Anno VI - Numero 15 - Ottobre  2000

I film del mese


SEGUNDA PIEL - SECONDA PELLE
(SEGUNDA PIEL)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Gerardo Vera
Sceneggiatura: Angeles Sinde
Fotografia: Julio Madurga
Scenografia: Ana Alvargonzalez
Costumi: Macarena Soto
Musica: Antonio Rodriguez
Montaggio: Gerardo Vera
Prodotto da: Andres Gomez
(Spagna, 2000)
Durata: 107’
Distribuzione cinematografica: Key films

PERSONAGGI E INTERPRETI

Diego: Javier Bardem
Alberto: Jordi Mollà
Elena: Ariadna Gil
Eva: Cecilia Roth

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1.jpg (10776 bytes)Alberto (Jordi Mollà) è un ingegnere aeronautico, sposato con Elena (Ariadna Gil) e padre di un figlio. E’ un uomo maliconico, abitudinario. La sua vita ha un impennata passionale quando si innamora di Diego (Javier Bardem), chirurgo. Presto Elena sospetta che Alberto abbia un amante e la sua certezza si muta in panico quando scopre che non solo è tradita da Alberto, ma che la sua antagonista non è una donna, bensì un uomo. Alberto assume una connotazione torva a causa del suo umore instabile e della sua crisi esistenziale poiché non riesce a scindere l’amore per la moglie e la figlia da quello per Diego…

2.jpg (10629 bytes)Se pensiamo a "Improvvisamente l’estate scorsa", di Manckiewicz, con Liz Taylor e Mongomery Clift, o a "Maurice" di James Ivory con Hugh Grant, o a tanti altri film del genere, ripercorriamo sì il tema della omosessualità presente in quelle pellicole, eppure il ricordo del soggetto trattato è incorporeo, nella sfera del ricordo, perché è disseminato anarchicamente in dialoghi accennati, in enigmatiche espressioni, quasi che l’ombra dell’omosessualità sfiorasse gli oggetti e i volti dei personaggi con un pudico bagliore, comunque ben riconoscibile. In "Segunda Piel", invece, il regista Gerardo Vera di certo si è cimentato in una prova in cui nulla rimane fuori campo, dove la lezione di Shakespeare: "Se tutti i giorni fosse festa la domenica non avrebbe più valore (Enrico IV)", rimane priva di ascolto.

3.jpg (12481 bytes)Segunda Piel concentra il punto di vista dell’autore nel rapporto carnale fra i due amanti uomini. Tutto è svelato, chiaro, sin troppo: tanto che quando si filmano Alberto ed Elena nudi qualsiasi dettaglio viene risparmiato per essere poi focalizzato nei lunghi, noiosi, amplessi di Alberto e Diego. Il resto è la ricerca – vana – di un’epica del dolore, con musiche generosamente drammatiche a far da sfondo alla normale storia di un triangolo, in cui il rigoroso concetto del segreto d’amore è scardinato dalle prime sequenze: immagini che deviano dalla capacità primaria del cinema: quella di permettere allo spettatore di veder due persone parlare fra loro al telefono e mentre una di esse piange, solo noi spettatori, e non l’interlocutore, all’altro capo del filo, se ne accorge, come asseriva Erwin Panofsky - gigantesco storico dell’Arte - in una delle sue rare quanto acute osservazioni sul cinema.

Luigi Senise


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