: Cecchi
Gori Group
PERSONAGGI E INTERPRETI
Delilah: Jordana Brewster
Stokely: Clea Du Vall
Marybeth: Laura Harris
Zeke: Josh Hartnett
Stan: Shawn Hatosy
Mrs. Olson: Piper Laurie

Confuso
nel caos della scuola Herrington High, qualcosa di strano sta accadendo.
Nelle aule dei professori vengono riversati ingiustificabili
rifornimenti di acqua mentre le loro parole e gli sguardi diventano
freddi, meccanici. Questo fenomeno insensato si manifesta, con il passar
del tempo, espandendosi senza controllo a tutta la scuola e ad ognuno
dei suoi studenti mentre piccole, sconosciute forme di vita anfibie
vengono trovate tra l’erba del campo di football. Un gruppo di
studenti, vittima dell’emarginazione sociale, riuscirà, grazie anche
al suo distacco dalla comunità scolastica, ad individuare la presenza
di una forma aliena che s’impadronisce del corpo e della volontà dei
suoi ospiti. Rimasti soltanto in sei, i determinati superstiti
organizzeranno un contrattacco prima che l’invasione possa allargarsi
oltre i confini della loro cittadina.
Abbandonandosi
in una rappresentazione pallida e deteriore
vincolata al rito di un omaggio incompiuto, Rodriguez
raccoglie in questo film gli stereotipi che, con con prove discontinue,
determinarono i punti di riferimento nel cinema horror americano degli
anni ’80: il college, la famiglia e la struttura vacillante e
artificiosa della serenità quotidiana che, metodicamente, trovavano
nell’adolescenza la loro zona d’ombra. L’orrore, con occasionali
approfondimenti, era in ogni caso (persino negli episodi meno espliciti)
l’evocazione surreale dello spazio metafisico in cui l’angoscia
prosperava soddisfacendo il suo appetito, occultata tra le incertezze
giovanili e le inconciliabili incongruenze nei principi morali dell’età
adulta. Le sue atroci creature diventavano, idealmente, la rivelazione
del male (non è un caso se furono, allo stesso tempo, gli anni in cui i
racconti di H. P. Lovecraft vennero celebrati da una minuziosa rilettura
critica).
Senza
dubbi legato a questo cinema nascosto che ha visto fiorire inestimabili
talenti (Craven, Hooper, Raimi, Cronemberg, Dante, Yuzna, Gordon ed un’altra
sconfinata lista di nomi) e, con superflua evidenza, a "L’invasione
degli ultracorpi" di Don Siegel, il film
di Rodriguez è soltanto il teatro arido di una messinscena che resta
sospesa tra l’evocazione di un linguaggio perduto e l’estasi di un
sogno realizzato: la giustificabile resa ad una tentazione
seducente, al desiderio di un confronto necessario per chiunque avesse
approfondito con ostinazione e spesso in solitudine questo
imprescindibile movimento cinematografico. Purtroppo, Rodriguez spreca l’opportunità
con un prodotto finale sbrigativo e incoerente, lasciando tralucere, con
ingenuità, le ingiuste sembianze di una passione abbandonata.