Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


SCOPRENDO FORRESTER
(FINDING FORRESTER)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura
: Mike Rich
Fotografia
: Harris Savides
Scenografia
: Jane Musky
Costumi
: Anne Roth
Musiche: Bill Frisell
Montaggio
: Valdis Oscardottir
Prodotto da
: Laurence Mark, Sean Connery, Rhonda Tollefson
(USA, 2000)

Durata
: 136'
Distribuzione cinematografica
: Columbia TriStar

PERSONAGGI E INTERPRETI

William Forrester: Sean Connery
Jamal Wallace: Rob Brown
Professor Crawford: F. Murray Abraham
Claire Spence: Anna Paquin
Terrell: Busta Rhymes
Signora Joyce: April Grace

Jamal Wallace è uno studente di colore sedicenne, brillante nel basket e con la passione della scrittura; William Forrester ha vinto in gioventù il premio Pulitzer per il suo primo e straordinario romanzo, dopo di che s’è ritirato dal mondo, vivendo isolato nel proprio appartamento e non licenziando altre opere. Il ragazzo, spinto dalla curiosità, s’introduce nell’abitazione dello scrittore, lasciandovi un suo quaderno di appunti che suscita l’interesse di quest’ultimo. Tra i due nasce così un rapporto assai speciale, dal quale entrambi trarranno qualcosa d’importante: la loro amicizia diviene più forte d’ogni cosa e costituisce per il giovane un salvacondotto verso un migliore futuro, per l’anziano un consolante viatico in direzione dell’estremo commiato.

Detta così, la trama sembra apparentare questo "Scoprendo Forrester" al recente (e più riuscito) "Wonder Boys" di Curtis Hanson: così è, ma incuriosisce il fatto che dietro la macchina da presa sieda Gus Van Sant. Nella breve filmografia di quest’atipico cineasta pare oggi possibile, infatti, rintracciare un leit-motiv: il rapporto esclusivo, a metà fra il demiurgico ed il critpopaterno, tra una figura adulta ed una in formazione, come già lo psicoanalista e l’enfant prodige di "Will Hunting - Genio ribelle" (1997). Rispetto a codesto ultimo, la figura di Jamal risulta assai più sterotipata e letteraria di quella tratteggiata da Matt Damon: in compenso, Sean Connery oscura con la sua eccellente interpretazione la gigionesca - seppur premiata con l’Oscar - prova recitativa fornita a suo tempo da Robin Williams. 

Ciò detto, il film decolla a fatica, annegando per tutta la fase iniziale i personaggi in un mare di chiacchiere: meglio la seconda parte, con qualche buon momento - la crisi di afefobia di Forrester nella folla della partita - ed un finale toccante, seppur ripreso visibilmente da quello de "L’attimo fuggente" (1989). Un lavoro di alta confezione, insomma: parzialmente deludente, tuttavia, per coloro che da Van Sant continuano ad attendersi esiti più marcatamente autoriali.

Francesco Troiano


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