Anno VI - Numero 19 - Febbraio 2001

I film del mese


HANNIBAL

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura
: David Mamet, Steven Zaillian
Fotografia
: John Mathieson
Scenografia
: Norris Spencer
Costumi
: Janty Yates
Musica
: Hans Zimmer
Montaggio
: Pietro Scalia
Prodotto da
: Dino De Laurentiis, Martha De Laurentiis, Branko Lustig
(USA; 2001)

Durata
: 130'
Distribuzione cinematografica
: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dr. Hannibal Lecter: Anthony Hopkins
Clarice Starling: Julianne Moore
Paul Krendler: Ray Liotta
Mason Verger: Gary Oldman
Commissario Rinaldo Pazzi: Giancarlo Giannini
Allegra Pazzi: Francesca Neri

Sono trascorsi dieci anni dalla fuga del Dr. Hannibal Lecter. In tutto questo tempo, il mondo non è riuscito a dimenticarsi di lui. Non l’ha fatto la legge, che tuttora è sulle sue tracce; non l’ha fatto l’opinione pubblica, che colleziona oggetti e notizie sul cannibale, persino ricette, ponendolo oltre il pubblico santuario dei suoi abnormi orrori; non lo hanno fatto le sue vittime, che ancora chiedono pace e vendetta. Questo demonio, nel frattempo, si è ritirato ad una vita più silenziosa, nascosta tra le luci vitree e spettrali di una Firenze sulfurea, affrescata dalle sue storie di sangue. Starling, aiutata da qualche nuovo indizio, torna a cercarlo, ma non è sola: il magnate Mason Verger, che l’incontro con Lecter ha distrutto nel corpo e nello spirito, coltiva la stessa ossessione di Clarice. 

Ridley Scott, come autore, dirige un film in esemplare equilibrio stilistico, legando con impercettibili modulazioni lunghissimi piani esterni a totali interni che arrivano, infine, a convergere questa proiezione poetica in modellati primi piani. La sua attenta regia è efficace, come sempre, quando deve addentrarsi, dimostrare i motivi della leggenda ed enfatizzarla con i simboli, con le icone di richiamo evangelico che già potevamo trovar sparse ne "Il Silenzio Degli Innocenti". Questo cannibale (incarnazione del peccato poiché "peccatore è colui che ama il male") non perde nulla rispetto al capolavoro, ma anzi, s’impreziosisce, viene approfondito. Esteta della corruzione, intenzionale solo nei suoi fini e non nelle cause scatenanti, Lecter è l’ombra di Nosferatu con il dono della parola, la "forma" della strega intravista dai bambini tra i vicoli di Haddonfield (la cittadina di "Halloween"), la natura adulta degli orrori infantili: è il profilo del male nei valori storici della nostra moralità raccontato da Hopkins e Scott, che mostrano tutto, sulla carne e sulla pelle, nell’aria, tra i colori e le luci. Hannibal, come ogni demone, tinge ciò che tocca e attraversa delle sue stesse sembianze. 

La difficoltà di prima evidenza, scorta in questo soggetto, è appunto nel rispetto delle condizioni per cui Hannibal diventi l’epicentro di tutte le corrispondenze simboliche, costringendo forse la sceneggiatura ad una certa, inevitabile immobilità. Il talento di Scott, comunque, è mirato all’integrazione concettuale: per dipingere l’universo interiore del Dr.Lecter, questo deve necessariamente riflettersi sul suo e prima di tutto sul nostro -di spettatori- mondo esteriore, come una stanza di specchi che riverbera l’invisibile e modifica il contingente (così come Firenze, irriconoscibile nel film dai suoi cittadini, ma congeniale ad un mostro senza nome che la ricorda confusa tra lo splendore e la morte, intimamente divisa tra arte e sangue). Chi ne esce penalizzata, da questo parziale approfondimento, è chiaramente la definizione dei personaggi che attorno a lui ruotano, costituendo la principale e ineluttabile differenza con il suo predecessore. Clarice stessa, sembra relegata ad un ruolo marginale. Il finale crudo ed esplicito, poi, non mancherà nel tradire la fermezza di alcuni spettatori. Il diavolo, come afferma lo stesso Hopkins, ha il senso dello humor.

Francesco Russo

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