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INTERVISTA A ANG
LEE
"Questo
film è una sorta di sogno della Cina, di una Cina che probabilmente non
è mai esistita, fuorché nelle mie fantasie di gioventù a Taiwan. Da
bambino la mia immaginazione era infiammata dai film di arti marziali e
dai romanzi di cappa e spada che leggevo invece di fare i compiti. Trovo
davvero molto divertente che questi due modi di sognare la Cina siano
ora confluiti in un film che sono riuscito a girare proprio in questo
paese.
Abbiamo utilizzato questo
cinema di genere come una sorta di strumento di ricerca per scoprire
l'eredità della cultura tradizionale cinese. Si è presa in
considerazione la più universale tra tutte le forme artistiche e la si
è fatta dialogare con quella più alta, quella delle arti marziali
segrete, così come ci sono state tramandate nel tempo dalle grandi
scuole taoiste di addestramento e di pensiero. Solo che mentre in genere
i film d'arti marziali sono tutti fondati sulla virilità, il mio film
trova il suo centro nei personaggi femminili: sono proprio le donne,
alla fine, a intraprendere il "cammino".
Anche
l'aspetto drammaturgico è strutturato come una coreografia, come se si
trattasse di arti marziali, in cui la lotta non consiste mai solamente
nei calci e nei pugni, ma rappresenta anche il modo in cui i personaggi
esprimono la loro condizione e i propri sentimenti. Lavorare con il
maestro d'arti marziali Yuen Wo-Ping (lo stesso di Matrix) e il suo team
mi ha permesso di imparare un modo di fare cinema molto rigoroso che
tende alla perfezione, in cui la costruzione delle singole inquadrature
e il montaggio si avvicinano alla danza e alla musica.
E' stato per me un grandissimo onore quello di poter realizzare questo
film."
Ang Lee
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