Anno VI - Numero 14 - Settembre  2000

I film del mese


FUOCO SACRO
(HOLY SMOKE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jane Campion
Sceneggiatura: Anna Campion, Jane Campion
Fotografia: Dion Beebe
Scenografia: Janet Patterson
Costumi: Janet Patterson
Musica: Angelo Badalamenti
Montaggio: Veronika Jenet
Prodotto da: Jan Chapman, Julie Goldstein, Bob Weinstein, Harvey Weinstein per Miramax Films
(USA, 1999)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ruth Barron: Kate Winslet
P. J. Waters: Harvey Keitel
Miriam: Julie Hamilton
Gilbert: Tim Robertson
Yvonne: Sophie Lee
Carol: Pam Crier
Robbie: Daniel Wyllie

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Parabola femminista in stile new age. Presentato a Venezia l’anno scorso, "Holy Smoke" è un film nebuloso e discontinuo. Le scene iniziali confermano l’indubbio talento registico di Campion, il suo gusto per l’inquadratura, i movimenti, i colori. Ma eccoci presto strappati alla magia indiana e catapultati a Sydney, coinvolti (poco) in una pirotecnica terapia psicosessuale.

Ruth, una Winslet vitale e istintiva, fugge dalla banalità vacua e nevrotizzante che la circonda. Giunta a Dehli, subisce il carisma di un guru e diventa una sua adepta. La famiglia di Ruth non accetta la sua scelta di vita, la richiama in patria con un pretesto e, affinché si ravveda, la costringe ad incontrare un "deprogrammatore". Quest’ultimo, caricaturale nel suo sciovinismo, perde il proprio ruolo dominante prima ancora di accorgersene. Sedotto da Ruth, è lui in realtà ad essere manipolato e sottomesso, in un crescendo delirante che culmina nella scena in cui Keitel, travestito come uno dei personaggi di "Priscilla – La regina del deserto" di Stephan Elliott, vaga nella wasteland australiana in preda ai miraggi.

In effetti, il film, debole quanto a sceneggiatura, è in parte riscattato dalle doti interpretative dei protagonisti, che però non possono compiere miracoli. I personaggi non sono statici, ma la loro evoluzione non è sempre credibile. Segue linee di sviluppo un po’ forzate, come in un roman à clef. Le relazioni sono conflittuali, tuttavia la tensione drammatica è altalenante. Inoltre, alcuni temi – il confronto culturale e religioso, il contrasto fra idealismo e quotidianità, o il dualismo tra etica e passione – avrebbero meritato ulteriori approfondimenti. Brio e vitalità non mancano, ma l’impressione è quella di un esperimento con poche sequenze intense e memorabili.

Paola Daniela Orlandini


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