Anno VI - Numero 19 - Febbraio 2001

Speciale La Tigre e Il Dragone


Una Tigre gelida come una statua di cristallo.

Magico. Mistico. Lirico. Una fantasia romantica. Sono solo alcuni degli aggettivi utilizzati dalla critica americana per elogiare "La Tigre e il Dragone", l'ultima fatica di Ang Lee ("Ragione e sentimento"). La stupenda fotografia di Peter Pau, l'esotica colonna sonora di Yo-Yo e le coreografie strepitose di Yien Wo-Ping (responsabile delle scene d'azione di "Matrix") possono farci credere di trovarci di fronte ad un grande prodotto filmico.
Ma tutto questo è abbastanza per farne un grande film? A mio avviso la risposta è no. Ang Lee perde questa opportunità per i motivi che cercherò di spiegare. 
La storia racconta di una spada leggendaria che appartiene al maestro Li Mu Bai (Chow Yun Fat). Mu Bai ama in segreto Yu Shu Lien (Michelle Yeoh), una sua discepola. La spada viene rubata da un misterioso guerriero e qui abbiamo la prima, fantastica, scena notturna dove Yu insegue il ladro e noi assistiamo stupefatti a dei salti prodigiosi. Scopriamo poi che dietro al furto c'è Volpe di Giada, acerrima nemica di Li Mu Bai.
Una storia parallela racconta l'amore tra Jen Yu, la figlia del governatore cinese, e Lo, un brigante del deserto. La fanciulla è promessa sposa ad un uomo che non ama. Per il bandito rapire la ragazza è un gioco da ragazzi. Così la storia procede tra questi due racconti, destinati ad incrociarsi, con lo spettro di Volpe di Giada che sorvola tutto il film.
Banditi, paesaggi bellissimi, l'antica Cina. Se pensate a David Lean (come qualche critico americano ha scritto) il paragone è corretto, salvo che per alcune eccezioni di non poco conto. Ang Lee non è David Lean e quindi non riesce a fondere il genere epico con quello avventuroso. L'elemento epico è sostituito da un'atmosfera intimista e soave. L'avventura è portata soltanto dalle straordinarie scene di arti marziali (probabilmente le migliori mai viste). Tuttavia l'emozione, il rischio e l'avventura sono i grandi assenti del film. Assistendo alla proiezione non ho potuto fare a meno di pensare alle sequenze del deserto di Star Wars. Un Lucas avrebbe forse realizzato quel film che Ang Lee non è riuscito pienamente a realizzare, sopratutto nel racconto del brigante e la principessa, relegato in secondo piano rispetto alle altre vicende.
Questa tigre è contratta, questo drago non ci mette paura. E' perfetto, come quelle statue gelide e cristalline, che si vedono con gusto, s'apprezzano e si dimenticano immediatamente quando lasciamo il cinema. 

Enrique Ochoa

Speciale La Tigre e il Dragone


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