:
Columbia TriStar Films Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Adam Gibson: Arnol Schwarzenegger
Hank Morgan: Michael Rapaport
Michael Drucker: Tony Goldwyn
Dottor Griffin Weir: Robert Duvall
Robert Marshall: Michael Rooker



In un allarmante futuro profeticamente non molto
lontano, l’ingegneria genetica come risorsa economica è ormai una
realtà: la Replacement Technologies, una società d’avanguardia
fondata dall’uomo d’affari Michael Drucker e dal Dottor Griffin
Weir, è impegnata in ogni possibile sfruttamento della clonazione,
dalla replica degli inseparabili animali domestici a quella illegale e
clandestina degli esseri umani, vietata rigidamente dalla "Legge
del Sesto Giorno". Adam, pilota pluridecorato, dopo un regolare
giorno di lavoro e con un vuoto nella memoria su alcuni avvenimenti
delle ore appena trascorse, tornando a casa trova la moglie abbracciata
ad un altro uomo: un perfetto clone di se stesso. Per Adam si scatenerà
una caccia alla verità sconvolta dalla presenza di assassini clonati,
terroristi puritani e conflitti morali.
Vorremmo subito affermare la
nostra posizione: Arnold Schwarzenegger è un grande uomo di cinema. Non
intendiamo, con questo, dire nulla che sia dichiaratamente provocatorio,
ma soltanto riconoscere il contributo di questo attore alla definizione
di un genere cinematografico: potremmo dire, senza il timore di essere
prontamente smentiti, che il suo personaggio è per il cinema d’azione
ciò che John Wayne ha rappresentato per il Western. Entrambi (è una
proposizione imprescindibile) possono essere fermamente riconosciuti
come uomini di mestiere. Per questo, Schwarzenegger è rigido e attento
con i registi per cui lavora ed è senza dubbio il principale artefice
dei suoi film. Tutta la sua esperienza viene facilmente desunta, a
differenza del compagno Stallone, dall’evidente scrupolosità
investita nella gestione delle scene chiave, che evitano rimandi e
conseguenze troppo prevedibili e dimostrano, soprattutto con questo, un
marcato rispetto nei confronti dello spettatore del cinema d’azione,
tutt’altro che impreparato o sprovveduto, ma anzi, assai suscettibile
se costretto a compromettere la delizia dello spettacolo a causa di un
incapace abuso di stereotipi.
Arnold Schwarzenegger sembra spesso, con
questo film, voler fare il punto rinnegando le nuove tendenze del cinema
d’azione e preferendo uno stile oramai definibile "classico"
(addirittura "sobrio", se il genere permettesse determinazioni
così pacifiche), pretendendo, con la coinvolta impulsività tipica di
ogni uomo di mestiere, partecipazione completa e verace dell’attore
(è risaputo che Schwarzy non si lasci rappresentare da alcuno
stuntman), trame più sobrie, accadimenti meno prevedibili e minor
ricorso agli effetti speciali per definire il carattere di una scena. Vi
assicuriamo che ognuna di queste regole viene precisamente rispettata;
ognuna concorre a distinguere lo stile di un attore-personaggio
inevitabile, senza tener conto di cui molti elementi essenziali nel
linguaggio cinematografico degli anni ’80 e ’90, bene o male che se
ne voglia discutere, sarebbero sfuggenti e inidentificabili. Più che
mai, un grande uomo di cinema. Se non bastasse, poi, avvisiamo che la
presenza di Robert Duvall rende questo piccolo film ancora più
prezioso.