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MEN
OF HONOR - L'ONORO DEGLI UOMINI
(MEN OF HONOR)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : George Tillman, Jr.
Sceneggiatura: Scott Marshall
Smith (basata sulla vita di Carl Brashear)
Fotografia: Anthony Richmond
Scenografia: Leslie Dilley
Costumi: Salvador Perez
Musica: Mark Isham
Montaggio: John Carter
Prodotto da: Robert Teitel e
Bill Badalato per la 20th Century Fox
(USA, 2000)
Durata: 128’
Distribuzione cinematografica:
20th Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Bill Sunday: Robert De Niro
Carl Brashear: Cuba Gooding, Jr.
Gwen: Charlize Theron
Jo: Aunjanue Ellis
Mr Pappy: Hal Holbrook
Cap. Pullmann: Powers Boothe
Cap. Hartigan: David Keith
  
’’Men of Honor’’ (che è una storia
realmente accaduta) è un film ambientato nel decennio ‘50-‘60,
quando il giovane Carl Brashear (il talentuoso Cuba Gooding
Jr.), nero
dell’entroterra statunitense, decide, spinto dal padre contadino, ad
intraprendere la carriera militare. Qui, in breve tempo e a prezzo
quasi della vita, ottiene la fiducia del suo capo, l’istruttore di
palombari Billy Sunday (Robert De Niro), a dispetto di un iniziale
discriminazione razziale. La sua promozione costa a Sunday il posto.
La metastasi dell’odio semitico ha aggredito anche l’intero
corpo dell’esercito, di cui Sunday ne è solo il terminale. E
quando quest’ultimo si ritroverà alcolizzato, nonostante la
leggiadra presenza della sua dolce compagna Gwen (Charlize Theron),
e quindi in una situazione analoga a quella di Brashear,
sarà l’unico che tenderà la mano al giovane palombaro nero.
Il regista quasi esordiente George Tillman
trasfigura la profonda sceneggiatura di Scott Marshall Smith in un
film sull’esercito americano fra il 1950 e il ’60 e sulle
gerarchie dettate dallo spirito del sud degli States più sulfureo
del quale De Niro ne è, come tutti, un perfetto ingranaggio;
almeno fino all’incontro con il
coraggioso guascone Brashear, che con la fiera memoria per suo
padre, illumina a De Niro il suo passato e ne scavalca ogni
preconcetto di razza. Così, la seduzione ad opera della sua
indomita vera innocenza nei confronti di Sunday, Brashear la
completa non faccia a faccia, ma distante nello spazio e a un tempo
unito nella contingenza: entrambi hanno sfiorato l’assoluto e
sono poi ora morti; e la possibilità di risorgere in qualche modo
insieme li avvicinerà, sebbene neanche mai si stringeranno la mano
nel corso intero della storia.
La capacità vera di Tillman si è concretizzata
nello sgonfiare il lato melodrammatico dello script per scolpirlo con angolazioni
antiretoriche, finalizzate a concentrare il rapporto fra Sunday e
Brashear in un percorso drammaturgico razionale: è indubbio che De
Niro interviene in favore del giovane per una ragione emotiva, ma
anche perché combattono sullo stesso campo di battaglia. E’
questo l’aspetto che Tillmann rimarca e che rende il film una
storia visivamente magniloquente, storicamente curata, sorretta da
un script scintillante, e riempita nei suoi buchi di sceneggiatura dal primo piano di un ritrovato De
Niro, implacabile, con la maschera di Jack la Motta.
Luigi
Senise
Il
sito ufficiale del film
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