: Lucky
Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Manie: Agnes Jaoui
Castellana: Jean Pierre Bacri
Clara: Anne Alvaro
Deschamps: Alain Chabat
Gerard Lavin: Moreno



Questa semplice storia racconta di cinque personaggi,
delle loro vite diverse accomunate soltanto da una catena casuale di
rapporti. Un uomo d’affari, un’attrice, un autista, una cameriera ed
una guardia del corpo. Tutto il pasticcio ha inizio con un rischioso
contratto per colpa del quale l’imprenditore si trova spiacevolmente
costretto ad assumere una guardia del corpo e a prendere lezioni d’inglese.
Scoprirà che l’avvenente insegnante, sulle prime cacciata a malo
modo, è soprattutto una brava attrice di teatro. Colpito dal talento
della donna e annichilito dall’accidia della sua vita coniugale, se ne
innamorerà. In un piccolo bar frequentato dall’attrice, poi, lavora
una giovane cameriera che ritroverà nell’autista dell’imprenditore
una relazione avuta tempo prima e dopo pochi incontri senza successo, si
legherà invece alla guardia del corpo. Il piccolo universo di queste
persone verrà per un momento scosso dalle reciproche intrusioni,
ristabilendo e riformulando valori ed equilibri.
Nonostante le evidenti
influenze romheriane, accentuate nell’esigenza di una semplicità
stilistica e nella soffusa gentilezza con cui vengono caratterizzati i
personaggi, questa sobria opera prima sembra innanzi tutto confermare
quanto il minimalismo sia oramai un linguaggio artistico comune anche
tra gli autori europei. L’inesausta ricerca di uno stile che riesca a
portare sempre più vicine alla collimazione realtà specifiche anche
molto discordi, tanto da poterle sovrapporre e confrontare sul medesimo
territorio d’azione, sembra risolversi nel minimalismo con le formule
più adatte, più vicine ad un progetto realizzabile. Il segreto è
non nel concentrare l’attenzione dello spettatore su di un individuo
scelto, ma nel proporgli un puzzle disordinato e incompleto di
interazioni, portandolo all’accettazione morale di questo caos come,
in verità, unico ordine raggiungibile.
La diffusione di questo modo
narrativo ha permesso di vederlo rappresentato da un bagaglio sempre
più vasto di forme, dalla cinica chirurgia formale di Altman a
risultati meno completi ma comunque non privi d’interesse, come il
film in esame, diventando addirittura tecnica di genere, esprimendosi
quindi nella commedia, nel dramma, nel thriller e via di seguito. Poi,
visto che abbiamo sentito citare, in merito a quest’opera, la forma
romheriana del "racconto morale " vale la pena aggiungere che
la giovane regista è davvero molto attenta a evitare prevedibili
ingenuità e, anzi, sembra convinta e convincente quando decide di
mettere in scena il sereno principio per cui l’’incomunicabilità è
soprattutto figlia della reciproca sottovalutazione, quando descrive,
con profonda prudenza, i peccati ed i difetti delle classi sociali,
ottusi come le sviste e gli errori che gli individui commettono nella
smania di giudizio.