Anno VI - Numero 19 - Febbraio 2001

I film del mese


IL SESTO GIORNO
(THE 6TH DAY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Roger Spottiswoode
Sceneggiatura
: Cormac Wibberley, Marianne Wibberley
Fotografia
: Pierre Mignot
Scenografia
: James Bissel, John Willet
Costumi
: Trish Keating
Musica
: Trevor Rabin
Montaggio
: Mark Conte, A.C.E., Dominique Fortin, Michael Arcand
Prodotto da
: Mike Medavoy, Arnold Schwarzenegger, Jon Davison, Daniel Petrie Jr., David Coatsworth
(USA, 2000)

Durata
: 124’
Distribuzione cinematografica
: Columbia TriStar Films Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Adam Gibson: Arnol Schwarzenegger
Hank Morgan: Michael Rapaport
Michael Drucker: Tony Goldwyn
Dottor Griffin Weir: Robert Duvall
Robert Marshall: Michael Rooker

In un allarmante futuro profeticamente non molto lontano, l’ingegneria genetica come risorsa economica è ormai una realtà: la Replacement Technologies, una società d’avanguardia fondata dall’uomo d’affari Michael Drucker e dal Dottor Griffin Weir, è impegnata in ogni possibile sfruttamento della clonazione, dalla replica degli inseparabili animali domestici a quella illegale e clandestina degli esseri umani, vietata rigidamente dalla "Legge del Sesto Giorno". Adam, pilota pluridecorato, dopo un regolare giorno di lavoro e con un vuoto nella memoria su alcuni avvenimenti delle ore appena trascorse, tornando a casa trova la moglie abbracciata ad un altro uomo: un perfetto clone di se stesso. Per Adam si scatenerà una caccia alla verità sconvolta dalla presenza di assassini clonati, terroristi puritani e conflitti morali.

Vorremmo subito affermare la nostra posizione: Arnold Schwarzenegger è un grande uomo di cinema. Non intendiamo, con questo, dire nulla che sia dichiaratamente provocatorio, ma soltanto riconoscere il contributo di questo attore alla definizione di un genere cinematografico: potremmo dire, senza il timore di essere prontamente smentiti, che il suo personaggio è per il cinema d’azione ciò che John Wayne ha rappresentato per il Western. Entrambi (è una proposizione imprescindibile) possono essere fermamente riconosciuti come uomini di mestiere. Per questo, Schwarzenegger è rigido e attento con i registi per cui lavora ed è senza dubbio il principale artefice dei suoi film. Tutta la sua esperienza viene facilmente desunta, a differenza del compagno Stallone, dall’evidente scrupolosità investita nella gestione delle scene chiave, che evitano rimandi e conseguenze troppo prevedibili e dimostrano, soprattutto con questo, un marcato rispetto nei confronti dello spettatore del cinema d’azione, tutt’altro che impreparato o sprovveduto, ma anzi, assai suscettibile se costretto a compromettere la delizia dello spettacolo a causa di un incapace abuso di stereotipi. 

Arnold Schwarzenegger sembra spesso, con questo film, voler fare il punto rinnegando le nuove tendenze del cinema d’azione e preferendo uno stile oramai definibile "classico" (addirittura "sobrio", se il genere permettesse determinazioni così pacifiche), pretendendo, con la coinvolta impulsività tipica di ogni uomo di mestiere, partecipazione completa e verace dell’attore (è risaputo che Schwarzy non si lasci rappresentare da alcuno stuntman), trame più sobrie, accadimenti meno prevedibili e minor ricorso agli effetti speciali per definire il carattere di una scena. Vi assicuriamo che ognuna di queste regole viene precisamente rispettata; ognuna concorre a distinguere lo stile di un attore-personaggio inevitabile, senza tener conto di cui molti elementi essenziali nel linguaggio cinematografico degli anni ’80 e ’90, bene o male che se ne voglia discutere, sarebbero sfuggenti e inidentificabili. Più che mai, un grande uomo di cinema. Se non bastasse, poi, avvisiamo che la presenza di Robert Duvall rende questo piccolo film ancora più prezioso.

Francesco Russo


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