Anno VI - Numero 14 - Settembre  2000

I film del mese


IL MNEMONISTA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Paolo Rosa
Sceneggiatura: Lara Fremder, Paolo Rosa, con la collaborazione di Giuliano Corti, liberamente tratto da "Un libro una grande memoria" di A. R. Lurija
Fotografia: Fabio Cirifino
Scenografia: Stefano Gargiulo, Ester Musatti
Costumi: Bettina Pontiggia
Musica: Luca Francesconi
Montaggio: Jacopo Quadri
Prodotto da: Daniele Maggioni, Gianfilippo Pedote per Studio Azzurro
(Italia, 2000)
Durata: 85'
Distribuzione cinematografica: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

S.: Sandro Lombardi
Professor L.: Roberto Herlitzka
Stenografa: Cristina Proserpio
Eva: Sonia Bergamasco
Presentatore: Sergio Bini-Bustric
S. bambino: Pietro Lombardi
La mamma di S.: Ermanna Montanari
Josephine: Angela Parmigiani

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6.jpg (10677 bytes)L’originalità è sempre la benvenuta. Ogni tanto – evento assai raro – il cinema italiano produce una pellicola curiosa, controtendenza, fuori dal coro. Come il film di Paolo Rosa, fondatore del gruppo di ricerca artistica Studio Azzurro.
S., il protagonista di questo lungometraggio liberamente ispirato a un testo del neuropsicologo Alexander Lurija (che aveva influenzato anche Peter Brook in "Je suis un phénomène"), è la metafora vivente della nostra società informatizzata, in cui tutto è registrabile e riproducibile. Le memorie espanse si sostituiscono, con la loro tecnologia elettronica, alla memoria collettiva e individuale. Ma l’eccesso d’informazioni, alla lunga, genera un collasso d’identità.
Analogamente, S. ricorda ogni cosa nei minimi dettagli. Qualsiasi parola suscita in lui un tumulto d’immagini e suoni, talora spiacevoli. Costretto a rinunciare alla sua carriera di primo violinista, S. ricorre invano a uno psicologo. Gira il mondo come fenomeno. I troppi ricordi, tuttavia, lo inducono a desiderare il nulla e la pace che ne deriva.

5.jpg (12017 bytes)"Il mnemonista" è un’opera visivamente suggestiva, per molti versi ardita. Teatro – si pensi al monologo iniziale in primissimo piano – video art, cinema si fondono in un crogiolo di stimoli sensoriali. Del resto, secondo Laurent Jullier, il cinema postmoderno non genera senso ma sensazioni. E’ allusivo e illusionista al tempo stesso. Così come oniriche e poetiche sono certe sequenze dell’opera di Rosa. Un film perfetto, dunque? No. Il primo tempo intriga, il secondo si trascina un po’, soffermandosi troppo sulle eccezionali performance del protagonista. Invece, ovviamente, sono soprattutto la sua sensibilità interiore e il suo dramma esistenziale ad interessarci di più. Però, in alcuni momenti, i ricordi e le fantasie di S. ci trasportano in una rarefatta dimensione oltre la realtà. E i due principali interpreti maschili del film ne sono all’altezza.

Paola Daniela Orlandini

Intervista al regista Paolo Rosa


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