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TITAN A.E. CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia : Don Bluth, Gary Goldman
Sceneggiatura: Ben Edlund, John August, Joss Wheldon
Scenografia:
Philip A. Cruden
Costumi:
Kym Barret, Lois DeArmond
Musica:
Graeme Revell
Montaggio:
Fiona Trayler, Bob Bender
Prodotto da:
David Kirschner, Gary Goldman, Don Bluth
(USA; 2000)
Durata: 90
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox

Lanno è il 3028, la terra e tutta la sua
civiltà stanno per scomparire, devastate da una razza aliena che sembra incontrastabile.
Quindici anni dopo la tragedia, un gruppo di eroi, dispersi nelle colonie dello spazio, si
riunisce per riportare alla vita la razza umana, il cui destino a venire è
indissolubilmente legato al ritrovamento di una macchina, Il Titan A.E. Prevedibilmente, i
paladini dovranno contrastare i reprobi Drej, gli stessi inseguitori che tempo addietro
hanno determinato lestinzione dellumanità.
E evidente
che la trama non riveli alcun azzardo del soggetto, visto che ripercorrendo quel sentiero,
da "Guerre Stellari" giunto sino a ad infiniti episodi sorteggiabili tra la
cultura Manga e alcune popolari serie televisive (quali "Galactica"), sporge una
fiaba sofferente di uno sfibrante abuso. Questo, se supportato da un astrattivo sforzo di
volontà nella realizzazione, potrebbe anche essere unostacolo raggirabile.
Daltronde, lo stesso "Guerre Stellari" non ci proponeva una storia in
grado di risplendere per originalità, ma il talento visivo di George Lucas e dei suoi
collaboratori si sottopose ad un attenzione inappuntabile nel progetto dello scheletro
narrarivo. A tal punto arricchì una trama così esile col dono della verosimiglianza, da
inaugurare un classico che da 23 anni viene rispettato come ogni termine di paragone.
Godard ci disse, a ragione, che col cinema bisogna imparare a giocare. Titan A.E.
non vi riesce con altrattanta efficacia: la storia si
arresta nella forma banale e arida del racconto riciclato, e
lattenzione di un pubblico può venir giustificata unicamente dalluso
parossistico e tronfio della computer-grafica, i cui straordinari risultati sembrano
essere lunico, inoscurabile obiettivo (e traguardo) del film. Persino le icariane
evoluzioni dellastronave, attivate con pretesti non proprio invisibili,
innervosicono per la loro monotonia, malgrado laccattivante veste del disegno
digitale. Deludente, viste le aspettative.
Francesco
Russo
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