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IL FANTASMA
(O FANTASMA)CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia:
João Pedro Rodrigues
Sceneggiatura: Alexandre Melo, José Melo, Paulo Rebelo, João Pedro Rodrigues
Fotografia: Rui Poças
Scenografia e Costumi: João Rui Guerra da Mata
Montaggio: Paulo Rebelo, João Pedro Rodrigues
(Portogallo, 2000)
Distribuzione cinematografica: Lucky red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sergio: Ricardo Meneses
Fatima: Beatriz Torcato
Joao: Andre Barbosa
Virgilio : Eurico Vieira
 
Di più difficile, complesso e irrisolvibile da
mostrare della morte, al cinema, cè forse solo il sesso, il feticismo e
lossessione erotica. Ci sono riusciti, negli anni, registi come Bunuel, grazie allo
straniamento, o Monteiro, grazie alla filosofia e alla teologia; per rimanere
nellarea iberica che interessa il giovane portoghese Rodrigues. Molto del resto non
differisce più di tanto dallestetica dei "promo" delle chat-lines. Ostentazione non fa sempre rima con eccitazione.
Lo aveva già mostrato proprio lanno scorso a Venezia lorientale Bugie,
bella teoria di onore sculacciate priva di vere vampate sessuali. Nelleconomia di
Venezia 2000 ci stava forse O fantasma, opera prima
di non disprezzabile valore, per le sue ambizioni di messinscena,
laggressività della macchina da presa, lillusione di realtà. Illusione,
perché nella dichiarata volontà di esibire la brutalità dei rapporti carnali Rodrigues
smarrisce parzialmente la buona vena di una pellicola cui qualche
allusività in più non sarebbe stata di nocumento. Perché espressionista
è il punto di partenza, la Lisbona notturna così diversa dalla solare metropoli altrove
contrabbandata, piena di rifiuti, come ogni altra città del globo, spazzolati da esseri
ora chiassosi ora silenziosi, immersi nei residuati bellici della civiltà. Espressionista
la caratterizzazione del protagonista, fantasma perché si muove inafferrabile nelle
tenebre, e non è visto da nessuno, come gli esseri che lo circondano. Di cruda materialità, e ritmo insostenibile è invece la prima
parte. Preludio ad una serie di siparietti sessuali, ricchi di liquidi
organici, esibizioni, prestazioni in spazi insoliti o ristretti, incontri ravvicinati con
oggetti.
Senza la cristallina
volontà di reificare il sesso tipica di Oshima, la sarabanda orchestrata da Rodrigues si
rivela per quello che è: un campionario di atti già visti,
che per il fatto di essere "veri" non guadagnano dal punto di vista
dellattrazione. Né limpianto è riscattato dalla frenesia delle scansioni,
che ricorda unaltra recente opera di lingua portoghese ma genesi brasileira, quel Bicchiere
di rabbia che non a caso conteneva un vero (???) amplesso. Inutile scomodare Genet,
sughero ormai troppo stretto per colli di bottiglia inadatti. O
fantasma lascia che i suoi presupposti prendano il sopravvento in maniera inarrestabile, e
deleteria per il risultato complessivo. Loggetto che ne risulta
rimane indecifrabile, interessante per le possibilità che lascia intravedere, impantanato
nella volontà spesso assurda e onnivora di rappresentare globalmente unossessione.
Il fantasma inciampa nel flessibile della doccia, e finisce ad annusare mutande usate.
Fine ingloriosa, per un spirito.
Riccardo
Ventrella
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