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Cecchi Gori Group
PERSONAGGI E DOPPIATORI
Momo: Erica Necci
Presidente dei Signori Grigi: Giancarlo Giannini
Mastro Hora: Diego Abatantuono
Vice Presidente dei Signori Grigi: Sergio Rubini
Signore Grigio Rosa: Neri Marcorè


Giunta senza preavviso non si sa da dove, Momo è una
bambina che nasconde le sue piccole sembianze sotto una larga giacca da
uomo, silenziosa e pura. Stabilita la sua casa fra le rovine di un
anfiteatro, la misteriosa fanciulla conquista velocemente l’affetto
dei bambini e l’attenzione degli uomini, rapiti da un temperamento
onesto e vivace che sembra portar chiarore nelle loro indistinguibili
giornate. Un dì però, questo clima sereno viene compromesso dall’arrivo
di alcuni sospetti individui grigi, che vivono in una rigida e crudele
organizzazione aziendale nutrendosi del tempo rubato agli uomini. Il
loro piano oscuro si realizza quando trasformano il mondo di Momo in un
lugubre teatro tecnologico, devastato da arrivisti senza scrupoli e
piccoli uomini poveri di spirito, che in passato furono i suoi amici.
Adesso, aiutata da Mastro Hora, amministratore del tempo, e dalla sua
tartaruga magica Cassiopea, la piccola Momo deve sconfiggere i Signori
Grigi e riportare la terra al suo splendore primordiale.
Enzo D’Alò,
dopo il successo straordinario de "La Gabbanella e il Gatto",
torna con un altro cartone animato d’ispirazione letteraria, tratto
stavolta da un romanzo di Michael Ende ("La Storia Infinita").
Anche questo progetto, come il precedente, nasce e si sviluppa in
Italia, sorretto da un cast di artisti davvero d’eccezione come Walter
Cavazzuti e Michel Fuzellier, rispettivamente reduci da collaborazioni
con Bruno Bozzetto e Maurizio Nichetti. Forti di un allenato talento
visionario, regista e realizzatori costruiscono un piccolo universo
allegorico dove il mondo dei bambini e quello degli adulti riproducono
il loro eterno contrasto; dove i primi sono depositari dell’immaginazione
che difende i colori del mondo, mentre i secondi sono oramai schiavi
delle tentazioni e dell’incedere del tempo, che controlla la loro
volontà distraendoli dalla bellezza. In questo modo, il rapporto tra
tecnologia e meccanismo economico, qui rappresentato da giocattoli
superflui che tentano di dominare in gusto dei bambini, diventa il
simbolo supremo di un’ideale consumistico che tenta di plagiare la
sobrietà di un incontaminato universo infantile.
A volte, l’idea alla
base del film sorprende per la coerenza con cui sovrappone la storia, l’originale
tratto dei personaggi e i lineamenti vagamente futuristi degli sfondi,
ma spesso spinge l’efficacia di una notevole intuizione a fare i conti
con i difetti che il cinema italiano d’animazione, eccezione fatta
forse per Bruno Bozzetto, non riesce a limare: primo su tutti il
ritratto di personaggi oltremodo essenziali, poveri di carattere ed in
linea di massima piuttosto noiosi; poi, le iperboliche ambizioni
intellettuali che indeboliscono la struttura, creando prodotti decisi a
raggiungere un pubblico colto seppur nati da un linguaggio semplice.
Alla fine, il risultato ottenuto è troppo ponderoso per una platea di
bambini, e insufficiente a soddisfare le esigenze analitiche di uno
spettatore adulto. Invece, è più probabile che corra il rischio di
lasciare interdetti, come accade ad ogni opera neutra e come qui sembra
accadere ai suoi illustri doppiatori.