Anno VI - Numero 14 - Settembre  2000

I film del mese


I CENTO PASSI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Marco Tulliio Giordana
Sceneggiatura: Claudio Fava, Monica Zappelli, Marco Tullio Giordana
Fotografia: Roberto Forza
Scenografia: Franco Ceraolo
Costumi: Elisabetta Montaldo
Musica:
Montaggio: Roberto Missiroli
Prodotto da: Titti film – RAI cinema Spa
(Italia, 2000)
Durata: 114’
Distribuzione cinematografica: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Peppino Impastato: Luigi Lo Cascio
Luigi Impastato: Luigi Maria Burruano
Giovanni Impastato: Paolo Bruglia
Felicia Impastato: Lucia Sardo
Gaetano Badalamenti: Tony Sperandeo

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.gif (8726 bytes)"I cento passi" narra la storia di Peppino Impastato, giovane attivista sociale e politico, che fonderà a Cinisi, Sicilia, una radio locale indipendente dal nome di "Radio Out". Il giovane Impastato attira la pericolosa attenzione del boss mafioso Gaetano Badalamenti, che abita a solo "cento passi" da casa sua, minando provocatoriamente il clima di rispetto e soggezione che foraggia Cosa Nostra, proprio attaraverso la trasmissione radiofonica che reinventa e ridicolizza i costumi di una terra cieca. L’otto maggio 1978, in conocomitanza con la morte di Moro a Roma, Peppino Impastato viene fatto saltare con una carica di tritolo.

Soggetto: lo spazio filmico. Lo spazio come sviluppo e stampa del sensibile. La Mafia, la rivolta, la memoria, tutto viene impresso nello spazio, intangibile, come macchie sulla pelle. Tutti i personaggi di questo caustico panorama, se ne vanno in giro esibendo la loro diafana personalità, tracce di colore su una tela, volti elencati dalla mano di un pittore. Un film senza luci, dove il sole del giorno resta nascosto dietro i primi piani, e i chiaroscuri dominano, e tingono la fantasia, l’infanzia e l’adolescenza di Peppino ( si veda il funerale durante cui, ancora bimbo, il suo sguardo si trasporta sbigottito per le ombre che incombono sulla stanza, mentre la coscienza si confonde nei dualismi sospetti di dolore e impostura), preludendo ai toni e ai graffi sulla superficie del suo destino: una vaga contaminazione d’idealismo eroico. La luce si rilassa in poche scene di ampio respiro quando Peppino ed un amico, ricondotti al paesaggio da un lunghissimo piano, contenuti da quella terra come chiusi in una sfera, si ricostruiscono lontani da Cinisi, sul punto più alto della collina che la sovrasta, tersi dal distacco: il principio del mondo come un acquario è un ingrediente utile e di vivido impatto lirico nel cinema, se non viene abusato.

Il viaggio iconografico del protagonista, tuttavia, è spesso disteso con giudizio, addirittura gradito quando sopporta di concedere al padre un ruolo anche più importante, e commovente: dimenticato in una terra di mezzo, respinto dai poli della sua esistenza (la famiglia/la Famiglia), Luigi Impastato è una metafora elegante come la provincia che indossa, uno specchio d’aqua sulla linea dell’orizzonte stravolto da un sasso che lo molesta in superficie. A cento passi dalla sua casa, uno spazio intimo continua a dettare gli accenti. Infatti, merito ovvio di questo film, è il talento sobrio con cui Giordana si sottrae al fascino disincantato della retorica. E la Mafia, allora, per il rispetto di questa scelta, non esiste più, o esiste soltanto come presenza: invisibile nell’arte del visibile, è un odore acuito dall’aria densa della provincia, un mistero nascosto d’impulso dietro ad un’inquadratura non concessa ed un fantasma custodito dalla reputazione, un saluto tutelato da cento passi di rispetto, e di tradizione. Mentre al cinema, in questo rituale, si rinnovano scivolando sulla schiena dei loro cent’anni, il fascino e il carattere dell’atto di non mostrare.

Francesco Russo


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