Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


BREAD AND ROSES

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Ken Loach
Sceneggiatura
: Paul Laverty
Fotografia
: Barry Ackroyd
Scenografia
: Martin Johnson
Costumi
: Michelle Michel
Musica
: George Fenton
Montaggio
: Jonathan Morris
Prodotto da
: Rebecca O’Brien
(UK, USA, 2000)

Durata
: 112’
Distribuzione cinematografica
: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Maya: Pilar Padilla
Sam: Adrien Brody
Rosa: Elpidia Carrillo
Bert: Jack McGee
Simona: Monica Rivas
Luis: Frank Davila

Maya, una giovanissima messicana, passato il confine con gli Stati Uniti raggiunge la sorella maggiore a Los Angeles, alla ricerca di un lavoro. Impiegata insieme a lei in un'impresa di pulizie che raccoglie esclusivamente manodopera immigrata, si scontrerà con la logica dell’abolizione del diritto, impietosamente osservata dai dirigenti per cui i pulitori lavorano. In seguito all’incontro con Sam, un attivista che lotta per il riconoscimento e per la dignità dei sindacati, Maya promuoverà insieme a lui una lunga, decisa ed estenuante lotta contro i capi delle imprese, fatica che nel suo travaglio non mancherà di colpire ogni sfera, pubblica o privata, della sua vita. Sullo sfondo, l’attrazione che investirà Maya e Sam portandoli ad un ricco incrocio di culture e tradizioni, ad uno scambio direttamente proporzionale alla tenerezza del loro rapporto. 

Così Ken Loach, con il tratto melò che da sempre distingue il suo cinema coinvolgendone fin anche la commedia (vedi Riff Ruff), scopre l’America. Il suo sguardo sobrio, determinato da una semplicità che si racconta da sola, resta, in questa esperienza, selezione di una forma maturata in un’annosa carriera e testimonianza di un raffinato, puntuale modello descrittivo decorato dalle sue discrete intrusioni nello humor e nella tragedia. E proprio grazie a questo stile completo, rigidamente inglese, il film riesce a diluire i corpi del dramma e del documentario, assicurando spettacolo e credibilità al suo atto di denuncia e alla sua indole imperterrita di indagatore sociale, di coinvolto rappresentante di una coscienza attiva. Nel suo coinvolgimento, poi, si affaccia, rivelandosi, un rigido impegno nel trasformare il racconto d’ambientazione popolare in uno stile assolutamente indipendente, conferito di una dignità espressiva che non è soltanto voce per il riscatto di una minoranza, ma anche e soprattutto suggerimento di un principio narrativo decisamente più universale: appunto, il melò in tutto il suo valore prettamente drammatico. Nient’altro da dire; un Ken Loach morbido e affascinante, come sempre.

Francesco Russo


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