Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


CAST AWAY
Robert Zemeckis raggiunge la maturità artistica

Dopo un suggestivo prologo ambientato nella capitale russa, in cui ci viene presentato il bolso, ma efficiente, onesto e lavoratore indefesso Chuck Noland, nonché la sua fidanzata Kelly ad un passo dall'altare, Zemeckis ci conduce subito con il nostro "eroe quotidiano" su quell' aereo su cui non sarebbe dovuto salire. Perché quel volo di routine professionale si trasforma, sotto i nostri occhi allibiti (e sì che dovremmo essere abituati alle catastrofi aeronautiche viste al cinema) in una ribellione della macchina all'uomo, quindi in uno scatenarsi degli elementi naturali al loro grado più distruttivo e inverosimile, un'autentica visualizzazione dell'idea romantica di sublime, con quell'oceano in tempesta che cattura e rilascia, culla e devasta l'impotente uomo d'affari, tra le macerie di quei pacchi postali che rappresentano simbolicamente quella società delle comunicazioni cui egli è indissolubilmente legato. 
Una scena di rara potenza, merito della tecnologia al servizio degli effetti speciali, ma anche delle scelte di regia di un autore che, ormai non vi sono dubbi, ha raggiunto la piena maturità stilistica, dopo i vari "Ritorno al futuro" dal sapore goliardico e dalla scrittura farraginosa, dopo aver respirato e assorbito tanto del più solido e consapevole cinema recente (il mentore Steven Spielberg) e classico (Hitchcock, che aleggia in ogni fotogramma del recentissimo "What lies beneath"). 

E questa maturità dà a Zemeckis la sicurezza necessaria per soffermarsi a lungo, ben oltre i tempi e ritmi normalmente consentiti da una forma di intrattenimento di massa come il cinema hollywoodiano, sulle vicende minime del suo personaggio nell'isolotto deserto dove sopravvive per ben quattro anni: minuti interi spesi nel seguire i suoi tentativi di procurarsi il vitto, accendere un fuoco, guardarsi intorno, e gesti apparentemente ridicoli o poco comprensibili, come le iniziali, disperate sortite in mare aperto dove rischia di perdere quella vita che un Fato imperscrutabile aveva voluto preservare, per non dire del fortissimo legame affettivo che egli sviluppa con un pallone (contenuto in uno dei pacchi postali che erano sull'aereo, rigettati a riva da un mare che non ne ha certo bisogno) cui ha dato tratti fisiognomici umani, l'unica possibile forma di comunicazione, che si fà sempre più una necessità vitale, a testimoniare della profonda natura sociale dell'uomo anche nella sua versione più "ferina". Oltre un'ora di pellicola scorre sulla solitudine ora disperata ora rassegnata di Noland, che, con una efficacissima ellissi narrativa, ritroviamo dopo quattro anni, il corpo smagrito e teso, il volto coperto di pelo, gli occhi spenti e stanchi: straordinaria l'adesione di Tom Hanks al personaggio, che piega, forza e modella il proprio corpo alle esigenze del testo, ma anche rivela potenzialità espressive mai incontrate nella sua pur versatile carriera (un Oscar per lui è da considerarsi già assegnato). 

Il connubio tra i vari elementi filmici e profilmici, tutti ad altissimo livello, fa la grande forza di "Cast away": dello stile di regia, interpretazione e del montaggio abbiamo già detto, ma non si può tralasciare l'efficacia della fotografia di Don Burgess, degli effetti sonori, elementi che, messi in evidenza dal ritmo lento e dall'unicità di ambientazione, si insinuano nello spettatore con potenti effetti sinestesici: basti, come esempio, la scena del sopralluogo sulla spiaggia e tra la vegetazione che segue il naufragio, e dove il frangersi delle onde sulla sabbia, i minimi rumori sporadici e indicibili, si incidono con più forza, forse, delle immagini corrispondenti, per trasportarci davvero lì, anche noi relitti della società globalizzante delle comunicazioni (da sviluppare, peraltro, un' analisi delle connotazioni sociologiche veicolate dal film con l'insistenza del marchio "FedEx" onnipresente nella vita di Noland, che qui non è possibile sviluppare perché ci richiederebbe troppo spazio).

Vanni Balestra

La recensione del film


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