Anno VII - Numero 28 - Dicembre 2001

I film del mese


L'UOMO CHE NON C'ERA
(THE MAN WHO WASN'T THERE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Joel Coen
Sceneggiatura
: Joel  e Ethan Coen
Fotografia
: Roger Deakins
Scenografia
: Dennis Gassner
Costumi
: Mary Zophres
Musica
: Carter Burwell
Montaggio
: Joel  e Ethan Cohen, Tricia Cooke
Prodotto da
: Tim Bevan, Ethan Cohen, Eric Fellner
(USA, 2001)

Durata
: 116'
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ed: Billy Bob Thornton
Doris: Frances McDormand
Big Dave: James Gandolfini
Carcanogues: Adam Alexi-Malle
Frank: Michael Badalucco
Ann Nirdlinger: Katherine Borowitz
Walter Abundas: Richard Jenkins 
Birdy Abundas: Scarlett Johansonn
Creighton Tolliver: Jon Polito
Freddy Riedenschneider: Tony Shalhoub

L'ultimo film dei fratelli Coen è un noir girato in bianco e nero. Cosa dire dell'ultima opera di questi autori? E' risaputo che i Coen sono dei manieristi: per loro la forma cinematografica predomina sulla struttura del copione. Sono maestri nella direzione degli attori e nelle ambientazioni delle loro vicende. In questo senso l'effetto desiderato è centrato anche in questo ultimo film, L'uomo che non c'era. Qui il protagonista sembra un Bogey immerso in una vicenda degna di Double Indemnity ("La fiamma del peccato") o di The Blue Dahlia ("La dalia blu"). Ed (Billy Bob Thornton), è un parrucchiere quasi invisibile per i suoi clienti: taglia i capelli come un automa mentre la sua vita scorre quietamente a Santa Rosa. Sposato con Doris, interpretata da Frances Mc Dormand, moglie infedele che ha una relazione con Big Dave (il "Soprano" James Gandolfini) Ed, che ha un disperato bisogno di soldi da investire in un progetto bislacco con Creighton Tolliver, uno strano personaggio interpretato dall'ineffabile Jon Polito, ricatta Big Dave con una lettera anonima destinata a sconvolgere la sua vita

La storia comincia così, nel pieno delle regole del noir. Solo che, invece di una trama solida e rigorosa i Coehn lasciano che il film si dilunghi in una durata eccessiva (circa 120 minuti), mentre avrebbe potuto essere compressa nei classici novanta dei veri noir del passato. I Coehn inoltre mortificano la vicenda con elementi da commedia che risultano anticlimatici e distraenti per lo spettatore: infatti non si possono mescolare impunemente Blood simple e Raising Arizona. Invece di raccontare una storia classica, come avevano fatto nel loro film d'esordio, i fratelli insistono in un'impresa "finta", che non è né commedia, né noir, ma soltanto un esercizio di stile fallito. 

Un altro imperdonabile difetto del film ha a che vedere con la malinconia che pervade il protagonista, un uomo frustrato, che vive una vita minimale. Questo elemento avrebbe potuto essere integrato nel noir con risultati efficaci e avrebbe rappresentato una brillante opportunità per riflettere su una vita opaca, oscura, persa nell'immensità della città. Un barbiere che riflette sulla vita e la guarda passare filtrata dal fumo della sua sigaretta. Ma questa è appunto una straordinaria opportunità che i Coehn mancano, preferendo inseguire virtuosismi e perfezionismi autoreferenziali che francamente cominciano ad innervosire molti dei suoi ammiratori (me per primo).

Enrique Ochoa


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