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CAST
AWAY
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
Robert Zemeckis
Sceneggiatura:
William Broyles Jr.
Fotografia:
Don Burgess
Scenografia:
Rick Carter
Costumi:
Joanna Johnston
Musica:
Alan Silvestri
Montaggio:
Arthur Schmidt
Prodotto da:
Steve Starkey, Tom Hanks, Robert
Zemeckis, Jack Rapke
(USA, 2000)
Durata:
143'
Distribuzione
cinematografica:
UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Chuck Noland: Tom Hanks
Kelly Frears: Helen Hunt
Stan: Nick Searcy
  
Chuck
Noland lavora come problem solver alla Federal Express, la più
importante compagnia di spedizioni degli Stati Uniti. Il suo lavoro è
frenetico, legato a innumerevoli imprevisti, ma sopratutto al
trascorrere delle ore. I pacchi devono essere consegnati nel più breve
lasso di tempo possibile a tutte le latitudini del globo e per fare
questo Chuck si sottopone a ritmi di lavoro massacranti, sempre in
viaggio da un continente all'altro, alle prese con fusi orari ed
orologi. La sua vita privata è felice: Chuck, infatti, è serenamente
fidanzato con Kelly e, la vigilia di Natale del 1995, poco prima di
imbarcarsi su un volo per una destinazione lontana, dona alla sua
ragazza un regalo speciale, quello che presumiamo essere un anello di
fidanzamento, anticamera del loro matrimonio. Ma durante il volo scoppia
una tremenda tempesta e l'aereo precipita nel mezzo dell'oceano. Chuck
si ritrova catapultato su un'isola deserta, sopravvissuto per miracolo
all'incidente che non ha lasciato alcun superstite. Il nostro, novello
Robinson Crusoe, si ritrova a dovere fare i conti con un ambiente
ostile nel quale dovrà adattarsi tornando alle radici, lui prodotto del
nostro secolo consumistico. Per quattro anni resterà su quell'isola e
poi, quando ormai il suo unico compagno di vita sembra essere un pallone
al quale il naufrago ha dato un'anima e il nome di Wilson, Chuck decide
l'impossibile: costruire una zattera per cercare di superare le
impetuose onde che lo separano dall'oceano e prendere il largo alla
ricerca della civiltà...
Una
volta che si è imparato a sopravvivere fisicamente, com'è possibile riuscire a
sopravvivere da un punto di vista emotivo, psicologico e spirituale? E'
il quesito centrale al quale il nuovo film di Zemeckis cerca di
rispondere. Sì, perché a dispetto del titolo (Cast Away in inglese
significa naufrago), e dell'apparente esoticità del film (girato alle
Figi nell'isola di Monu-riki), Cast Away è invece
un film intimista, manifesto di un'umanità evoluta ormai
sazia eppure inquieta e bisognosa, per confrontarsi con se stessa, di
essere privata di tutto, di cominciare da capo, da quelli che erano i
bisogni primari di ciascun individuo: cacciare, mangiare, trovarsi un
rifugio, sopravvivere giorno dopo giorno.
Il copione, sceneggiato con sensibilità
da William Broyles ("Apollo 13"), trae origine da
uno spunto dello stesso Tom Hanks e si concentra sulle piccole cose che
fanno grande la vita, tracciando un senso circolare alla storia,
destinata a concludersi con un sorriso di speranza incarnato dal
ritrovato Hanks.
Zemeckis,
che aveva sperimentato la strada della science fiction con
"Contact" e quella del thriller con il recente "Le verità
nascoste", ritrova Tom Hanks con il
quale aveva firmato il film manifesto degli anni '90, "Forrest Gump"
e l'accoppiata ancora una volta funziona.
Il regista, sapiente narratore, si concentra sul viso dell'attore, evita
la retorica, dosa con abilità i momenti drammatici, pronto a far salire
la tensione inaspettatamente, come nella sequenza dell'incidente aereo,
una delle catastrofi più terrificanti mai riprodotte sullo schermo.
Eppure, nonostante la drammaticità degli eventi, non mancano i momenti
comici nel film, come quando Chuck cerca di creare il fuoco con un
bastoncino di legno, o nei surreali dialoghi col pallone Wilson, suo
deuteragonista nelle sequenze sull'isola.
Non era semplice realizzare un'opera nella quale per un'ora e mezza è
in scena un solo attore, senza una riga di dialogo, eppure l'impresa è
riuscita. Di Zemeckis abbiamo detto non resta che lodare, ancora una
volta, il talento di Tom Hanks, qui
alle prese con una doppia impresa, fisica e mimetica.
Ingrassato fino a cento chili e poi dimagrito di venti l'attore, con la
sua faccia da uomo comune, trasmette la gioia e l'angoscia di vivere con
il solo sguardo.
Maurizio
Imbriale
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