: Stazione
Marittima
PERSONAGGI E INTERPRETI
Prof. K, padre di Jurij: Charles Dance
Isabella: Fabrizia Sacchi
Martina: Sarah Miles
Jurij: Rajmond Onodj
madre di Jurij: Eszter Mazany
infermiere: Fabio Bussotti
Irma: Martina Tos


Jurij
è un bambino ipovedente, la sua visione del mondo è buia e confusa e
impregnata dei ricordi della madre morta cadendo da un albero. La sua
vita trascorre nella terribile prigionia impostagli dal padre, che
intende fare di lui il violinista perfetto, isolandolo dal mondo esterno
e costringendolo ad un esercizio continuo. Al compimento del suo decimo
anno il padre lo ritiene pronto per dimostrare al mondo la perfezione
della sua musica, ma Jurij si blocca, forse volutamente, e fa fallire il
progetto paterno. Sulla via del ritorno in treno, il bambino scende
durante una sosta e da quel momento la sua vita cambierà. Da un
ospedale di psichiatria infantile Isabella, giovane medico italiano, lo
porta con sé in Italia, seguendolo nel suo recupero alla vita. La
natura circostante, l'affetto avvolgente di Isabella fanno scoprire a
Jurij un mondo in cui è possibile comunicare, giocare e vivere. La
crescita di Jurij viene purtroppo interrotta dall'arrivo del padre che
lo riporta nell'oscuro labirinto in cui ha vissuto. Ma Jurij ormai ha
conosciuto l'affetto e l'umanità, ha compreso un nuovo modo di
comunicare e il violino è per lui un nuovo strumento di felicità nel
quale il padre non può intromettersi.
Il
film di Stefano Gabrini (premiato al
Giffoni Film Festival nella sezione Liberi di Volare, e dalla giuria di
CinemAvvenire come miglior film della sezione giovanile) nasce
dall'incontro del regista con un bambino nato senza occhi, al Cottolengo
di Torino, dove Gabrini si recò nel 1990 per girare un documentario. Da
allora l'idea dell'isolamento e di ciò che racchiude il mondo di chi
non comunica ha germogliato nella mente dell'autore, portando alla
triste storia di questo bambino prodigio.
Girato con una certa poesia, il film pone grande attenzione alla
dimensione visiva del bambino riuscendo a trasmettere il senso
claustrofobico e confusionale dell'ipovisione, anche grazie ai
particolari psicologici piuttosto verosimili. Eppure la
puntualità scenografica e psicologica a volte rende lo scorrere del
film freddo e lezioso.