Anno VI - Numero 14 - Settembre 2000 |
I film del mese |
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| I CENTO PASSI CAST TECNICO ARTISTICO Regia:
Marco Tulliio Giordana PERSONAGGI E INTERPRETI Peppino Impastato: Luigi Lo Cascio
Soggetto: lo spazio filmico. Lo spazio come sviluppo e stampa del sensibile. La Mafia, la rivolta, la memoria, tutto viene impresso nello spazio, intangibile, come macchie sulla pelle. Tutti i personaggi di questo caustico panorama, se ne vanno in giro esibendo la loro diafana personalità, tracce di colore su una tela, volti elencati dalla mano di un pittore. Un film senza luci, dove il sole del giorno resta nascosto dietro i primi piani, e i chiaroscuri dominano, e tingono la fantasia, linfanzia e ladolescenza di Peppino ( si veda il funerale durante cui, ancora bimbo, il suo sguardo si trasporta sbigottito per le ombre che incombono sulla stanza, mentre la coscienza si confonde nei dualismi sospetti di dolore e impostura), preludendo ai toni e ai graffi sulla superficie del suo destino: una vaga contaminazione didealismo eroico. La luce si rilassa in poche scene di ampio respiro quando Peppino ed un amico, ricondotti al paesaggio da un lunghissimo piano, contenuti da quella terra come chiusi in una sfera, si ricostruiscono lontani da Cinisi, sul punto più alto della collina che la sovrasta, tersi dal distacco: il principio del mondo come un acquario è un ingrediente utile e di vivido impatto lirico nel cinema, se non viene abusato. Il viaggio iconografico del protagonista, tuttavia, è spesso disteso con giudizio, addirittura gradito quando sopporta di concedere al padre un ruolo anche più importante, e commovente: dimenticato in una terra di mezzo, respinto dai poli della sua esistenza (la famiglia/la Famiglia), Luigi Impastato è una metafora elegante come la provincia che indossa, uno specchio daqua sulla linea dellorizzonte stravolto da un sasso che lo molesta in superficie. A cento passi dalla sua casa, uno spazio intimo continua a dettare gli accenti. Infatti, merito ovvio di questo film, è il talento sobrio con cui Giordana si sottrae al fascino disincantato della retorica. E la Mafia, allora, per il rispetto di questa scelta, non esiste più, o esiste soltanto come presenza: invisibile nellarte del visibile, è un odore acuito dallaria densa della provincia, un mistero nascosto dimpulso dietro ad uninquadratura non concessa ed un fantasma custodito dalla reputazione, un saluto tutelato da cento passi di rispetto, e di tradizione. Mentre al cinema, in questo rituale, si rinnovano scivolando sulla schiena dei loro centanni, il fascino e il carattere dellatto di non mostrare. Francesco RussoAcquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!
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