Anno VII - Numero 28 - Dicembre 2001

I film del mese


TOMB RAIDER

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Simon West
Sceneggiatura
: Patrick Masset, John Zinman
Fotografia
: Peter Menzies Jr.
Scenografia
: Kirk M. Petruccelli
Costumi
: Linda Hemming
Musica
: Grame Revell
Montaggio
: Dallas S. Puett, Glen Scantlebury
Prodotto da
: Lawrence Gordon, Lloyd Levin, Colin Wilson
(USA, 2001)

Durata
:100’
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Lara Croft: Angelina Jolie
Lord Croft: John Voight
Manfred Powell: Iain Glen
Bryce: Noah Taylor
Alex West: Daniel Craig

Lara Croft è un’avventuriera per professione. Rapida ed audace, trascorre il tempo tuffandosi in pericolose avventure tra monumentali ed oscure cripte perdute in insidiosi templi dimenticati dal tempo e allenandosi a costo della stessa vita in un’avanguardistica palestra nascosta tra le stanze della sua villa principesca. Angosciata dal ricordo del padre scomparso, ritrova per caso un misterioso manufatto che questi aveva conservato con cura sospetta. Incuriosita, inizia ad indagare sull’origine dell’oggetto, accorgendosi ben presto di non essere la sola interessata ai segreti che potrebbe svelare. Una società clandestina e millenaria, infatti, è da tempo incalcolabile sulle tracce di una specifica combinazione d’elementi, che sembrerebbe in grado di offrire a chi ne entra in possesso il potere di controllare il tempo. La caccia e la ricerca cominciano e si evolvono senza tregua. 

Attraverso un linguaggio asciutto, il regista Simon West ("Con Air", "La Figlia del Generale") allestisce una sequenza di "livelli" fedelmente assemblata, mescolando il primo ed il secondo capitolo della saga ludica (il tempio, Venezia, i frammenti del triangolo, ecc.) e includendo finanche la sezione di allenamento nella casa di Lara Croft. Gioia per gli occhi, Angelina Jolie condiziona il paesaggio con la sua incontaminabile bellezza; un modello eroico sfogliato ed integro al tempo stesso, allegoria di una sensualità trattenuta senza malizia nel suo vitreo travestimento digitale. Come il videogame a cui è ispirato, "Tomb Raider" è un film lineare, un razionale groviglio di stereotipi entro cui si iscrivono i comuni modelli dell’action-movie: esempio di uno sfacciato percorso metalinguistico che ha trasformato il cinema in gioco per ricondursi, infine, all’utero cinematografico senza attraversare filtri coscienti, senza, cioè, sottoporre l’ultima tappa di questo processo ad un rimaneggiamento ragionato. 

Di nuovo, la sola intenzione è di adagiarsi su collaudati meccanismi e prosciugare una reiterata strategia commerciale, che ha trascinato nell’oblio predecessori come "Mortal Kombat" e "Street Fighter". Ma "Tomb Raider", più di loro, ha un debito d’esistenza con il cinema d’azione e mitologico, saldato in un puzzle di citazioni che pescano con poca eleganza nelle cornucopie di "Indiana Jones" e "Guerre Stellari". È un vantaggio, inaspettatamente. È il dominante ed unico motivo della sua parziale riuscita. Per ciò che concerne il resto dell’impalcatura, se il videogame proponeva il fascino di un film interattivo, il procedimento inverso mostra invece tutti i difetti di una necessaria semplificazione strutturale. Fortunatamente, come il gioco prima che esaurisse la sua formula in estenuanti ripetizioni, il film è divertente e frenetico e non mancherà di dilettare, con i suoi riferimenti, il folto pubblico di nostalgici ammiratori che ha consumato i polpastrelli sui pulsanti di una console.

Francesco Russo


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