Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


CHIEDIMI SE SONO FELICE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Aldo, Giovanni, Giacomo, Massimo Venier
Sceneggiatura: Aldo, Giovanni, Giacomo, Massimo Venier, Paolo Cananzi, Walter Fontana, con la collaborazione di Graziano Ferrari.
Fotografia: Arnaldo Catinari
Scenografia: Eleonora Ponzoni
Costumi: Elisabetta Gabbioneta
Musica: Samuele Bersani
Montaggio: Claudio Cormio
Prodotto da: Paolo Guerra
(
Italia, 2000)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Aldo: Aldo Baglio
Giovanni: Giovanni Storti
Giacomo: Giacomo Poretti
Marina: Marina Massironi
Silvana: Silvana Fallisi

Apre una voce fuori campo. Tre amici, tre attori legati in un solido rapporto condividono il sogno di realizzare un progetto comune: l’interpretazione di un lavoro teatrale di cui siano i principali autori e protagonisti. Decidono, dopo scrupolosi vagli, di lasciarsi ispirare dalle poliedriche tensioni del "Cyrano De Bergerac", avviando un progetto che spesso finirà con l’arenarsi contro la loro precaria vita privata. Quando incontrano Marina, una giovane hostess, il loro mondo e l’idilliaco equilibrio della loro amicizia cominciano a disgregarsi, minacciati dalle incontrollabili ansie dell’amore. Si accuseranno e inganneranno e sconfitti, arriveranno a dividersi fino al giorno in cui la disgrazia di uno dei tre, vittima di un incidente, rianimerà la luce del loro affetto, tre anni dopo. 

Il delicato rapporto che l’attore instaura con il teatro e la sua vita, trasformando l’uno nell’altra, partecipe di un teorema che scopre altrettanto esatto il suo corollario, sembra essere un’inquietudine percettibile sin dalle prime scene. Un obiettivo complesso tentato nella divulgazione di un prioritario assioma teatrale: raffigurare il vincolo impietoso che lega il tragico al comico. Un obiettivo che, nonostante sia arricchito da coltissime citazioni, appassisce con il discutibile talento cinematografico di quello che comunque resta un brillante trio comico da palcoscenico. Nonostante venga impreziosito da ispirazioni sinceramente apprezzabili (il dialogo soffocato tra il mimo e la ragazza fra tutte, puntualissimo esempio d’inadeguatezza e incomunicabilità dell’arte negli attimi in cui deve ricondursi alla logica desolata della vita quotidiana), il film è purtroppo guastato da un sovraccarico di stimoli incongruenti e appesantito da momenti in cui l’atmosfera diventa marcatamente tronfia e artificiosa, rivelando con troppa frequenza l’ingenuità rappresentativa del loro modo di cercare nel cinema, esasperato dalla semplicità fittizia, se non addirittura volgare, di alcune soluzioni d’effetto (come, ad esempio, l’uso delle canzoni per dilatare facilmente i tempi della percezione emotiva). 

Restano, per un sollievo, gli splendidi esercizi della loro incontenibile comicità gestuale che, se non il cinema, piuttosto vanno ad arricchire un’antologia cabarettistica che sul palco non ha certamente bisogno di conferme. Un esperimento non propriamente riuscito, confuso nella coniugazione del linguaggio colto e del prodotto accessibile ma, forse, che chiede soltanto di saper aspettare.

Francesco Russo


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