Anno VI - Numero 18 - Gennaio 2001

I film del mese


AUTUMN IN NEW YORK

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Joan Chen
Sceneggiatura: Allison Burnett
Fotografia: Changwei Gu
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: Carol Oditz
Musica: Gabriel Yared
Montaggio: Ruby Yang
Prodotto da: Amy Robinson, Gary Lucchesi e Tom Rosenberg
(USA, 2000)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Will: Richard Gere
Charlotte: Winona Ryder

John: Anthony La Paglia

Dolly: Elaine Stritch
Lisa: Vera Farèmiga

In autunno New York si vela di sfumature dolcissime. I colori pastello l’avvolgono con il loro calore, sovrastando lo scintillio imperante di grattacieli e locali. Questa è la New York dell’amore e della poesia, che si spia dalle finestre dei piani alti, dal frusciare delle foglie degli alberi di Central Park. È la New York amata da Charlotte (Winona Ryder), dalla sua giovinezza minacciata da un’ombra indelebile. Charlotte e Will (Richard Gere) si incontrano per caso e la loro attrazione è un combattimento ad armi pari, una contrapposizione perfetta fra generazioni, per approccio esistenziale, ingenuità e coraggio, viltà ed esperienza umana.
Lo scapolo impenitente, affascinante e di successo, difende strenuamente la sua filosofia di vita, la concezione del rapporto sentimentale lontano da vincoli e da progetti duraturi. Ma per la prima volta la sua antagonista crede in questa fede molto più di quanto non faccia lui, anche se per ragioni decisamente diverse. Si abbandonano lo stesso ad una passione intima e delicata, nonostante l’autunno incombente, che è preludio di amarezza e malinconia, che induce al bilancio di un’intera stagione. L’autunno di un uomo che si prepara suo malgrado ad accettare l’arrivo della maturità e quello di una giovane donna, assetata d’amore e di vita, che vede divorare la primavera dei suoi pochi anni.

Da esperta paesaggista Joan Chen trattiene dentro ogni immagine il fascino luministico già sperimentato nel ritratto tibetano del suo primo lungometraggio "Xiu Xiu: The sent-down girl". Nessuna traccia della città cinica e spietata di Scorsese o di quella mitizzata da Woody Allen, ma una New York che sembra affiorare dai classici drammi romantici degli anni ’40. Il film, che non teme una certa enfasi sul potere dell’amore, è il frutto di una catena di sottilissimi anelli fra regia, fotografia e sceneggiatura: un gioco di specchi, un immaginario inafferrabile, uno sguardo voyeuristico sul sentimento. Luce ed occhio, analisi della propria interiorità, spirito orientale nella ricerca dell’equilibrio (non a caso Will è il proprietario di un famoso ristorante e lo troviamo spesso ad affettare cibi, atto che appartiene all’esercizio zen). Un soggetto banale e prevedibile letto con estrema delicatezza. Una coppia anomala in cui però la riuscita miscela di tenerezza e rassegnazione alla vita che appartiene alla Ryder si scontra con una strana rigidezza da parte del protagonista, un giocare un po’ troppo con il proprio, indubbio fascino, dando il resto per scontato.

Elisabetta Marino

Il sito italiano del film


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