: 20th
Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Fred Abberline: Johnny Depp
Mary Kelly: Heather Graham
Sir William Gull: Ian Holm
Netley: Jason Flemyng
Peter Godley: Robbie Coltrane
Kate Eddowes: Leslie Sharp



Jack lo Squartatore è una delle figure sulle quali
il cinema orrorifico è più volte tornato nel corso della sua storia: i
cinque, sanguinosissimi delitti commessi dal misterioso individuo a
Whitechapel, quartiere sottoproletario della Londra vittoriana, nell’autunno
del 1888, hanno ispirato una quantità di pellicole sterminata ed
eccitato la fantasia di registi e sceneggiatori. Tornano ora sull’argomento
i fratelli Hughes, reduci da opere quanto
meno singolari quali "Menace II - Society" (1993) e "Dead
Presidents" (1995), prendendo le mosse con "From Hell"
dall’omonimo racconto a fumetti di Alan Moore
ed Eddie Campbell. Non è nuova la tesi che
qui si sostiene, identificando l’omicida in una persona del giro della
famiglia reale; ma è comunque interessante ed ingegnoso il plot, che
mescola sequenze in puro stile orrorifico a lunghi brani incentrati sul
gusto della detection, lasciando spazio pure ad una atipica vicenda d’amore.
Una delle carte vincenti del film è l’aver eletto
l’eccellente Johnny Depp a protagonista,
nei panni dell’ispettore di polizia Fred Abberline: modellato parte
sul personaggio storico di Frederic George Abberline, parte su Sherlock
Holmes, il suo detective - gravato da una pena segreta, al cui peso
sovente reagisce perdendosi nell’oppio e nell’assenzio - attraversa
i più miseri quartieri londinesi mosso da una indicibile pietas per la
morte di tante vittime innocenti e sostenuto da una fervida volontà di
capire. Altro atout di "From Hell" è la fotografia di Peter
Deming (già distintosi per il suo straordinario lavoro in
"Strade perdute" di David Lynch), che illumina a meraviglia le
strade sinistre e minacciose di Whitechapel contribuendo a creare un’atmosfera
incubica e straniante: pur poco mostrando in termini di esplicite
efferatezze, la narrazione ingenera nello spettatore un senso di
indicibile angoscia che si colora di terrore nelle icastiche ma efficaci
sequenze delle uccisioni.
Con un occhio ai classici Hammer della fine degli
anni ‘50 e l’altro ai dipinti della scuola fiamminga, gli
Hughes sono riusciti nell’impresa non semplice di dar vita ad un
horror movie capace di valicare gli steccati di genere: se a
volte si abbandonano a virtuosismi ed espedienti di regia fini a se
stessi, hanno però abbastanza polso per tener ferma la rotta. Nella
direzione d’un discorso per nulla velato sugli orribili soprusi
perpetrati dalle classi dirigenti verso gli umili e gli indifesi,
destinati a subir violenza nella carne e nell’anima, squartati o
lobotomizzati sull’altare della ragione di Stato. Agli Abberline che
non ci stiano, è concesso solo di smarrirsi nei fumi degli oppiacei:
finché una provvida morte, ovviamente, non intervenga ad alleggerir la
coscienza di ciascuno.