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IL MNEMONISTA CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
Paolo Rosa
Sceneggiatura: Lara Fremder, Paolo Rosa, con la collaborazione di Giuliano Corti, liberamente
tratto da "Un libro una grande memoria" di A. R. Lurija
Fotografia: Fabio Cirifino
Scenografia: Stefano Gargiulo, Ester Musatti
Costumi: Bettina Pontiggia
Musica: Luca Francesconi
Montaggio: Jacopo Quadri
Prodotto da: Daniele Maggioni, Gianfilippo Pedote per Studio Azzurro
(Italia, 2000)
Durata: 85'
Distribuzione cinematografica: Mikado
PERSONAGGI E INTERPRETI
S.: Sandro Lombardi
Professor L.: Roberto Herlitzka
Stenografa: Cristina Proserpio
Eva: Sonia Bergamasco
Presentatore: Sergio Bini-Bustric
S. bambino: Pietro Lombardi
La mamma di S.: Ermanna Montanari
Josephine: Angela Parmigiani
  
Loriginalità è
sempre la benvenuta. Ogni tanto evento assai raro il cinema
italiano produce una pellicola curiosa, controtendenza, fuori dal coro. Come il film di Paolo Rosa, fondatore del gruppo di ricerca artistica Studio
Azzurro.
S., il protagonista di questo lungometraggio liberamente ispirato a un testo del
neuropsicologo Alexander Lurija (che aveva influenzato anche
Peter Brook in "Je suis un phénomène"), è la metafora vivente della nostra
società informatizzata, in cui tutto è registrabile e riproducibile. Le memorie espanse
si sostituiscono, con la loro tecnologia elettronica, alla memoria collettiva e
individuale. Ma leccesso dinformazioni, alla lunga, genera un collasso
didentità.
Analogamente, S. ricorda ogni cosa nei minimi dettagli. Qualsiasi parola suscita in lui un
tumulto dimmagini e suoni, talora spiacevoli. Costretto a rinunciare alla sua
carriera di primo violinista, S. ricorre invano a uno psicologo. Gira il mondo come
fenomeno. I troppi ricordi, tuttavia, lo inducono a desiderare il nulla e la pace che ne
deriva.
"Il mnemonista" è unopera visivamente suggestiva, per molti versi ardita.
Teatro si pensi al monologo iniziale in primissimo piano video art, cinema
si fondono in un crogiolo di stimoli sensoriali. Del resto, secondo Laurent Jullier, il
cinema postmoderno non genera senso ma sensazioni. E allusivo e illusionista al
tempo stesso. Così come oniriche e poetiche sono certe sequenze dellopera di Rosa.
Un film perfetto, dunque? No. Il primo tempo intriga, il secondo si trascina un po,
soffermandosi troppo sulle eccezionali performance del protagonista. Invece, ovviamente,
sono soprattutto la sua sensibilità interiore e il suo dramma esistenziale ad
interessarci di più. Però, in alcuni momenti, i ricordi e le fantasie di S. ci
trasportano in una rarefatta dimensione oltre la realtà. E i due principali interpreti
maschili del film ne sono allaltezza.
Paola Daniela Orlandini
Intervista al regista
Paolo Rosa
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