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AUTUMN
IN NEW YORK
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
Joan Chen
Sceneggiatura:
Allison Burnett
Fotografia:
Changwei Gu
Scenografia:
Mark Friedberg
Costumi:
Carol Oditz
Musica:
Gabriel Yared
Montaggio:
Ruby Yang
Prodotto da:
Amy Robinson, Gary Lucchesi e Tom Rosenberg
(USA, 2000)
Durata:
106'
Distribuzione
cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Will: Richard Gere
Charlotte: Winona Ryder
John: Anthony La Paglia
Dolly: Elaine Stritch
Lisa: Vera Farèmiga
 
In autunno New York si vela di sfumature
dolcissime. I colori pastello l’avvolgono con il loro calore,
sovrastando lo scintillio imperante di grattacieli e locali. Questa è
la New York dell’amore e della poesia, che si spia dalle finestre dei
piani alti, dal frusciare delle foglie degli alberi di Central Park. È
la New York amata da Charlotte (Winona Ryder), dalla sua giovinezza
minacciata
da un’ombra indelebile. Charlotte e Will (Richard
Gere) si incontrano per caso e la
loro attrazione è un combattimento ad armi pari, una contrapposizione
perfetta fra generazioni, per approccio esistenziale, ingenuità e
coraggio, viltà ed esperienza umana.
Lo scapolo impenitente, affascinante e di successo, difende strenuamente
la sua filosofia di vita, la concezione del rapporto sentimentale
lontano da vincoli e da progetti duraturi. Ma per la prima volta la sua
antagonista crede in questa fede molto più di quanto non faccia lui,
anche se per ragioni decisamente diverse. Si abbandonano lo stesso ad
una passione intima e delicata, nonostante l’autunno incombente, che è
preludio di amarezza e malinconia, che induce al bilancio di un’intera
stagione. L’autunno di un uomo che si prepara suo malgrado ad
accettare l’arrivo della maturità e quello di una giovane donna,
assetata d’amore e di vita, che vede divorare la primavera dei suoi
pochi anni.
Da esperta paesaggista Joan
Chen trattiene dentro ogni immagine il fascino luministico già
sperimentato nel ritratto tibetano del suo primo lungometraggio "Xiu
Xiu: The sent-down girl". Nessuna traccia della città cinica e
spietata di Scorsese o di quella mitizzata da Woody Allen, ma una New
York che sembra affiorare dai classici drammi romantici degli anni ’40.
Il film, che non teme una certa enfasi sul
potere dell’amore, è il frutto di una catena di
sottilissimi anelli fra regia, fotografia e sceneggiatura: un gioco di
specchi, un immaginario inafferrabile, uno sguardo voyeuristico sul
sentimento. Luce ed occhio, analisi della propria interiorità, spirito
orientale nella ricerca dell’equilibrio (non a caso Will è il
proprietario di un famoso ristorante e lo troviamo spesso ad affettare
cibi, atto che appartiene all’esercizio zen). Un
soggetto banale e prevedibile letto con estrema delicatezza.
Una coppia anomala in cui però la riuscita miscela di tenerezza e
rassegnazione alla vita che appartiene alla Ryder si scontra con una
strana rigidezza da parte del protagonista, un giocare un po’ troppo
con il proprio, indubbio fascino, dando il resto per scontato.
Elisabetta
Marino
Il
sito italiano del film
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