Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


HONOLULU BABY

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaMaurizio Nichetti
Sceneggiatura
Maurizio Nichetti, Giovanna Carrassi, Richard Haber
Fotografia
Saverio Guarna
Scenografia
Lorenzo Baraldi.
Costumi
Donatella Cianchetti
Musica
Carlo Siliotto
Montaggio
Massimo Germoglio 
Prodotto da
: Silvio Sardi
(Italia, 2001)

Durata
:  92'
Distribuzione cinematografica
: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alberto Colombo: Maurizio Nichetti
Margherita: Maria de Medeiros
Cri Cri: Jean Rochefort
dr. Anselmi: Renato Scarpa
Marilda: Paulina Galvez 

A più di vent’anni di distanza l’ingegner Colombo di "Ratatataplan" si ritrova immerso nel grigiore e nella routine di un vita regolare: impiegato in una multinazionale in cui vige l’uso di una storpiata lingua inglese, con una moglie in carriera in un Mc Donald’s e refrattaria ad ogni idea di maternità. A rompere la noia interviene l’allettante trasferimento di Colombo a Melancias, paesino del non ritorno di tanti suoi colleghi in passato. Con il compito preciso di rintracciare petrolio, Alberto viene spedito in una landa desolata all’altro capo del mondo, con un fascinoso e attempato playboy francese a fargli da Cicerone. Ma la sorpresa, che non sarà il petrolio né una megasede della multinazionale piantata in quel paesaggio sperduto, deve ancora venire, e si affaccia agli occhi di un Alberto sbigottito e divertito nelle sembianze nude di una ragazza che si offre a lui quasi con vorace necessità…  Il paradiso di ogni uomo si apre sulla strada polverosa di Melancias, popolata da centinaia di donne, lasciate sole dagli uomini costretti ad emigrare per sopravvivere. Colombo, inebriato da tanta grazia, si abbandona alle cure delle donne e soddisfa la sua voglia di paternità per ben sette volte!

Nichetti non sbaglia, e fa trapelare dalle immagini vivissime del film tutta la sua vena comica e il suo talento fumettistico. Innamorato del vecchio cinema e delle storie disegnate, con un’espressività corporea e una forza mimica che ce lo fa sempre immaginare tra le righe di un giornalino con la nuvoletta di parole sulla testa, Nichetti mescola qui con leggerezza, ironia e critica nei confronti della società moderna. Ce n’è un po’ per tutti: dai lavavetri al mobbing, dall’uso indiscriminato (e spesso incomprensibile) dell’inglese a tutti i livelli, all’incapacità degli uomini e delle donne di trovare lo spazio e la voglia di essere padri e madri, dalla necessità dei lavoratori dei paesi poveri di scappare dalle proprie terre alla mancanza di acqua che è mancanza di vita. Niente male per un film che riesce a far ridere e a pensare, che scivola in un surrealismo per niente fastidioso, con l’unico intento di rendere ancora più esasperati certi toni, in positivo e in negativo. 

Girato interamente in digitale (secondo in Europa solo a "Fratello dove sei?" dei fratelli Coen), "Honolulu Baby" è un film che sfrutta l’enorme duttilità espressiva dei colori e dei suoni, subordinando le parole ad un linguaggio che rapisce l’occhio e abbandona un po’ le canoniche vie dell’intrattenimento cinematografico degli ultimi anni. Non passerà alla storia, ma uscire da una sala divertiti non capita spesso, e Nichetti  assolve al compito originario del cinema, troppo spesso dimenticato: intrattenere.

Fania Petrelli


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