Anno VI - Numero 15 - Ottobre  2000

I film del mese


IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE
(THE VIRGIN SUICIDES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola dal romanzo "Le vergini suicide" di Jeffrey Eugenides edito in Italia da Mondadori.
Scenografia: Megan Less
Costumi: Nancy Steiner
Musica: Air
Montaggio: Melissa Kent, James Lyons
Prodotto da: Willy Bar, Suzanne Colvin, Francis Ford Coppola
(USA, 1999)
Durata: 96'
Distribuzione cinematografica: Academy

PERSONAGGI E INTERPRETI

James Woods: Mr. Lisbon
Kathleen Turner: Mrs. Lisbon
Kirsten Dunst: Lux Lisbon
Josh Hartnett: Trip Fontaine
Hanna R. Hall: Cecilia Lisbon
Chelse Swain: Bonnie Lisbon
A.J. Cook: Mary Lisbon
Leslie Hayman: Therese Lisbon

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1.jpg (10720 bytes)Ecco un altro esordio da regista che si farà ricordare, possibilità che appare ancor più difficile quando dietro la macchina da presa si cimenta per la prima volta la giovane figlia di un mostro sacro del cinema mondiale. Eppure Sofia Coppola, già attrice ne "Il padrino parte III", ha sapientemente utilizzato gli insegnamenti del virtuoso papà Francis firmando, a tutto merito, un film senza dubbio promettente. E per debuttare "dall’altra parte" ha scelto una storia difficile da raccontare, tratta dal libro "Le vergini suicide" di Jeffrey Eugenides, che, per la tematica, si presta facilmente a scivoloni drammatici.

2.jpg (11695 bytes)Cinque sorelle, bellissime, irraggiungibili, nel pieno della loro meraviglia adolescenziale. Una famiglia borghese, apparentemente normale, un ballo di fine anno nella migliore tradizione a stelle e strisce. Eppure le giovani decidono, in due riprese, di togliersi la vita, rendendo immortale la loro giovinezza, fissando per sempre quel candore, quella bellezza. Il loro segreto, invisibile agli occhi dei più e mai urlato neanche nel film, è una madre oppressiva (l'iriconoscibile Kathleen Turner), cattolica, impietosa verso quei corpi che vede cambiare senza poterli arginare, che vede animarsi spinti da un’energia vitale irrefrenabile. La prima ad andarsene è la piccola Cecilia. Tra le altre, il gioco sembra tutto condotto dall’irruente Lux, sensuale ed angelica fino all’inverosimile, travolta dalla scoperta di una sessualità che diventa disperatamente indispensabile, succube silenziosa di un amore materno che supera la follia. Nella sua bionda testolina, in quegli occhi trasparenti, sembrano mescolarsi terrore e voglie inespresse, purezza e spregiudicatezza, coraggio e rassegnazione. Sembrerà lei, alla fine, l’artefice e il regista della loro morte, decisa senza clamore nell’esilio forzato a cui la madre le aveva sottoposte. L’occhio e la voce che ci rendono partecipi di questa follia sono quattro giovani ragazzi che abitano di fronte alla casa Lisbon. Affascinati prima da queste meravigliose creature semimute, diventano poi il loro contatto con il mondo, e tenerissimi sono i loro tentativi di alleviare la noia della loro solitudine. La morte improvvisa di cui saranno i primissimi testimoni suggella una sorta di patto d’amore eterno. Attraverso ciò che di loro rimane, foto, diari, piccoli bigliettini pieni di cuori, ricordi, i quattro ragazzini diventeranno uomini portandosi dentro la dolcezza di quest’adolescenza mai finita, di una libertà mai sbocciata.

4.jpg (11318 bytes)Il film, tutto girato in un’oscillazione continua tra reale e surreale, tra sacro e profano, tra commedia sentimentale e noir, trasmette il dramma del suicidio senza renderlo struggente, con un linguaggio visivo ovattato ma penetrante, giocando con visioni oniriche e brevi, impennate violente ma senza turbare mai lo spettatore. A scioccare è più l’atmosfera pesante che soffoca chi osserva, questa sensazione di freno, di piena interrotta bruscamente, di vitalità che non può fluire liberamente. Ben ricostruita anche l’ambientazione di un’America anni Settanta benestante e borghese, rafforzata anche dall’uso di un linguaggio visivo scarno e minimalista, lontano dallo sfarzo e dalla ridondanza tipica della cinematografia statunitense attuale. Avvolgente e perfettamente intonata all’atmosfera del film è la colonna sonora che rispolvera alcuni grandi classici del soft-rock dell’epoca e propone degli inediti dalle sonorità sinuose del gruppo francese Air.

Fania Petrelli

Il senso della morte nel cinema americano di Riccardo Ventrella

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