Anno VII - Numero 28 - Dicembre 2001

I film del mese


I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE
(THE EMPEROR'S NEW CLOTHES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alan Taylor
Sceneggiatura
: Kevin Molony (Tratto dal romanzo "The Death of Napoleon" di Simon Leys)
Fotografia
: Alessio Torresi
Scenografia
: Andrea Crisanti
Costumi
: Sergio Ballo
Musica
: Rachel Portman
Montaggio
: Masahiro Hirakubo
Prodotto da
: Uberto Pasolini
( 2001)

Durata
: 105’
Distribuzione cinematografica
: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Napoleone/Eugene: Ian Holm
Pumpkin: Iben Hjejle
Dottor Lambert: Tim McInnerney
Gerard:Tom Watson
Bertrand: Hugh Bonneville
Antonmarchi: Murray Melvin
Sergente: Clive Russel

"I Vestiti nuovi dell’Imperatore": ovvero cosa sarebbe accaduto se Napoleone Bonaparte non fosse deceduto in esilio forzato e controllato dagli inglesi ma all’opposto si fosse recato a Parigi sostituendo la propria presenza sull’isola con un sosia. E tuttavia l’Imperatore, per via delle rivalse sociali del suo sosia, fallisce nel piano di riconquistare la Francia e deve adattarsi all’amore di una ragazza folle di lui e convivere con la "pazzia" di credersi (come infatti è) Napoleone Bonaparte; o cullarsi su una sana vita di un borghese qualunque (non senza comunque dimostrare il suo genio nel commercio di meloni). 

Il regista Alan Taylor ("Palookaville") predilige soffermarsi lenticolarmente sull’inquadratura, indugiare, riutilizzando il rigore stilistico, unito alla riproduzione (di arredi, di oggetti) filologica, dell’Herzog de "L’Enigma di Kaspar Hauser", o de "I Duellanti" di Ridley Scott. Ian Holm nelle vesti di un nevrotico Napoleone incarna le smanie megalomani di un uomo considerato "morto"; e rimane impassibile anche quando la sceneggiatura lo coinvolge in un evento comico: rimane serioso, se non torvo, come un James Cagney o un Anthony Hopkins ivoriano. E la narrazione procede compatta, con ritmo, immagini correlate con l’ansia di Napoleone e della sua donna (Iben Hjejle). E Taylor scava all’interno di lei, che intuisce le verità del suo misterioso ospite, ma si lascia soggiogare qualunque sia il suo giudizio nei confronti dell’Imperatore - "(…) è davvero Napoleone? (…)"; "(…) O è un pazzo? (…)" -: a lei non interessa più se sia Montecchi o Capuleti, non importa che la rosa sia chiamata rosa, la paziente Pumkin vede solo in Napoleone/Eugene (il suo nome falso per entrare in terraferma) un uomo da amare, forte, che la protegge. Le basta. 

E un film che regge un registro drammaturgico in bilico tra la parodia e il dramma. Possiede un realismo magico di alcune novelle di Schnitzler, e infine si può considerare che una trama così arguta, sottile e "inventata", rispetto alla Storia, rimane un esempio di cinema che descrive la forza della leggenda sulla storia medesima ("Liberty Valance", di Ford, docet) e incastona dentro l’organigramma della messa in scena inappuntabile una storia d’amore tanto imponente e invisibile, che spazza lo stesso nucleo originale del racconto.

Luigi Senise


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