Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


THE FACULTY

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura
: Kevin Williamson
Fotografia
: Enrique Chediak
Scenografia
: Cary White
Costumi
: Michael T. Boyd
Musica
: Marco Beltrami
Montaggio
: Robert Rodriguez
Prodotto da
: Elizabeth Avellan, Bill Scott, Bob Weinstein, Harvey Weinstein
(USA, 1998)
Durata
: 104’
Distribuzione cinematografica
: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E INTERPRETI

Delilah: Jordana Brewster
Stokely: Clea Du Vall
Marybeth: Laura Harris
Zeke: Josh Hartnett
Stan: Shawn Hatosy
Mrs. Olson: Piper Laurie

Confuso nel caos della scuola Herrington High, qualcosa di strano sta accadendo. Nelle aule dei professori vengono riversati ingiustificabili rifornimenti di acqua mentre le loro parole e gli sguardi diventano freddi, meccanici. Questo fenomeno insensato si manifesta, con il passar del tempo, espandendosi senza controllo a tutta la scuola e ad ognuno dei suoi studenti mentre piccole, sconosciute forme di vita anfibie vengono trovate tra l’erba del campo di football. Un gruppo di studenti, vittima dell’emarginazione sociale, riuscirà, grazie anche al suo distacco dalla comunità scolastica, ad individuare la presenza di una forma aliena che s’impadronisce del corpo e della volontà dei suoi ospiti. Rimasti soltanto in sei, i determinati superstiti organizzeranno un contrattacco prima che l’invasione possa allargarsi oltre i confini della loro cittadina. 

Abbandonandosi in una rappresentazione pallida e deteriore vincolata al rito di un omaggio incompiuto, Rodriguez raccoglie in questo film gli stereotipi che, con con prove discontinue, determinarono i punti di riferimento nel cinema horror americano degli anni ’80: il college, la famiglia e la struttura vacillante e artificiosa della serenità quotidiana che, metodicamente, trovavano nell’adolescenza la loro zona d’ombra. L’orrore, con occasionali approfondimenti, era in ogni caso (persino negli episodi meno espliciti) l’evocazione surreale dello spazio metafisico in cui l’angoscia prosperava soddisfacendo il suo appetito, occultata tra le incertezze giovanili e le inconciliabili incongruenze nei principi morali dell’età adulta. Le sue atroci creature diventavano, idealmente, la rivelazione del male (non è un caso se furono, allo stesso tempo, gli anni in cui i racconti di H. P. Lovecraft vennero celebrati da una minuziosa rilettura critica). 

Senza dubbi legato a questo cinema nascosto che ha visto fiorire inestimabili talenti (Craven, Hooper, Raimi, Cronemberg, Dante, Yuzna, Gordon ed un’altra sconfinata lista di nomi) e, con superflua evidenza, a "L’invasione degli ultracorpi" di Don Siegel, il film di Rodriguez è soltanto il teatro arido di una messinscena che resta sospesa tra l’evocazione di un linguaggio perduto e l’estasi di un sogno realizzato: la giustificabile resa ad una tentazione seducente, al desiderio di un confronto necessario per chiunque avesse approfondito con ostinazione e spesso in solitudine questo imprescindibile movimento cinematografico. Purtroppo, Rodriguez spreca l’opportunità con un prodotto finale sbrigativo e incoerente, lasciando tralucere, con ingenuità, le ingiuste sembianze di una passione abbandonata.

Francesco Russo


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