Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


CHIMERA

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e RegiaCesare AccettaPappi Corsicato
Fotografia
: Cesare Accetta
ScenografiaPappi Corsicato e Luigi Romano
Costumi
Pappi Corsicato e Germana Melodia
Montaggio
Fabio Nunziata
Prodotto da
Hathor Film
(Italia, 2001)

Durata
88’
Distribuzione cinematografica
Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Emma: Iaia Forte
Sal/Tore: Tommaso Ragno
Tomas: Tomas Arana
Desiré: Marit Nissen
Toni: Fabio Sartor 

L’illusionista Tomas racconta alla moglie Desirè la vicenda di Sal e Emma, strana storia d’amore che vede i due coniugi ripercorrere implacabilmente gli episodi salienti della loro vicenda amorosa. La crisi inesorabile che ha logorato il loro rapporto li costringe ad un perverso gioco di ruoli in cui, come in una coazione a ripetere, certe immagini, certe scene si ripetono inesorabilmente. Nonostante i due tentino il mascheramento, fisico e interiore, di una storia ormai finita, niente si può salvare e la finzione non giova a nulla ma anzi peggiora la situazione. Fra tradimenti, ammiccamenti, litigi, un continuo insopportabile di spogliarelli di schiena della protagonista, si arriva finalmente alla conclusione della vicenda che altro non è che un ricominciare da capo, ripetendo all’infinito la storia stessa e dunque gli errori che hanno decretato la fine.

Ultimo film di Pappi Corsicato, nel quale il regista napoletano vira di colpo verso l’intellettualismo eccessivo, mal gestito e ingiustificato. La storia, senza vicenda, di una coppia in crisi che reinventa il proprio percorso amoroso ogni giorno con un gioco di ruoli difficile da seguire, perché affastellato un po’ come capita, è noiosa fino all’inverosimile. Irritante nel suo essere pretenzioso e costruito, il film riecheggia una certa atmosfera post moderna, mutuandola dal cinema anni settanta al quale Corsicato ruba, senza possederne l’ironia, il modo di gestire la macchina da presa. Il regista dichiara di non essere interessato alla storia e a questa affermazione non si stenta a credere tale è confuso il disordine di rimandi delle vicende. Il tentativo mancato di creare una spirale simbolica di doppi ruoli e doppie immagini è sottolineato dall’uso della musica hitchcockiana, che rimanda maldestramente ai raffinati e lucidissimi giochi del grande maestro inglese e che, purtroppo per Corsicato, non si avvicina neanche lontanamente all’originale. Se poi il divertissement dell’ambientazione anni settanta, fatta di superfici lucide e laccate, di luci al neon e arredamento modernista, risulta gradevole per almeno un minuto, l’effetto è guastato dai protagonisti inadeguati, costretti ad una recitazione impostata, che dimentica l’ammiccamento ironico e si fa di gesso.

Danila Filippone


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