Diego: Javier Bardem
Alberto: Jordi Mollà
Elena: Ariadna Gil
Eva: Cecilia Roth

Alberto (Jordi Mollà) è
un ingegnere aeronautico, sposato con Elena (Ariadna Gil) e
padre di un figlio. E un uomo maliconico, abitudinario. La sua vita ha un impennata
passionale quando si innamora di Diego (Javier Bardem),
chirurgo. Presto Elena sospetta che Alberto abbia un amante e la sua certezza si muta in
panico quando scopre che non solo è tradita da Alberto, ma che la sua antagonista non è
una donna, bensì un uomo. Alberto assume una connotazione torva a causa del suo umore
instabile e della sua crisi esistenziale poiché non riesce a scindere lamore per la
moglie e la figlia da quello per Diego
Se pensiamo a "Improvvisamente lestate
scorsa", di Manckiewicz, con Liz Taylor e Mongomery Clift, o a "Maurice" di
James Ivory con Hugh Grant, o a tanti altri film del genere, ripercorriamo sì il tema
della omosessualità presente in quelle pellicole, eppure il ricordo del soggetto trattato
è incorporeo, nella sfera del ricordo, perché è disseminato anarchicamente in dialoghi
accennati, in enigmatiche espressioni, quasi che lombra dellomosessualità
sfiorasse gli oggetti e i volti dei personaggi con un pudico bagliore, comunque ben
riconoscibile. In "Segunda Piel", invece, il regista Gerardo
Vera di certo si è cimentato in una prova in cui nulla rimane fuori campo, dove la
lezione di Shakespeare: "Se tutti i giorni fosse festa la domenica non avrebbe più
valore (Enrico IV)", rimane priva di ascolto.
Segunda Piel concentra il
punto di vista dellautore nel rapporto carnale fra i due amanti uomini.
Tutto è svelato, chiaro, sin troppo: tanto che quando si filmano Alberto ed Elena nudi
qualsiasi dettaglio viene risparmiato per essere poi focalizzato nei lunghi, noiosi,
amplessi di Alberto e Diego. Il resto è la ricerca vana di unepica
del dolore, con musiche generosamente drammatiche a far da sfondo alla normale storia di
un triangolo, in cui il rigoroso concetto del segreto damore è scardinato dalle
prime sequenze: immagini che deviano dalla capacità primaria del cinema: quella di
permettere allo spettatore di veder due persone parlare fra loro al telefono e mentre una
di esse piange, solo noi spettatori, e non linterlocutore, allaltro capo del
filo, se ne accorge, come asseriva Erwin Panofsky - gigantesco storico dellArte - in
una delle sue rare quanto acute osservazioni sul cinema.