F. W. Murnau: John Malkovich
Max Schreck: Willem Dafoe
Albin Grau: Udo Kier
Fritz Wagner: Cary Elwes
Greta Schroeder: Catherinne McCormack
Gustav von Vageneheim: Eddie Lizzard


L’ombra del vampiro è un film che concretizza
con corposa fantasia le digressioni potenziali su di un’opera sacra
nella storiografia cinematografica come il "Nosferatu" di
Murnau. La trama verte difatti su gli eventi bizzarri che trovano luce
durante la lavorazione del film. W. F. Murnau (John Malkovich) aspira a
realizzare un film dal celebre romanzo di Bram Stoker
"Dracula", il cui titolo
originale fu negato però dagli eredi di Stoker tanto che Murnau
chiamò il suo vampiro Conte Orlock, lasciando pressoché invariata la storia
originale. Murnau assolda Max Shreck (Willem Dafoe), consapevole
della sua natura ultraterrena: l'attore è un vampiro vero e in
cambio delle sue performances sul set, Murnau gli promette quale
‘pasto’ a fine riprese la star del film. Le riprese, che
intanto si sono sposate sull’isola di Engoland, assumono connotati
ambigui per via delle aggressioni di Orlock ai membri della troupe. Il
Conte non si appaga di una bottiglia di sangue d’annata che ogni
sera Murnau gli porta nella sua grotta, o di sparuti pipistrelli:
Orlock necessita di sangue umano...
Il film è sviluppato per intero dal punto di vista
di Murnau, cosicché in continuazione l’immagine sfuma dal bianco e
nero al colore. Ma l’asse portante sul piano ideologico della pellicola
è il concetto del
regista: sacrificare tutto (anche le vite umane) per il sacro fuoco
dell’Arte. Ecco, il film non vira su intuizioni che un soggetto di
indubbia potenza potrebbe esprimere ma ricicla nuove sequenze con la
medesima concezione, decisamente romantica, nel senso storico, di
vivere per creare. Oltretutto non appaiono neanche soluzioni formali,
che un film di genere neo gotico dovrebbe suggerire (pensiamo gli
esiti che avrebbe potuto avere lo
stesso soggetto nelle mani di Tim Burton).
L’Ombra del
Vampiro rimane un film curato nelle immagini,
di stampo classico, sorretto da una storia che ben presto esaurisce la
sua carica espressiva e che non collima con l’idea di partenza via
via che il film avanza verso la fine. Salvo alcuni squarci di
umorismo nero, o alcuni riferimenti strettamente ancorati al "metacinema",
la storia non sviluppa in maniera estensiva il film su cui poggia. E
tuttavia è un discreto esordio per il produttore, Nicolas Cage, con
la sua Saturn Film.