Emma: Iaia Forte
Sal/Tore: Tommaso Ragno
Tomas: Tomas Arana
Desiré: Marit Nissen
Toni: Fabio Sartor

L’illusionista
Tomas racconta alla moglie Desirè la vicenda di Sal e Emma, strana
storia d’amore che vede i due coniugi ripercorrere implacabilmente gli
episodi salienti della loro vicenda amorosa. La crisi inesorabile che ha
logorato il loro rapporto li costringe ad un perverso gioco di ruoli in
cui, come in una coazione a ripetere, certe immagini, certe scene si
ripetono inesorabilmente. Nonostante i due tentino il mascheramento,
fisico e interiore, di una storia ormai finita, niente si può salvare e
la finzione non giova a nulla ma anzi peggiora la situazione. Fra
tradimenti, ammiccamenti, litigi, un continuo insopportabile di
spogliarelli di schiena della protagonista, si arriva finalmente alla
conclusione della vicenda che altro non è che un ricominciare da capo,
ripetendo all’infinito la storia stessa e dunque gli errori che hanno
decretato la fine.
Ultimo
film di Pappi Corsicato, nel quale il
regista napoletano vira di colpo verso l’intellettualismo eccessivo,
mal gestito e ingiustificato. La storia, senza vicenda, di
una coppia in crisi che reinventa il proprio percorso amoroso ogni
giorno con un gioco di ruoli difficile da seguire, perché affastellato
un po’ come capita, è noiosa fino all’inverosimile. Irritante nel
suo essere pretenzioso e costruito, il film riecheggia una certa
atmosfera post moderna, mutuandola dal cinema anni settanta al quale
Corsicato ruba, senza possederne l’ironia, il modo di gestire la
macchina da presa. Il regista dichiara di non
essere interessato alla storia e a questa affermazione non si stenta a
credere tale è confuso il disordine di rimandi delle vicende.
Il tentativo mancato di creare una spirale simbolica di doppi ruoli e
doppie immagini è sottolineato dall’uso della musica hitchcockiana,
che rimanda maldestramente ai raffinati e lucidissimi giochi del grande
maestro inglese e che, purtroppo per Corsicato, non si avvicina neanche
lontanamente all’originale. Se poi il divertissement dell’ambientazione
anni settanta, fatta di superfici lucide e laccate, di luci al neon e
arredamento modernista, risulta gradevole per almeno un minuto, l’effetto
è guastato dai protagonisti inadeguati, costretti ad una recitazione
impostata, che dimentica l’ammiccamento ironico e si fa di gesso.
Danila
Filippone