Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


L'ERBA DI GRACE
(SAVING GRACE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Nigel Cole
Sceneggiatura: Craig Ferguson, Mark Crowdy
Fotografia: John de Borman
Scenografia: Eve Stewart
Costumi: Annie Simons
Musica: Mark Russell
Montaggio: Alan Strachan
Prodotto da: Mark Crowdy
(Gran Bretagna, 2000)
Durata: 94'
Distribuzione cinematografica: Key Films

PERSONAGGI E INTERPRETI

Grace: Blenda Blethyn
Matthew: Craig Ferguson
Dott. Bamford: Martin Clunes
Jacques: Tcheky Kario
China: Jamie Foreman

Tutto comincia come al solito. Dal punto in cui hai perso tutto, e tutto sembra congiurare contro di te. La recentissima vedova Grace ha smarrito il marito in un fallimentare lancio con il paracadute. A titolo di eredità, ha ricevuto una colossale quantità di debiti, del tutto impossibili da pagare. Toccato il fondo, non resta che osservare bene le potenzialità nascoste nel giardino. L’impagabile quintessenzialità della commedia britannica, umorale e sarcastica, vagamente cinica ma sempre attenta ai casi umani, si concentra tutta ne L’erba di Grace, che della classicità ha tutti i toni e tutti gli espedienti. Dalla situazione di partenza, per l’appunto, all’accumulo di equivoci sottili che accarezzano le foglie di un proibito vegetale, base delle disavventure di Grace. L’aspetto "vecchia Inghilterra" è assicurato dall’ambientazione, sulle meravigliose coste della Cornovaglia. Alle tematiche più usate, "L’erba di Grace" aggiunge un tocco di romanticismo e di spirito libertario. Non è solo una vita nuova, quella che aspetta la vedova di mezz’età: è anche una vita senza barriere o spartiacque morali. 

Nella sceneggiatura piuttosto brillante di Craig Ferguson e Mark Crowdy (portata sullo schermo dal regista di formazione televisiva Nigel Cole) pulsa un tocco di quel frizzante spirito di osservazione che animava il Mike Leigh di Dolce è la vita e Belle speranze, o il convinto Ken Loach di Piovono pietre. Quando il destino si ribella, l’essere umano può a buon diritto riflettere sui confini del lecito e del dovere individuale. Risultati (ma anche intenti) sono certo ben diversi dagli esempi citati: niente di eccessivamente originale, in questo film. Solo la bella capacità di un genere fortemente legato all’immagine di una nazione ma capace di rinnovarsi e di rigenerarsi nel rispetto delle regole originarie. 

Di buona lena, badando bene a non evitare i clichès, la storia si snoda sui binari di una ferrovia che costeggia ora il grottesco, ora l’assurdo. Che supera i ponti della borghese rispettabilità e colloca strani maneggi nel più tipico dei piccoli villaggi d’oltremanica. Comicità di parola, assai sintetica, e di situazioni, non pirotecniche ma attentamente calibrate. Secondo tradizione, è curatissima l’interpretazione. Quasi per rendere omaggio al nume-Leigh spicca nel ruolo di protagonista Brenda Blethyn, la saggia Grace, pronta a seguire il segno dei tempi per salvare la propria vita. È importante coltivare buone cose, nel proprio giardino.

Riccadro Ventrella


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