Anno VI - Numero 21 - Aprile 2001

I film del mese


I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaPupi Avati
Sceneggiatura
Pupi Avati, tratta dall’omonimo romanzo edito da Mondadori
Fotografia

Scenografia
Giuseppe Pirrotta
Costumi
Nanà Cecchi
Musica
Riz Ortolani
Montaggio
Amedeo Salfa
Prodotto da
Antonio Avati, per DueA Film, Tarak Ben Ammar, Mark Lombardo
(Italia, 2001)

Durata
: 147'
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Simon di Clarendon: Edward Furlong
Giacomo di Altogiovanni: Raoul Bova
Ranieri di Panico: Marco Leonardi
Vanni delle Rondini: Thomas Kretschman
Jean De Cent Acres: Stanislas Merhar
Giovanni da Cantalupo: Carlo Delle Piane
Delfinello da Coverzano: F. Murray Abraham
Isacco Sathas: Yorgo Voyagis

Nel lontano 1271 le spoglie di Luigi IX, il Santo, vengono scortate dalle sue truppe in ritirata. La settima crociata è fallita, ma alcuni cavalieri hanno ancora a cuore lo scopo con il quale essa era iniziata. Cinque uomini, cavalieri per nascita e per valore si ritrovano, tra avventure rocambolesche e battaglie sanguinose, a tentare il recupero della Sacra Sindone scomparsa dall’anno Mille. Dall’Appennino tosco emiliano fino ad Otranto, attraverso il mare i cavalieri raggiungono Tebe, portando a termine l’impresa a prezzo di un numero altissimo di vittime.

Avventuroso kolossal per Pupi Avati, che anche in questa pellicola non rinuncia ad alcune scene dal sapore horror, costringendo lo spettatore ad un continuo saltare di organi mozzati e schizzar di sangue. E se si è tutti d’accordo con l’idea di un medioevo violento e crudo, come questo, perfetto nella realizzazione da grande maestro del mezzo cinematografico, si può non condividere la lentezza con la quale si compiono efferatezze e misfatti vari. La sceneggiatura rimane volutamente sulla superficie psicologica dei personaggi e dona a tratti figure umane interessanti: un armaiolo che baratta la sua anima con il segreto dell’arte, un giovane cavaliere che vive due volte, un mercenario e un delinquente, che abbracciano lentamente il significato profondo della Reliquia, un monaco che vive in riva al mare per offrire aiuto a tutti i naufraghi reali e spirituali. Bravi e convincenti gli attori, per i quali Avati ha attinto in vari stati europei e non, tra i quali svetta Carlo Delle Piane. Eppure il film si perde nei meandri di una trama infinita e noiosa che, giunta alla fine, si risolve in modo davvero irritante, non fosse altro per una splendida scena di battaglia finale avvincente e spettacolare, che trova purtroppo un pubblico ormai esausto.

Danila Filippone


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