Anno VII - Numero 28 - Dicembre 2001

I film del mese


MOMO – ALLA CONQUISTA DEL TEMPO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Enzo D’Alò
Sceneggiatura
: Enzo D’Alò, Umberto Marino, dal romanzo omonimo di Michael Ende
Musica
: Gianna Nannini
Montaggio
: Simona Paggi
Prodotto da
: Vittorio Cecchi Gori
(Italia, 2001)

Durata
: 75’
Distribuzione cinematografica
: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E DOPPIATORI

Momo: Erica Necci
Presidente dei Signori Grigi: Giancarlo Giannini
Mastro Hora: Diego Abatantuono
Vice Presidente dei Signori Grigi: Sergio Rubini
Signore Grigio Rosa: Neri Marcorè

Giunta senza preavviso non si sa da dove, Momo è una bambina che nasconde le sue piccole sembianze sotto una larga giacca da uomo, silenziosa e pura. Stabilita la sua casa fra le rovine di un anfiteatro, la misteriosa fanciulla conquista velocemente l’affetto dei bambini e l’attenzione degli uomini, rapiti da un temperamento onesto e vivace che sembra portar chiarore nelle loro indistinguibili giornate. Un dì però, questo clima sereno viene compromesso dall’arrivo di alcuni sospetti individui grigi, che vivono in una rigida e crudele organizzazione aziendale nutrendosi del tempo rubato agli uomini. Il loro piano oscuro si realizza quando trasformano il mondo di Momo in un lugubre teatro tecnologico, devastato da arrivisti senza scrupoli e piccoli uomini poveri di spirito, che in passato furono i suoi amici. Adesso, aiutata da Mastro Hora, amministratore del tempo, e dalla sua tartaruga magica Cassiopea, la piccola Momo deve sconfiggere i Signori Grigi e riportare la terra al suo splendore primordiale. 

Enzo D’Alò, dopo il successo straordinario de "La Gabbanella e il Gatto", torna con un altro cartone animato d’ispirazione letteraria, tratto stavolta da un romanzo di Michael Ende ("La Storia Infinita"). Anche questo progetto, come il precedente, nasce e si sviluppa in Italia, sorretto da un cast di artisti davvero d’eccezione come Walter Cavazzuti e Michel Fuzellier, rispettivamente reduci da collaborazioni con Bruno Bozzetto e Maurizio Nichetti. Forti di un allenato talento visionario, regista e realizzatori costruiscono un piccolo universo allegorico dove il mondo dei bambini e quello degli adulti riproducono il loro eterno contrasto; dove i primi sono depositari dell’immaginazione che difende i colori del mondo, mentre i secondi sono oramai schiavi delle tentazioni e dell’incedere del tempo, che controlla la loro volontà distraendoli dalla bellezza. In questo modo, il rapporto tra tecnologia e meccanismo economico, qui rappresentato da giocattoli superflui che tentano di dominare in gusto dei bambini, diventa il simbolo supremo di un’ideale consumistico che tenta di plagiare la sobrietà di un incontaminato universo infantile. 

A volte, l’idea alla base del film sorprende per la coerenza con cui sovrappone la storia, l’originale tratto dei personaggi e i lineamenti vagamente futuristi degli sfondi, ma spesso spinge l’efficacia di una notevole intuizione a fare i conti con i difetti che il cinema italiano d’animazione, eccezione fatta forse per Bruno Bozzetto, non riesce a limare: primo su tutti il ritratto di personaggi oltremodo essenziali, poveri di carattere ed in linea di massima piuttosto noiosi; poi, le iperboliche ambizioni intellettuali che indeboliscono la struttura, creando prodotti decisi a raggiungere un pubblico colto seppur nati da un linguaggio semplice. Alla fine, il risultato ottenuto è troppo ponderoso per una platea di bambini, e insufficiente a soddisfare le esigenze analitiche di uno spettatore adulto. Invece, è più probabile che corra il rischio di lasciare interdetti, come accade ad ogni opera neutra e come qui sembra accadere ai suoi illustri doppiatori.

Francesco Russo


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