Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


DUETS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bruce Paltrow
Sceneggiatura
: John Byrum
Fotografia
: Paul Sarossy
Scenografia
: Sharon Seymour
Costumi
: Mary Claire Hannan
Musica
: David Newman
Montaggio
: Jerry Greenberg
Prodotto da
: Kevin Jones, Bruce Paltrow, John Byrum
(Canada/USA, 2000)

Durata
: 112'
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Suzi Loomis: Maria Bello
Reggie Kane: Andre Braugher
Todd Woods: Paul Giamatti
Ricky Dean: Huey Lewis
Liv: Gwyneth Paltrow
Billy Hannon: Scott Speedman
Blair: Angie Dickinson

Sei vite insipide cercano di darsi un senso. Così, abbandonano vincoli e legami, inseguono il miraggio del successo, rincorrono facili guadagni. A Omaha si svolge una gara di karaoke con un premio da 5.000 dollari. Si delineano delle coppie: Liv, soubrette di Las Vegas, ritrova il padre, Ricky Dean, un truffatore. Poi ci sono la determinata Suzy e l’angelico Billy, sfortunato tassista. Infine, Todd, commesso viaggiatore prigioniero di una vita apparentemente perfetta e Reggie, un uomo di colore che ha vissuto l’esperienza del carcere. Entrambi si sentono intrappolati in un sistema soffocante.

Altmaniano non è. Impossibile considerare Duets una riuscita narrazione corale. Uno spaccato di vita americana? Dipende da quanto si è soliti scendere in profondità. Perché il road movie di Bruce Paltrow, produttore e regista televisivo, è lungi dall’essere interessante. Sfiora tematiche rilevanti sia a livello sociale che individuale – ennui esistenziale, frustrazione, alienazione, arrivismo, fiducia nel prossimo, amor filiale – ma resta una pellicola leggera. Non per vivacità o ironia, quanto piuttosto per la caratterizzazione superficiale dei personaggi, il loro sviluppo frettoloso, il fragile impianto drammatico e la debole sceneggiatura, in cui s’intrecciano le storie di sei spostati in cerca di riscatto, antagonisti a coppie. Affiorano cliché e stereotipi, dalla figlia che non ha mai conosciuto il padre al commesso viaggiatore che, nauseato dall’American dream, rinuncia agli affari e alla famiglia (difficile non rimpiangere Dustin Hoffman in "Death of a Salesman" o Kevin Spacey, degenerato padre di famiglia in "American Beauty"). Inoltre, i plot rimangono disgiunti come in un vignette format. Non si fondono in modo efficace in rapporto all’economia diegetica del film. Procedendo verso il climax, i personaggi si ritrovano tutti insieme nel medesimo ambiente per le stesse ragioni. Ma può davvero bastare? Il film manca di coesione ed è assai meno significativo nel suo complesso che nelle sue parti.

Tuttavia, le esibizioni canore sono probabilmente i momenti più riusciti del film. Huey Lewis è stato il leader di un gruppo rock degli anni ’80. Gwyneth Paltrow ha affermato di essere nata in una famiglia canterina: la madre si esibiva nei jazz club, lo zio e il nonno erano cantanti d’opera. Buon per lei. In effetti è intonata, sebbene la sua voce non regga il confronto con la Kim Carnes di "Bette Davis Eyes". Due interpreti, Giamatti e Braugher, cercano di infondere vitalità alla pellicola, ma l’impresa è dura. I dialoghi sono più esplicativi che rivelatori. Duets, commedia agrodolce occhieggiante al musical, non convince. Speriamo in un suo futuro remake firmato dai fratelli Coen.

Paola Daniela Orlandini


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