Anno VI - Numero 14 - Settembre  2000

57 Festival di Venezia


INTERVISTA A SALLY POTTER

potter.jpg (7905 bytes)Come è nata l'idea di realizzare The man who cried ?

Le idee dei miei film nascono in uno spazio indeterminato, che io chiamo il grande azzurro. Con questo mio nuovo lavoro desideravo parlare del dramma della seconda guerra mondiale in maniera diversa, senza sbattere il dolore e la sofferenza dei perseguitati in faccia allo spettatore.

Tutti i personafggi del suo film piangono, che valore ha questa scelta?

Per noi donne è sempre stato più facile esprimere il dolore e durante quest'ultimo secolo abbiamo affinato questa capacità di manifestare i nostri sentimenti, gli uomini, invece, hanno bisogno di più tempo...

Come descriverebbe questa sua nuova opera?

E' una storia che racconta la tragedia dell'Olocausto, partendo non dai grandi eventi, ma dalla storia degli uomini. Penso che le persecuzioni siano cominciate con piccoli gesti negativi, dettati dall'insicurezza del singolo. E' un film il mio che  tratta l'estraneo che è in ognuno di noi e questa parte sconosciuta mette paura. Penso che tanta parte della nostra storia dipende dalle insicurezze che ci portiamo dietro e dal timore che ciò che non conosciamo ci incute.

Venendo alla nostra realtà, pensa che gli italiani siano responsabili per come sono andati i fatti nel nostro paese durante l'ultimo conflitto, in una parola per la condotta di Mussolini?

Non vorrei affrontare questo argomento; mi sembra di camminare su uno strato di ghiaccio molto sottile. D'altronde come inglese non mi sento di giudicare il vostro passato di italiani. Il mio unico scopo con questo film è quello di far riflettere il pubblico e se ci riuscirò il mio compito sarà stato raggiunto.

Irene Fornari

La critica


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