Anno VI - Numero 14 - Settembre  2000

I film del mese


SCARFIES

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Robert Sarkies
Sceneggiatura: Duncan Sarkies, Robert Sarkies
Fotografia: Stephen Downes
Scenografia: Gaylene Barnes
Costumi: Amanda Neale
Musica: Flying Nun Records NZ
Montaggio: Annie Collins
Prodotto da: Chris Browne, Lisa Chatfield, Chris Hampson per Nightmare Productions
(Nuova Zelanda, 1999)
Durata: 94'
Distribuzione cinematografica: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Emma: Willa O’Neill
Scott: Neill Rea
Nicole: Ashleigh Seagar
Alex: Taika Cohen
Graham: Charlie Bleakley
Il proprietario di casa: Jon Brazier

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Pulp, ma non troppo. Il primo lungometraggio del ventiseienne regista neozelandese Sarkies – presentato al Sundance e al Taormina Film Festival – è a metà strada fra la black comedy e il thriller un po’ edulcorato. Dopo un incipit lento, la narrazione filmica procede a ritmo sostenuto, alternando tensione e humour a tratti farsesco. 

Ambientato nel Dunedin, fra gli studenti della Otago University - detti "scarfies" per il foulard della loro uniforme accademica - il film pone quasi inconsapevolmente un interrogativo morale: è lecito compiere un crimine per salvare se stessi? Ironia drammatica: il dilemma è vissuto con maggior coinvolgimento emotivo da parte di una matricola iscritta a Legge, che, insieme ad altri quattro squatter, trova una coltivazione di marijuana nello cantina di una dimora vittoriana fatiscente e abbandonata. Una volta tanto, l’erba di casa è più verde di quella del vicino. Senza troppi scrupoli, i cinque ragazzi decidono di vendere la partita di droga. Ma la violenta reazione del "legittimo" proprietario innesca una spirale di ripercussioni tragicomiche. Dopo averlo rinchiuso nello scantinato, i ragazzi, tormentati dai rimorsi e dall’indecisione, diventano a poco a poco i veri prigionieri. Finché ipotizzano di sbarazzarsi dello scomodo padrone di casa.

Il film ha un claustrofobico impianto teatrale: rari esterni, ruoli secondari praticamente inesistenti, accurata caratterizzazione. A cui si aggiunge il peso rilevante attribuito alla dinamica delle relazioni fra i personaggi principali. Tutto sommato, però, si ha l’impressione di vedere un teen movie con cinque bravi ragazzi che, dopo essersi comportati in modo leggero e sconsiderato, sono tratti d’impaccio dall’happy end finale. Sarkies, purtroppo, rinuncia (o non riesce) a inquietare fino in fondo.

Paola Daniela Orlandini


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