Anno VI - Numero 19 - Febbraio 2001

Speciale Hannibal


Intervista con Ridley Scott e Anthony Hopkins

E’ un momento propizio per incontrare Ridley Scott. Il regista che ha segnato importanti traguardi nel cinema contemporaneo, contribuendo allo sviluppo del linguaggio filmico con autentiche pietre miliari, tra cui "Alien", "Blade Runner", "Thelma & Louise", Black Rain" ed altri, sembra aver ritrovato dopo "Il Gladiatore", rinnovandolo, il suo inconfondibile vocabolario stilistico. Sempre attento ad approfondire i motivi ed i passi intorno a cui si sviluppa una leggenda, diventa forse per questo il regista ideale nella direzione di un lavoro in cui è richiesto il confronto con un personaggio leggendario, esprimendo con evidente chiarezza tutta la sua identità di autore e indipendenza intellettuale, doti necessarie per non lasciarsi intimidire dal progetto di realizzare un seguito ad un illustre capolavoro. Semplicemente, Scott non è Demme, e "Hannibal" non è "Il Silenzio Degli Innocenti". Ecco perché ogni paragone diventa, criticamente, superficiale e superfluo. Per quanto riguarda Anthony Hopkins, invece, non crediamo esista molto di cui discutere intorno alle qualità di un attore che ha dato prova, anche in episodi nel loro complesso non proprio convincenti, di esporsi comunque come uno tra gli attori più espressivi degli ultimi venti anni di cinema, nell’analisi dei quali il suo ruolo potrebbe persino primeggiare.

Sir Hopkins, il cambiamento più evidente, rispetto a "Il Silenzio Degli Innocenti", sembra essere la trasformazione di Hannibal da eroe ad anti-eroe. Era necessario?
Non mi sembra esatto. Definire Hannibal Lecter un eroe è tendenzialmente forzato. Semplicemente, ne" Il Silenzio Degli Innocenti" tutta la storia era molto diversa. Questo era il personaggio come Harris lo aveva dipinto, e a cui noi abbiamo cercato di attenerci il più possibile. Non mi pare affatto che questo lo trasformi in un personaggio politicamente corretto, come alcuni hanno invece voluto rilevare.

Sir Hopkins, perché, secondo lei, esiste tutta questa attrazione nei confronti del male? Fino a che punto, anche a lei piace questo personaggio?
Hannibal Lecter è un’incarnazione mitica, neoclassica. Mi piace moltissimo, ma non mi posso affatto identificare in lui. Se intendete chiedermi quanto ci sia di me in Hannibal, devo ricordarvi che è un personaggio della fantasia, una finzione, e tra di noi esiste soltanto un rapporto attore-personaggio. Hannibal è un lato oscuro, un’ombra, e per questo mette il pubblico davanti ad un’invisibile aspetto del loro inconscio. Forse è per questo, che piace così tanto.

Mr. Scott, sapeva che in Italia il film non è sottoposto a censura? Secondo lei, perché?
Non ne ero al corrente e la cosa mi sorprende moltissimo! Onestamente, non saprei risponderle. In America, il film è stato vietato ai minori di 17 anni, in Canada ai minori di 13.

Mr. Scott, la Firenze che mostra, con il suo talento visionario, è decisamente trasfigurata rispetto all’ immagine che gli italiani sono abituati ad averne. Che accortezze ha usato per ottenere questi risultati?
Volevo ricreare a Firenze un’atmosfera invernale, lasciare che fosse un posto in cui Hannibal potesse davvero muoversi come un’ombra. Ho cercato quindi, nonostante le riprese siano state fatte in primavera, di trovare luoghi e momenti che potessero restituirle l’aria di un tempo sospeso tra autunno e inverno, di darle la luce romantica che potremmo trovare a Venezia.

Sir Hopkins, quale personaggio l’ha colpita di più nella sua carriera, e cosa significa per lei, recitare?
Hannibal Lecter, davvero! E’ un personaggio complesso, ricco di dicotomie come la nostra stessa cultura. Firenze, ad esempio, è una città splendida per arte e cultura, ma come la nostra storia, è affogata nel sangue. La violenza sembra essere un elemento fondamentale del nostro aspetto creativo. Ricordate le parole di Orson Wells ne "Il Terzo Uomo": durante il Rinascimento, in Italia ci sono state guerre, omicidi, crudeli monarchi, ma anche Leonardo, Raffaello e Michelangelo. 400 anni di pace in Svizzera cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù. La seconda domanda, invece, mi viene posta molto spesso. Non so. Non ne ho la più pallida idea. Lo faccio perché ritengo di avere il talento per farlo. Non mi sono mai chiesto cosa rappresentasse nella mia vita.

Dopo la sua esperienza nel 1996 come regista in "August" Le piacerebbe tornare dietro la macchina da presa?
No, Mai! I registi sono i primi ad arrivare sul set e gli ultimi ad andarsene! Seriamente, non ritengo di avere la fantasia necessaria per coprire quel ruolo. Per il momento, sono soddisfatto del mio lavoro come attore.

Mr. Scott, in senso generico, qual è il suo atteggiamento nei confronti della censura?
Questo è un argomento di cui potrei parlare per due maledette ore. Ogni film in cui venga mostrata una scena di violenza riceve lo stesso, iniquo trattamento. In "Hannibal", le sequenze più dure sono sempre associate a riferimenti dichiaratamente ironici e mai potrebbero diventare un falso modello comportamentale. Ci sono molti altri film e molta altra televisione che invece fanno della violenza un uso gratuito e incontrollato, ma la censura non riesce comunque a maturare una distinzione. Fatemi dire che la censura è un dovere innanzitutto dei genitori, un problema educativo: se io spiego ai miei figli perché non vedere un determinato film, posso fidarmi di loro. Se i vostri figli s’introducono di nascosto in una sala cinematografica, allora è soltanto colpa vostra.

Francesco Russo

Speciale Hannibal


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