: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ed: Billy Bob Thornton
Doris: Frances McDormand
Big Dave: James Gandolfini
Carcanogues: Adam Alexi-Malle
Frank: Michael Badalucco
Ann Nirdlinger: Katherine Borowitz
Walter Abundas: Richard Jenkins
Birdy Abundas: Scarlett Johansonn
Creighton Tolliver: Jon Polito
Freddy Riedenschneider: Tony Shalhoub

L'ultimo film dei
fratelli Coen è un noir girato in
bianco e nero. Cosa dire dell'ultima opera di questi autori? E' risaputo
che i Coen sono dei manieristi: per loro la forma cinematografica
predomina sulla struttura del copione. Sono maestri nella direzione
degli attori e nelle ambientazioni delle loro vicende. In questo senso
l'effetto desiderato è centrato anche in questo ultimo film, L'uomo
che non c'era. Qui il protagonista sembra un Bogey immerso in una
vicenda degna di Double Indemnity ("La fiamma del
peccato") o di The Blue Dahlia ("La dalia blu").
Ed (Billy Bob Thornton), è un parrucchiere
quasi invisibile per i suoi clienti: taglia i capelli come un automa
mentre la sua vita scorre quietamente a Santa Rosa. Sposato con Doris,
interpretata da Frances Mc Dormand, moglie
infedele che ha una relazione con Big Dave (il "Soprano" James
Gandolfini) Ed, che ha un disperato bisogno di soldi da investire
in un progetto bislacco con Creighton Tolliver, uno strano personaggio interpretato dall'ineffabile Jon
Polito, ricatta Big Dave con una lettera
anonima destinata a sconvolgere la sua vita.
La storia comincia così, nel pieno delle regole del
noir. Solo che, invece di una trama solida e rigorosa i Coehn lasciano
che il film si dilunghi in una durata eccessiva (circa 120 minuti),
mentre avrebbe potuto essere compressa nei classici novanta dei veri
noir del passato. I Coehn inoltre mortificano la vicenda con elementi da
commedia che risultano anticlimatici e distraenti per lo spettatore:
infatti non si possono mescolare impunemente Blood simple e Raising
Arizona. Invece di raccontare una storia classica, come avevano
fatto nel loro film d'esordio, i fratelli insistono in un'impresa
"finta", che non è né commedia, né noir, ma soltanto un
esercizio di stile fallito.
Un altro imperdonabile difetto del film ha a che
vedere con la malinconia che pervade il protagonista, un uomo frustrato,
che vive una vita minimale. Questo elemento avrebbe potuto essere
integrato nel noir con risultati efficaci e avrebbe rappresentato una
brillante opportunità per riflettere su una vita opaca, oscura, persa
nell'immensità della città. Un barbiere che riflette sulla vita e la
guarda passare filtrata dal fumo della sua sigaretta.
Ma questa è appunto una straordinaria opportunità che i Coehn mancano,
preferendo inseguire virtuosismi e
perfezionismi autoreferenziali che francamente cominciano ad innervosire
molti dei suoi ammiratori (me per primo).