Simon di Clarendon: Edward Furlong
Giacomo di Altogiovanni: Raoul Bova
Ranieri di Panico: Marco Leonardi
Vanni delle Rondini: Thomas Kretschman
Jean De Cent Acres: Stanislas Merhar
Giovanni da Cantalupo: Carlo Delle Piane
Delfinello da Coverzano: F. Murray Abraham
Isacco Sathas: Yorgo Voyagis


Nel
lontano 1271 le spoglie di Luigi IX, il Santo, vengono scortate dalle
sue truppe in ritirata. La settima crociata è fallita, ma alcuni
cavalieri hanno ancora a cuore lo scopo con il quale essa era iniziata.
Cinque uomini, cavalieri per nascita e per valore si ritrovano, tra
avventure rocambolesche e battaglie sanguinose, a tentare il recupero
della Sacra Sindone scomparsa dall’anno Mille. Dall’Appennino tosco
emiliano fino ad Otranto, attraverso il mare i cavalieri raggiungono
Tebe, portando a termine l’impresa a prezzo di un numero altissimo di
vittime.
Avventuroso
kolossal per Pupi Avati, che anche in
questa pellicola non rinuncia ad alcune scene dal sapore horror,
costringendo lo spettatore ad un continuo saltare di organi mozzati e
schizzar di sangue. E se si è tutti d’accordo con l’idea di un
medioevo violento e crudo, come questo, perfetto nella realizzazione da
grande maestro del mezzo cinematografico, si può non condividere la
lentezza con la quale si compiono efferatezze e misfatti vari. La
sceneggiatura rimane volutamente sulla superficie psicologica dei
personaggi e dona a tratti figure umane interessanti: un armaiolo che
baratta la sua anima con il segreto dell’arte, un giovane cavaliere
che vive due volte, un mercenario e un delinquente, che abbracciano
lentamente il significato profondo della Reliquia, un monaco che vive in
riva al mare per offrire aiuto a tutti i naufraghi reali e spirituali.
Bravi e convincenti gli attori, per i quali Avati ha attinto in vari
stati europei e non, tra i quali svetta Carlo Delle Piane. Eppure il
film si perde nei meandri di una trama infinita e noiosa che,
giunta alla fine, si risolve in modo davvero irritante, non fosse altro
per una splendida scena di battaglia finale avvincente e spettacolare,
che trova purtroppo un pubblico ormai esausto.