Nezhad Ekhtiar-Dini
Amaneh Ekhtiar-Dini
Ayoub Ahamadi
Jouvin Younessi
e gli abitanti della città di Sardab e Banè



In
una terra ostile e gelida come quella del Kurdistan iracheno, vive una
famiglia di bambini, orfani dei genitori, costretti ad una vita al
limite della sopravvivenza. Il sostentamento, dopo la morte del padre
saltato su una mina, non è l’unico scopo del lavorare estenuante dei
ragazzi, il più giovane dei fratelli è affetto da una malformazione
congenita e necessita di continue cure in attesa di un operazione
chirurgica costosissima. Malgrado gli sforzi del fratello maggiore, che
si industria facendo da facchino per le merci illegali che oltrepassano
il confine, i soldi non sono mai sufficienti, nemmeno per comprare alla
sorella minore i quaderni per scrivere a scuola. Neanche la decisione
dello zio di dare in sposa la sorella maggiore ad una ricca famiglia
irachena, che si impegna a pagare le spese dell’operazione, sortisce
alcun effetto. Il ragazzo viene respinto e ogni cosa sembra inutile in
questo luogo impervio, dove la natura infierisce su chi è più debole.
L’unica speranza è attraversare il confine, ma non ci è dato sapere
cosa succede al di là di questo limite...
Primo
film di Baham Ghobadi, che è già stato
assistente alla regia di Abbas Kiarostami e interprete del film
"Lavagne", vincitore con questa pellicola della Camera d’or
a Cannes. Dalle prime inquadrature, tutte rigorosamente a misura di
bambino, che ripercorrono consapevolmente l’ideologia del truffautiano
"I Quattrocento colpi", seguendo i gesti stentati di questi
piccoli lavoratori clandestini, si passa al bianco totale di una terra
battuta dal vento, dove si sentono solo i rumori attutiti del respiro
affannoso e dei passi sulla neve. I bambini sballottati da una parte all’altra
di questa terra che ruba loro l’adolescenza e il tempo del gioco,
imprimono le loro facce espressive negli spettatori. Il
film è un viaggio interiore in un mondo remoto e a noi sconosciuto che
lascia attoniti e a tratti increduli di fronte ad una realtà
impossibile da concepire. Il regista racconta
la vicenda senza indulgere in patetismi inutili, regalando al
pubblico delle figure di rara bellezza psicologica: la giovane sposa
inconsapevole, il fratello malato, la bambina che insegue il fratello
maggiore quando si reca al lavoro, l’adolescente adulto che si
comporta come un uomo, duro e impassibile e che bussa alla porta della
classe per dare alla sorella minore il quaderno di cui ha bisogno.