:
Columbia TriStar
PERSONAGGI E INTERPRETI
William Forrester: Sean Connery
Jamal Wallace: Rob Brown
Professor Crawford: F. Murray Abraham
Claire Spence: Anna Paquin
Terrell: Busta Rhymes
Signora Joyce: April Grace


Jamal
Wallace è uno studente di colore sedicenne, brillante nel basket e con
la passione della scrittura; William Forrester ha vinto in gioventù il
premio Pulitzer per il suo primo e straordinario romanzo, dopo di che s’è
ritirato dal mondo, vivendo isolato nel proprio appartamento e non
licenziando altre opere. Il ragazzo, spinto dalla curiosità, s’introduce
nell’abitazione dello scrittore, lasciandovi un suo quaderno di
appunti che suscita l’interesse di quest’ultimo. Tra i due nasce
così un rapporto assai speciale, dal quale entrambi trarranno qualcosa
d’importante: la loro amicizia diviene più forte d’ogni cosa e
costituisce per il giovane un salvacondotto verso un migliore futuro,
per l’anziano un consolante viatico in direzione dell’estremo
commiato.
Detta
così, la trama sembra apparentare questo "Scoprendo Forrester"
al recente (e più riuscito) "Wonder Boys" di Curtis Hanson:
così è, ma incuriosisce il fatto che dietro la macchina da presa sieda
Gus Van Sant. Nella breve filmografia di
quest’atipico cineasta pare oggi possibile, infatti, rintracciare un
leit-motiv: il rapporto esclusivo, a metà fra il demiurgico ed il
critpopaterno, tra una figura adulta ed una in formazione, come già lo
psicoanalista e l’enfant prodige di "Will Hunting - Genio
ribelle" (1997). Rispetto a codesto ultimo, la figura di Jamal
risulta assai più sterotipata e letteraria di quella tratteggiata da
Matt Damon: in compenso, Sean Connery
oscura con la sua eccellente interpretazione la gigionesca - seppur
premiata con l’Oscar - prova recitativa fornita a suo tempo da Robin
Williams.
Ciò
detto, il film decolla a fatica,
annegando per tutta la fase iniziale i personaggi in un mare di
chiacchiere: meglio la seconda parte, con qualche buon momento - la
crisi di afefobia di Forrester nella folla della partita - ed un finale
toccante, seppur ripreso visibilmente da quello de "L’attimo
fuggente" (1989). Un lavoro di alta
confezione, insomma: parzialmente deludente, tuttavia, per coloro che da
Van Sant continuano ad attendersi esiti più marcatamente autoriali.