Anno VII - Numero 28 - Dicembre 2001

I film del mese


IL NOSTRO NATALE
(RXMAS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura: Cassandra de Jesus, Abel Ferrara, Scott Pardo
Fotografia
: Ken Kelsch
Scenografia
: Frank DeCurtis
Costumi
: Debra Tennenbaum
Musica
: Schooly-D
Montaggio
: Patricia Bowers, Bill Pankow, Suzanne Pillsbury
Prodotto da
: Pierre Kalfon
(USA, 2000)

Durata
: 82’
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

La moglie: Drea De Matteo
Il marito: Lillo Brancato
Il gangster: Ice T
Louie: Victor Argo
La nipote: Naomi Morales
La figlia: Lisa Valens

1993, New York: nell’approssimarsi del Natale, una famiglia altoborghese fa le ultime spese e si prepara ai festeggiamenti. Salutata la prole, moglie e marito si avviano al proprio lavoro quotidiano: il taglio e lo smercio di droga. Di origine portoricana lei, dominicana lui, hanno raggiunto il benessere e trovato all’ombra dell’illegalità l’unico posto per loro possibile nel Sogno Americano. Durante un incontro di lavoro, l’uomo viene rapito: alla consorte si domanda un riscatto, che ella s’affanna a mettere insieme nei giorni convulsi che precedono le festività. I ricattatori sembrano però poco disposti ad accontentarsi della somma raccolta bussando a mille porte...

14° lungometraggio diretto da Abel Ferrara, quinto a non portare la firma di Nicholas St.John in sede di sceneggiatura, "Il nostro Natale" è opera lucida e potente, che riporta il cineasta italoamericano ai suoi migliori livelli dopo la compiaciuta cupezza di "Blackout" (1997) e l’anarchismo estetico di "New Rose Hotel" (1998). Ciò che egli sembra qui aver ritrovato è soprattutto la lucidità dello sguardo: la descrizione di un universo disumanato, dove il danaro regola i rapporti fra gli individui e confonde i ruoli nel nome d’una comune avidità, ha una precisione cartesiana ed un’asciuttezza che fa pensare a Bresson.

Il crimine non mantiene, nella concisione gestuale e nell’impassibilità emotiva di codesti impiegati del ramo stupefacenti, neppure l’alone romantico di tanto cinema statunitense, anche di Ferrara medesimo: i fratelli Tempio, il cattivo tenente conservavano infatti - pur nella impossibilità dell’espiazione - un qualche anelito alla salvezza nell’autoimmolazione, nel sacrificio voluto della propria esistenza.
Qui, il finale irride con ferocia ad ogni ipotesi di vita vagamente altra immaginata dal protagonista: il cadavere che gli viene fatto trovare nel baule della macchina, la serenità con cui egli rientra nel locale - dove sta festeggiando con la moglie - per mettersi a cantare, dicono della perdita d’ogni speranza. Per i due benestanti spacciatori non rimangono che tanti Natali da consacrare agli acquisti ed ai figli come nella magistrale sequenza iniziale al Rockfeller Center: la rappresentazione policroma e plastificata d’una normalità da spot, scontata ogni giorno con la condanna ad una precarietà sinistra e perenne.

Francesco Troiano


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