti. Dalla
situazione di partenza, per l’appunto, all’accumulo di equivoci
sottili che accarezzano le foglie di un proibito vegetale, base delle
disavventure di Grace. L’aspetto "vecchia Inghilterra" è
assicurato dall’ambientazione, sulle meravigliose coste della
Cornovaglia. Alle tematiche più usate, "L’erba di Grace"
aggiunge un tocco di romanticismo e di spirito libertario. Non è solo
una vita nuova, quella che aspetta la vedova di mezz’età: è anche
una vita senza barriere o spartiacque morali.
Nella
sceneggiatura piuttosto brillante di Craig
Ferguson e Mark Crowdy (portata
sullo schermo dal regista di formazione televisiva Nigel
Cole) pulsa un tocco di quel frizzante spirito di osservazione
che animava il Mike Leigh di Dolce è la vita e Belle speranze,
o il convinto Ken Loach di Piovono pietre. Quando il destino si
ribella, l’essere umano può a buon diritto riflettere sui confini del
lecito e del dovere individuale. Risultati (ma anche intenti) sono certo
ben diversi dagli esempi citati: niente di
eccessivamente originale, in questo film. Solo la bella
capacità di un genere fortemente legato all’immagine di una nazione
ma capace di rinnovarsi e di rigenerarsi nel rispetto delle regole
originarie.
Di
buona lena, badando bene a non evitare i clichès, la
storia si snoda sui binari di una ferrovia che costeggia ora il
grottesco, ora l’assurdo. Che supera i ponti della borghese
rispettabilità e colloca strani maneggi nel più tipico dei piccoli
villaggi d’oltremanica. Comicità di parola, assai sintetica, e di
situazioni, non pirotecniche ma attentamente calibrate. Secondo
tradizione, è curatissima l’interpretazione. Quasi per rendere
omaggio al nume-Leigh spicca nel ruolo di protagonista Brenda
Blethyn, la saggia Grace, pronta a seguire il segno dei tempi per
salvare la propria vita. È importante coltivare buone cose, nel proprio
giardino.