Anno VII - Numero 28 - Dicembre 2001

I film del mese


JURIJ

CAST TECNICO ARTISTICO

Soggetto, Sceneggiatura e Regia: Stefano Gabrini
Fotografia
: Pasquale Mari
Scenografia
: Antonello Rubino
Costumi
: Francesca Brunori
Musica
: Leonard Rosenman
Montaggio
: Francesca Calvelli
Prodotto da
: Sergio Pelone per la Bottom Line SRL con Rai Cinema e Tele+
(Italia, 2001)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Stazione Marittima

PERSONAGGI E INTERPRETI

Prof. K, padre di Jurij: Charles Dance
Isabella: Fabrizia Sacchi
Martina: Sarah Miles
Jurij: Rajmond Onodj
madre di Jurij: Eszter Mazany
infermiere: Fabio Bussotti
Irma: Martina Tos

Jurij è un bambino ipovedente, la sua visione del mondo è buia e confusa e impregnata dei ricordi della madre morta cadendo da un albero. La sua vita trascorre nella terribile prigionia impostagli dal padre, che intende fare di lui il violinista perfetto, isolandolo dal mondo esterno e costringendolo ad un esercizio continuo. Al compimento del suo decimo anno il padre lo ritiene pronto per dimostrare al mondo la perfezione della sua musica, ma Jurij si blocca, forse volutamente, e fa fallire il progetto paterno. Sulla via del ritorno in treno, il bambino scende durante una sosta e da quel momento la sua vita cambierà. Da un ospedale di psichiatria infantile Isabella, giovane medico italiano, lo porta con sé in Italia, seguendolo nel suo recupero alla vita. La natura circostante, l'affetto avvolgente di Isabella fanno scoprire a Jurij un mondo in cui è possibile comunicare, giocare e vivere. La crescita di Jurij viene purtroppo interrotta dall'arrivo del padre che lo riporta nell'oscuro labirinto in cui ha vissuto. Ma Jurij ormai ha conosciuto l'affetto e l'umanità, ha compreso un nuovo modo di comunicare e il violino è per lui un nuovo strumento di felicità nel quale il padre non può intromettersi.

Il film di Stefano Gabrini (premiato al Giffoni Film Festival nella sezione Liberi di Volare, e dalla giuria di CinemAvvenire come miglior film della sezione giovanile) nasce dall'incontro del regista con un bambino nato senza occhi, al Cottolengo di Torino, dove Gabrini si recò nel 1990 per girare un documentario. Da allora l'idea dell'isolamento e di ciò che racchiude il mondo di chi non comunica ha germogliato nella mente dell'autore, portando alla triste storia di questo bambino prodigio. 
Girato con una certa poesia, il film pone grande attenzione alla dimensione visiva del bambino riuscendo a trasmettere il senso claustrofobico e confusionale dell'ipovisione, anche grazie ai particolari psicologici piuttosto verosimili. Eppure la puntualità scenografica e psicologica a volte rende lo scorrere del film freddo e lezioso.

Danila Filippone


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