Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


LIAM

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura
: Jimmy McGovern
Fotografia
: Andre Dunn
Scenografia
: Stephen Fineren
Costumi
: Alexandra Caufield
Musica
: John Murphy
Montaggio
: Kristina Hetherington
Prodotto da
: Colin McKeow, 
(UK, 2000)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Papà: Ian Hart
Mamma: Claire Hackett
Liam: Anthony Borrows
Con: David Hart
Teresa: Megan Burns
Miss Abernathy: Anne Reid
Padre Ryan: Russell Dixon

Smesso di raccontare con sguardo caustico il presente, e presa d’ironia tonyblairiana, l’Inghilterra fruga all’indietro tra i cenci del passato. La working class di oggi ha un volto rispettabile. Per trovare problemi, bisogno ruotare all’infinito il calendario, magari tornare all’Irlanda letteraria delle Ceneri di Angela. O far piombare Liverpool nel pieno degli anni Trenta. Prima che il Mersey scorresse attraverso la storia del pop, c’erano solo miseria, facce sporche, magri bilanci familiari e bimbi macilenti. E oppressione religiosa. E inutili perbenismi. E divisioni politiche. L’abile Frears apre il sipario su questa Inghilterra d’antan, mettendoci ovviamente anche un tocco d’Irlanda: perché a maggioranza irlandese, e percorso dalle inevitabili fratture tra repubblicani e orangisti è il quartiere dove il piccolo Liam consuma il suo tempo di ragazzino, infagottato in bretelle che ne reggono il peso assai scarso, data l’inconsistenza del bilancio familiare. 

Frears accelera sul pedale dickensiano, scaldando i colori e spingendo la macchina da presa su un palcoscenico di povertà, nel quale i supposti conforti per l’anima diventano un peso ulteriore da sopportare. C’è di mezzo anche una Prima Comunione, reminiscenza forse di un bel film di Ken Loach, Piovono pietre. Ironia e dramma sono dosati giuste, ancorché paritarie. Il pennello danza veloce, perché Frears è pittore abilissimo nel descrivere, nell’evocare caratteri, nel restituire ambientazioni. 

Tutto bene. Senonché, Liam rimane a metà strada. Non abbastanza denuncia sociale, non certo commedia, non sufficientemente melodramma. Tantomeno, epigono dell’opera di Charles Dickens. L’abilità, come spesso avviene a Frears, si converte in furberia, con gli occhi del bambino a fornire il punto di chiusura per qualsiasi riflessione, qualsiasi approfondimento. Senza scendere mai ad altezza di bambino, Frears si accattiva lo spettatore bruciando senza pietà l’esile strutturazione del film. E le ceneri di Liam volano, alte e leggere, nel cielo di Liverpool.

Riccardo Ventrella


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