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Seconda
prova per Cecchi Gori sul fronte DTS. La scelta stavolta è caduta sullitaliano
"Nirvana" di Gabriele Salvatores che si avvantaggia della presenza del disco a doppio strato, una scelta sempre più rara per i
titoli della casa. La scura fotografia scelta dal regista per le riprese avrà impegnato
non poco i curatori di questa edizione che nei limiti del possibile hanno cercato di
attenersi alle specifiche proprie della pellicola. Il film si presenta qualitativamente sopra la media per quanto riguarda la parte video
senza che vi sia una sola seria flessione per tutta la sua durata. Il contrasto e la
luminosità avrebbero certo potuto dare qualcosa di più con il rischio però di
mistificare in parte il lavoro del direttore della fotografia. Basti pensare a tutte le
sequenze del gioco di realtà virtuale in cui le scenografie sono in b/n e i personaggi a
colori e quelle ambientate a Bombay City. Occorre ritornare con la memoria alla proiezione
nella sala cinematografica per rendersi conto quanto si sia cercato di rimanervi fedeli
nella lavorazione di questo DVD. Assenza di aberrazioni
digitali o di artefatti di qualsiasi genere con limmagine che
presenta in brevi momenti, solo nelle sequenze con forte illuminazione di background, un
risalto lievemente sopra il livello di guardia e qualche pixel di troppo. Il formato video
è quello corretto in 1.85:1 con la pregevole scelta della presentazione in anamorfico e
la scala cromatica ampia e precisa.
Il piatto forte qui è
ovviamente la sezione audio con la doppia codifica Dolby Digital / DTS 5.1 canali.
Cominciamo con il Dolby Digital fruibile senza compromessi il cui ascolto lascia la
sensazione che non sia stato minimamente penalizzato per favorire lencoding più
ricco di informazioni in DTS.
Il fronte anteriore è
carico e capace di una timbrica eccezionale con una differenziazione sui canali
praticamente da primato. Il centrale e i diffusori dx/sx sono ben equilibrati con un
segnale il cui riscontro limitativo è legato esclusivamente alla risposta di cui sono
capaci gli elementi acustici dellimpianto. Il sub è profondo e si fregia di diverse
entrate con vigore in .1lfe e anche la sezione rear ha un grado di avvolgenza ampio e
ricco di contenuti. Per il DTS lo stupore aumenta ancor più una volta scoperto che per
questo titolo, rispetto al precedente "Paura e delirio a Las Vegas", non è
stata adottata la tecnica di riduzione del flusso dati a 796kbps ma sfruttando la codifica
nel pieno fulgore dei suoi 1536kbps, retaggio dei primi prestigiosi titoli americani. Il
registro qui cambia totalmente in termini di "spinta" e pressione sonora.
Occorre soprattutto fare molta attenzione allestrema criticità che risiede in seno
al fronte anteriore con il diffusore centrale talmente esaltato che un volume lievemente
sopra la media rischia di farlo letteralmente a pezzi. Occorre per questo film procedere
per gradi visitandone con lascolto i primi minuti per rivedere in toto la taratura
del sistema e verificando i limiti oltre i quali per questa codifica non è concesso
andare. I rischi di debordo e di incoerenza sono ovviamente legati alla bontà dei
trasduttori e affidarsi ciecamente alle loro qualità intrinseche non sarebbe troppo
furbo. Il piano su cui ci si muove in questo caso è al massimo delle potenzialità
offerte da questa codifica su tutti i canali, nessuno escluso. La dirompenza del sub sul
canale .1 lfe è ai limiti della sopportabilità anche a volumi modesti, il fronte rear è
pari allanteriore per profondità e colore sonoro con situazioni di panning fronte
retro da sballo. In aggiunta una breve intervista al regista, una galleria di 12
fotografie e la possibilità di eliminare i sottotitoli in inglese durante la visione del
film senza passare dal menù principale.
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