Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


IL TEMPO DEI CAVALLI UBRIACHI

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e RegiaBaham Ghobadi
Fotografia
Sad Nikzat
Musica
Hossein Alizadeh
Montaggio
Samad Tvazoi
Prodotto da
Baham Ghobadi
(Kurdistan, 2000)

Durata
80'
Distribuzione cinematografica
Lucky Red

PERSONAGGI E INTERPRETI

Nezhad Ekhtiar-Dini
Amaneh Ekhtiar-Dini
Ayoub Ahamadi
Jouvin Younessi
e gli abitanti della città di Sardab e Banè

In una terra ostile e gelida come quella del Kurdistan iracheno, vive una famiglia di bambini, orfani dei genitori, costretti ad una vita al limite della sopravvivenza. Il sostentamento, dopo la morte del padre saltato su una mina, non è l’unico scopo del lavorare estenuante dei ragazzi, il più giovane dei fratelli è affetto da una malformazione congenita e necessita di continue cure in attesa di un operazione chirurgica costosissima. Malgrado gli sforzi del fratello maggiore, che si industria facendo da facchino per le merci illegali che oltrepassano il confine, i soldi non sono mai sufficienti, nemmeno per comprare alla sorella minore i quaderni per scrivere a scuola. Neanche la decisione dello zio di dare in sposa la sorella maggiore ad una ricca famiglia irachena, che si impegna a pagare le spese dell’operazione, sortisce alcun effetto. Il ragazzo viene respinto e ogni cosa sembra inutile in questo luogo impervio, dove la natura infierisce su chi è più debole. L’unica speranza è attraversare il confine, ma non ci è dato sapere cosa succede al di là di questo limite...

Primo film di Baham Ghobadi, che è già stato assistente alla regia di Abbas Kiarostami e interprete del film "Lavagne", vincitore con questa pellicola della Camera d’or a Cannes. Dalle prime inquadrature, tutte rigorosamente a misura di bambino, che ripercorrono consapevolmente l’ideologia del truffautiano "I Quattrocento colpi", seguendo i gesti stentati di questi piccoli lavoratori clandestini, si passa al bianco totale di una terra battuta dal vento, dove si sentono solo i rumori attutiti del respiro affannoso e dei passi sulla neve. I bambini sballottati da una parte all’altra di questa terra che ruba loro l’adolescenza e il tempo del gioco, imprimono le loro facce espressive negli spettatori. Il film è un viaggio interiore in un mondo remoto e a noi sconosciuto che lascia attoniti e a tratti increduli di fronte ad una realtà impossibile da concepire. Il regista racconta la vicenda senza indulgere in patetismi inutili, regalando al pubblico delle figure di rara bellezza psicologica: la giovane sposa inconsapevole, il fratello malato, la bambina che insegue il fratello maggiore quando si reca al lavoro, l’adolescente adulto che si comporta come un uomo, duro e impassibile e che bussa alla porta della classe per dare alla sorella minore il quaderno di cui ha bisogno.

Danila Filippone


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