PERSONAGGI E INTERPRETI
Pamela: Rachel Griffiths
Robert: David Roberts
Ben: Sandy Winton
Stacey: Yael Stone
Douglas: Shaun Loseby
Rupert: Trent Sullivan


Pamela Drury è una giornalista di vaglia, che ha appena superato la fatidica
soglia dei trentanni. Il successo professionale, i numerosi riconoscimenti ottenuti,
una bella casa non riescono, tuttavia, ad annullare in lei la sensazione di aver
irrimediabilmente perduto qualcosa dimportante: un amore duraturo, dei figli, una
famiglia. In particolare, i suoi rimpianti sappuntano su Robert Dickson, lasciato
tredici anni prima in ossequio alla carriera oltre che per differenze di carattere. Colta
dallo scoramento, la donna accarezza addirittura lidea del suicidio quando, come per
magia, simbatte in qualcuno che cambierà la sua esistenza e lei medesima: quella
stessa Pamela che aveva sposato Dickson molti anni prima...
Prende il via da qui una scoscesa
commedia degli equivoci che, se non è particolarmente originale nello
spunto (ricorda infatti, abbastanza da vicino, quello di "Sliding doors"), trova
invece qualche atout nello svolgimento: la regista Pip Karmel,
montarice già premiata nel 1997 con lOscar per "Shine", qui al suo
lungometraggio desordio (del quale firma pure la sceneggiatura), non risolve il
tutto in un prevedibile elogio dei valori tradizionali e della bellezza desser
mogli-e-madri. E, invece, pungente nella descrizione
di quella sorta dinferno quotidiano in cui piomba Pamela alle prese con
lipotizzato nucleo familiare: prole aggressiva e petulante, marito egoista ed
insensibile, rispetto per il proprio lavoro zero, fatica non riconosciuta tanta.
E se, in sottofinale, concede qualcosa alla voglia di tenerezza, si riscatta mostrandoci
Pamela infine felice, sorridente, riconciliata con se stessa: consapevole che la
maternità non è destino ma vocazione, il matrimonio non approdo obbligato bensì libera
scelta. Un bel messaggio, laico e libertario, in questi oscuri tempi di conformismo
coatto.